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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/01699 presentata da PECORARO SCANIO ALFONSO (MISTO) in data 19990311

Il sottoscritto chiede di interpellare i Ministri per i beni e le attivita' culturali, dell'interno e di grazia e giustizia, per sapere - premesso che: Villa Figliola, complesso monumentale-residenziale realizzato nel settecento dal Vanvitelli sul territorio che attualmente e' sotto la giurisdizione del comune di San Sebastiano al Vesuvio, e' totalmente soggetta gia' dal 1929 alle leggi di tutela dei beni storico-artistici; l'architettura della villa e' impreziosita da una cappella gentilizia in cui si trovano affreschi e pale di scuola settecentesca napoletana; l'originale unitarieta' del complesso fu interrotta agli inizi del novecento, allorche' gli eredi della famiglia Figliola vendettero parte dell'edificio; attualmente esso e' abitato da otto famiglie; tuttavia l'effettiva aggressione all'integrita' ed alla conservazione della Villa e' avviata circa a meta' degli anni ottanta con una serie di scriteriati interventi tra i quali l'interrogante segnala: a) nel 1985 uno dei condomini procedeva alla ristrutturazione del piano nobile del palazzo, situato sulla facciata della Villa, ricavando due appartamenti da un'unica unita' immobiliare mediante abbassamento dei solai, con la creazione di un attico totalmente abusivo, per il quale, a quel che risulta all'interrogante, sia stata ingannevolmente carpita l'autorizzazione dell'allora Sovrintendente di Napoli, mediante presentazione di una falsa documentazione; b) successivamente e' stata fatta richiesta di accesso ai fondi ex lege n. 219 del 1981 destinati alla riparazione dei danni del terremoto del 1980; ottenuti i fondi, non solo essi sono stati utilizzati in buona parte per interessi personali ma e' stata danneggiata gravemente la sottostante Cappella gentilizia (si confronti al riguardo il rapporto della Soprintendenza dell'8 maggio 1996, protocollo 1495), sino ad allora in perfetto stato di conservazione, tramite massicce iniezioni di cemento, al punto da obbligare i proprietari a chiuderla definitivamente, con cio' ponendo fine ad una secolare tradizione religiosa degli abitanti del circondario, e non e' tutto: con modifiche agli accessi e con interventi senza un progetto che avesse tra gli obiettivi la tutela della Cappella, e' stato precluso ai legittimi proprietari l'accesso alla torretta campanaria, procurando a questa una serie di lesioni murarie che vanno via via aggravandosi; c) nel 1993 e' stata fatta richiesta di allaccio alla Napoletana gas; anche questo intervento, abusivo in quanto mancante di autorizzazione della sovrintendenza e del comune, sembra si sia risolto in un ulteriore scempio: la distruzione dell'antico basolato nell'androne principale, poi sostituito con uno similare, con sistemazione a vista delle condotte metanifere sul frontespizio interno del cortile; d) sempre nel 1993 un condomino procedeva a lavori di risistemazione del proprio appartamento, ritenuti scriteriati da numerose denunzie presentate da altri condomini e dalla sovrintendenza stessa; in base al rapporto ufficiale di questa (protocollo 23024 del 19 luglio 1996) steso dall'architetto Russo, tale attivita' ha avuto come conseguenza: "lo snaturamento dell'originale struttura del complesso nonche' la distruzione dell'equilibrio statico dell'intera ala del complesso, con conseguente rischio per l'agibilita' e la vita stessa degli altri condomini; in particolare, sono stati distrutti muri maestri, asportati gli originali (e tutelati) pavimenti settecenteschi; sono state cambiate le altezze dei solai, distruggendo decorazioni affrescate e sostituendo l'antico tetto di tegole e coppi, orditi in legno, con pesantissimi solai in cemento gravanti sulle ali ormai prive di muri maestri"; si sono inoltre malamente ricoperti tetti e lastricati con lastroni bituminosi, che qualche tempo dopo, cadendo, hanno messo a repentaglio la vita di tutti i residenti; si sono occupate abusivamente parti dell'edificio di proprieta' degli altri condomini; il complessivo risultato e' che, allo stato, il lato nord-est della Villa e' puntellata a spese degli eredi Figliola e che la sua stabilita' e' ulteriormente minacciata dall'ingresso incontrastato delle acque meteoriche; quanto descritto e' stato denunziato da anni, mediante esposti e denunzie indirizzate alle Autorita' competenti (comune, vigili del fuoco, soprintendenza ai beni culturali di Napoli; decine sono le denunzie all'autorita' giudiziaria); in questi documenti sono state identificate le responsabilita' per atti ed omissioni compiuti; per una opportuna tutela della privacy la responsabilita' di quanto illustrato ai punti a), b) e c) e' stata imputata ad un condomino, nominato in tutte le occasioni direttore dei lavori, che denomineremo "A"; la responsabilita' di quanto esposto al punto d) e' stata imputata ad un condomino che denomineremo "B"; a fronte di quanto denunziato la soprintendenza si e' mossa, nei ristretti limiti della propria autorita', imponendo ai responsabili, ai sensi della legge n. 1089 del 1939, il ripristino dei luoghi, ma senza ottenere