Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03470 presentata da PICCOLO SALVATORE (POPOLARI E DEMOCRATICI - L'ULIVO) in data 19990219
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. - Per sapere - premesso che: precedenti interrogazioni, relative al progetto di fusione tra la Banca nazionale del lavoro ed il Banco di Napoli, sono a tutt'oggi prive di riscontro, con l'inevitabile conseguenza di alimentare i dubbi e le perplessita' manifestati in ordine alla predetta operazione; le modalita' ed i tempi con i quali il predetto progetto di fusione verrebbe attuato vanificherebbero completamente i risultati assolutamente positivi conseguiti dal Banco di Napoli con l'attuazione del piano di ristrutturazione e di risanamento; la diffusione piu' analitica dei dati di bilancio della Bnl e della sua complessiva situazione patrimoniale e finanziaria, nonche' recenti prese di posizione di istituti specializzati e argomentate valutazioni elaborate da qualificati organi di stampa accrescono le preoccupazioni circa la validita' ed il buon esito di un processo di fusione che potrebbe innescare conseguenze disastrose per il sistema creditizio nel Mezzogiorno e, di conseguenza, pregiudicare ogni azione incisiva di sviluppo delle imprese; e' fin troppo noto, infatti, che le criticita' aziendali della Bnl sono di tale entita' da non consentire di proseguire in un'operazione di fusione mirata sostanzialmente a "incorporare" un'altra azienda bancaria, uscita - con l'aiuto dello stesso Tesoro - da una situazione di grave crisi ed ormai risanata, con margini di produttivita', di redditivita' e di rischiosita' fortemente migliorati e, comunque, riconosciuti superiori a quelli della Bnl; tra i dati piu' inquietanti che si possono cogliere nel bilancio dell'esercizio 1997 della Bnl risalta quello relativo all'indebitamento netto verso le banche che, nel periodo 1996-1997, e' passato dalla gia' enorme cifra di 20.000 miliardi a quella di 22.726 miliardi, con un crescente, gravissimo rischio di illiquidita' dell'azienda; ugualmente preoccupante e' l'evoluzione della situazione dei crediti problematici e dei relativi accantonamenti visto che al 31 dicembre 1997, dopo passaggi a perdite per oltre 1.122 miliardi, le sofferenze lorde ammontano a 8.876 miliardi e presentano specifici fondi di rettifica per 1.951 miliardi con una percentuale di copertura del 22 per cento (nel 1996 le sofferenze lorde erano 8.599 miliardi con fondi rettificativi per 1.989 miliardi, con una percentuale di copertura del 23 per cento), a fronte di un grado di copertura medio del sistema bancario al 31 dicembre 1987 di circa il 40 per cento; ne', francamente, possono definirsi rassicuranti alcune scelte che si rilevano dalla lettura della Relazione al bilancio 1997 circa il "Fondo rischi su crediti" utilizzato, talora, per aumentare il grado di copertura delle sofferenze e degli incagli e, tal altra, per accrescere il valore del patrimonio ai fini di vigilanza; peraltro, non puo' condividersi l'opinione (sostenuta anche recentemente dal Ministro del tesoro nel corso della sua audizione del 9 luglio 1998 presso le Commissioni riunite bilancio, tesoro e programmazione e finanze della Camera dei deputati) che la Bnl, a differenza del Banco di Napoli non sarebbe "costata una lira al Tesoro e alla collettivita'", essendo ben noto che nei primi mesi del 1996 il Tesoro ha conferito alla stessa Bnl la partecipazione relativa all'Artigiancassa per un valore superiore ai 2.000 miliardi; circa l'ispezione effettuata dalla vigilanza presso la Bnl non e' dato conoscerne il risultato, salvo generiche assicurazioni fornite dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica che, nell'audizione surrichiamata, ha riferito di "esiti sostanzialmente positivi"; tutte le incertezze sopra rappresentate sono ormai percepite a livello internazionale, tant'e' che primarie societa' di rating (Standard & Poor's, Fitch-IBCA) hanno gia' abbassato il rating della Bnl ed hanno fatto chiaramente intendere che, nel caso si continuasse a perseguire il progetto di fusione per incorporazione, l'opera di risanamento del Banco di Napoli risulterebbe fatalmente pregiudicata; il progetto di fusione, cosi' come va delineandosi, al di la' di alcune generiche e deboli assicurazioni circa il mantenimento di alcuni centri decisionali nella citta' di Napoli, nei fatti da un lato trasferira' a Roma l'ultimo importante organismo finanziario del sud e dall'altro produrra' devastanti conseguenze occupazionali sia dirette sia indotte, valutabili in oltre cinquemila unita', riproponendo drammaticamente la questione ineludibile del credito nel Mezzogiorno e della canalizzazione del risparmio locale in finanza di progetto per incentivare e sostenere le imprese operanti nell'area meridionale -: se ritengano corretto avallare un progetto di fusione tra due importanti istituti di credito, senza fare prima assoluta chiarezza sullo stato patrimoniale, economico e finanziario di entrambi a tutela del mercato e degli azionisti di minoranza, dell'Ina e del Banco di Napoli; se non reputino giusto ed urgente fornire adeguate ed esaurienti precisazioni circa l'ispezione effettuata dalla Banca d'Italia presso la Banca nazionale del lavoro; se non valutino opportuno che la Bnl attui preliminarmente quel processo di risanamento aziendale che il Tesoro e la Banca d'Italia ben sanno essere necessario ed improcrastinabile; se considerino in linea con gli impegni del Governo la prospettiva che il Mezzogiorno d'Italia perda anche l'ultimo baluardo finanziario, ormai risanato, in grado di accompagnare la rinascita economica dell'area; se non giudichino indispensabile riesaminare il progetto di fusione per incorporazione al fine di evitare l'annessione del Banco di Napoli ad un'altra azienda, allo stato in palese sofferenza ed oggettiva difficolta', e la totale dispersione di un presidio creditizio fortemente collegato al territorio; se, conseguentemente, non ritengano di favorire un progetto sul modello della "Banca Intesa" tra Banco Ambrosiano Veneto e Cariplo, piu' rispettoso delle specificita' delle due banche interessate e delle loro missioni storiche e piu' adatto a perseguire gli scopi e gli interessi di carattere generale, senza per questo rinunciare alle economie di scala che si possono proficuamente realizzare attraverso un corretto, equilibrato e graduale processo di integrazione che assicuri la continuita' dell'identita' dei soggetti partecipanti e salvaguardi il radicamento sul territorio di un'istituzione creditizia, quale e' il Banco di Napoli, capace di esercitare una funzione di promozione e di sviluppo nel Mezzogiorno, offrendo servizi efficienti all'economia meridionale e assistendo la nascita e la crescita di piccole e medie imprese; se, infine, non ritengano di assumere concrete iniziative per assicurare che qualunque progetto di integrazione tenga imprescindibilmente conto della necessita' di salvaguardare l'identita' del Banco di Napoli e di mantenere a Napoli la struttura decisionale per evitare che il Mezzogiorno sia condannato ad una definitiva minorita' e marginalita'. (3-03470)