Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00074 presentata da GIORDANO FRANCESCO (MISTO) in data 19990218
La Camera, premesso che: lo sviluppo delle realta' associative, del volontariato e della cooperazione sociale, comunemente denominate nel loro insieme Terzo Settore, e' senz'altro stato negli ultimi quindici anni un fenomeno importante e positivo, che, a fronte di una crisi delle istituzioni conseguenti a Tangentopoli e dei processi di disgregazione sociale indotti dalle profonde trasformazioni socio economiche del nostro Paese, ha rappresentato un argine all'estendersi dell'emarginazione e dell'esclusione sociali e offerto l'opportunita' a decine di migliaia di cittadine e cittadini di mettere a disposizione le proprie competenze e volonta' per la costruzione di una societa' piu' solidale e piu' coesa; oggi pero' da piu' parti si cerca di piegare questo ruolo positivo e le motivazioni etiche che muovono le realta' di Terzo Settore all'obiettivo di ridimensionare lo Stato sociale per ridurre la spesa pubblica in conformita' agli accordi di Maastricht. Da qui nasce la ripresa del dibattito sulla sussidiarieta' orizzontale come rimedio al progressivo ritiro dello Stato, delle amministrazioni e degli enti locali dalla gestione della cosa pubblica trasferendo funzioni e prestazioni di propria competenza alle realta' di Terzo Settore; questa tendenza oggi maggioritaria nel Paese non tiene conto del fatto che il Terzo Settore non puo' sostituirsi al ruolo dello Stato, ma semmai aggiungersi ad esso organizzando i settori piu' deboli della societa' senza rinunciare alla propria vocazione di innovazione e sperimentazione di nuove modalita' solidali di integrazione sociale di soggetti esclusi dalle trasformazioni economiche ed istituzionali. Il Terzo Settore non e' infatti distribuito omogeneamente sul territorio nazionale, e risulta meno presente e piu' debole proprio in quelle aree, come il meridione d'Italia, dove il disagio e l'esclusione sono maggiori, dimostrando con cio' che la crescita del Terzo Settore e' complementare ed integrativa all'offerta ed al finanziamento di servizi pubblici diffusi sul territorio. Inoltre il Terzo Settore e' costituito da realta' molto diverse tra di loro, alcune a carattere nazionale altre solo locale, di differente consistenza, qualita' nei servizi erogati e modalita' d'intervento; in realta' la necessita' che molti esprimono di trasferire al Terzo Settore funzioni fin oggi assolte dal servizio pubblico, nascondono solo l'interesse a ridurre la spesa statale in termini di politiche sociali. Tale risparmio e' consentito dal minor costo e dalle minori tutele della manodopera impiegata nelle realta' di Terzo Settore come piu' volte denunciato dai sindacati. A questa diminuzione complessiva dei diritti dei lavoratori del Terzo Settore non e' estranea l'amministrazione dello Stato attraverso l'uso generalizzato delle gare al massimo ribasso nell'assegnazione degli appalti o l'attribuzione non sempre trasparente dei fondi. Va, infine, sfatato il mito che il Terzo Settore erogatore di servizi - che va distinto da quello di utenza, consumo, autoaiuto e autotutela - generi nuova occupazione; nella realta' attraverso l'esternalizzazione di servizi e prestazioni, e la necessita' di fare in qualche modo fronte al blocco delle assunzioni nel settore pubblico, si sostituisce nella maggioranza dei casi, lavoro tutelato con lavoro precario; si parla infatti ampiamente di Terzo Settore enfatizzando i differenti campi in cui esso e' presente (ambientale, difesa e tutela del patrimonio artistico, sport, cultura) ma in realta' le leggi ed i decreti legislativi - quelli approvati e quelli in cantiere - che lo riguardano hanno in mente soprattutto la sanita', l'assistenza e l'educazione ed in ultima istanza le cosiddette associazioni nazionali maggiormente rappresentative, non a caso uniche invitate al tavolo concertativo. L'architettura legislativa - in primo luogo il decreto 460/97 - avanzata finora dal Governo getta le basi, attraverso l'insieme dei benefici fiscali previsti, per uno Stato sociale minimo per i piu' poveri e indigenti ed un mercato dei servizi per coloro che individualmente sono in grado di sostenerli. In questo modo viene pesantemente messo in discussione il carattere universalistico del nostro Stato sociale riducendo i cittadini a clienti; impegna il Governo: a rivedere e semplificare complessivamente la legislazione riguardante il Terzo Settore in una prospettiva di rilancio e riqualificazione dello Stato sociale, definendo quali prestazioni devono continuare ad essere gestite dal pubblico e quali possano essere date in gestione al privato ed al Terzo Settore, prevedendo il rispetto di contratti nazionali di lavoro per chi presta la propria opera al suo interno, vietando il ricorso al criterio del massimo ribasso per l'affidamento dei servizi sociali, definendo standard nazionali omogenei di prestazioni e di costi dei servizi erogati e prevedendo tempi certi per il pagamento degli stessi, mantenendo un forte ruolo pubblico per garantire l'efficacia delle prestazioni affidate alle realta' di Terzo Settore, sostenendo e valorizzando le associazioni, le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali che operano nelle situazione di maggiore difficolta' in particolare nel meridione, garantendo parita' di benefici e di rappresentanza alle associazioni nazionali e a quelle locali per privilegiare cosi' il radicamento territoriale rispetto alla concorrenza tra entita' forti e minori, sostenendo le proposte innovative e sperimentali di lotta all'esclusione sociale in luogo della mera sostituzione gestionale dei servizi gia' esistenti per favorire e promuovere cosi' l'autonomia progettuale e ideale del Terzo Settore. (6-00074)