riscontro; l'autorita' giudiziaria ha posto sotto sequestro l'appartamento del condomino "B", il quale sembra abbia vanamente tentato di vendere a privati il proprio immobile sequestrato; nell'aprile 1998 il comune, con la delibera n. 142, decide l'acquisto di parte di Villa Figliola, mediante utilizzo di fondi regionali destinati ad interventi sociali; la decisione, "ispirata" dalla sovrintendenza, sembrerebbe prefigurare finalmente un intervento della mano pubblica a tutela del degrado, ma e' configurata in modo da destare numerosi sospetti; la delibera, infatti destina uno stanziamento di 1,4 miliardi all'acquisto ed alla sistemazione della parte del condomino "B", per realizzare una biblioteca comunale, affidando al condomino "A" la direzione dei lavori; la delibera sembrerebbe irregolare, anche sotto il profilo penale, in quanto non preceduta da un bando pubblico che metta a conoscenza anche tutti gli altri condomini delle intenzioni dell'amministrazione, configurandosi come atto ad personam, sanante irregolarita' in danno della legge e degli altri; ulteriori sospetti desta il fatto che dalla delibera si rileva che il comune intende procedere all'acquisto di un immobile incommerciabile in quanto posto sotto sequestro e che a tale scopo siano destinati 800 milioni, somma esagerata se si considera l'ampiezza, lo stato di conservazione e la situazione giuridica dell'immobile, mentre i 600 milioni destinati al rafforzamento, al recupero ed alla ristrutturazione appaiono fortemente sottostimati; se quest'ultimo dato fosse vero, l'amministrazione comunale caricherebbe sui propri bilanci futuri un ingiustificato e non piccolo onere; resta da comprendere per quali motivi vengano "premiati" con l'acquisto ad un prezzo ritenuto eccessivo di un immobile incommerciabile e la nomina a direttore dei lavori, cittadini denunziati come i responsabili di 15 anni di progressive distruzioni di uno dei principali beni culturali di tutto il territorio di San Sebastiano al Vesuvio, senza che l'amministrazione comunale preposta avesse esperito quanto nei propri poteri per chiarire responsabilita' e sanzioni; mediante sopralluogo condotto da funzionari incaricati dall'interrogante e' stato possibile verificare la veridicita' dei danni denunziati ed un complessivo stato di grave degrado dell'intera struttura monumentale, ivi compresa la Cappella nella sua parte muraria; viceversa in splendido stato di conservazione si trovano i dipinti della Cappella, che conserva ancora intatti gli arredi seicenteschi; questo gioiello pervenutoci quasi intatto dalla Storia e' difeso da alcune semplici porte chiuse con tramite lucchetti; l'interrogante paventa, nell'informare il Ministro interrogato, il fatto che nella Cappella si trovano dei Luca Giordano, dei Francesco Solimena, dei Salvator Rosa ed altre tele di scuola napoletana, temendo che la diffusione di questa informazione possa indirizzare mani criminali verso questo gioiello nascosto; il merito di quanto esposto nel punto precedente e' della famiglia Figliola, che, pur versando in condizioni economiche tutt'altro che agiate, ha provveduto a restauri periodici delle opere pittoriche e non si e' fatta tentare da offerte generose, ma legalmente poco chiare, provenienti dal fiorente mercato nero delle opere d'arte, nell'indifferenza dell'Autorita' proposte alla tutela ed alla conservazione del bene; sintomatico di questa situazione e' il fatto che e' stata necessaria una denunzia anche solo per togliere i bidoni della spazzatura, che l'Amministrazione comunale aveva insensibilmente collocato (esiste documentazione fotografica) dinanzi alla porta della Cappella; appare pertanto evidente all'interpellante che compito precipuo da parte dell'amministrazione e del Ministero nei confronti del complesso monumentale e' quello di intervenire da un lato con solleciti interventi di consolidamento statico e di preservazione dagli agenti atmosferici sul lato nord est, che versa in gravi condizioni, come indicato nel punto d); dall'altro con un intervento urgentissimo, indilazionabile, a tutela della conservazione e della sicurezza della Cappella, anche allo scopo di restituirla alle funzioni di culto, funzioni la cui valenza sociale potrebbe consentire l'utilizzo di fondi finalizzati quali quelli stanziati dalla delibera n. 142 del comune di San Sebastiano -: se non si intenda intervenire d'urgenza a tutela del bene, ai sensi dell'articolo 16 della legge 1^ giugno 1939, n. 1089, provvedendo ad identificare ed a sanzionare, per quel che e' di sua competenza, le inadempienze dei privati; se non si intenda intervenire, ai sensi dell'articolo 6 del testo unico comuni e province del 1934 nei riguardi dell'amministrazione comunale, allo scopo di annullare la delibera n. 142 del 1998, indirizzando i fondi sempre verso Villa Figliola, ma con l'imputazione indicata nell'ultimo paragrafo della premessa (ripristino statico di parte del complesso e riapertura della Cappella al culto popolare), evitando uno sperpero di denaro pubblico ed un piu' che certo aggravio dei bilanci futuri; se l'operato degli amministratori locali di San Sebastiano al Vesuvio, in base alle contestazioni indicate in premessa, non configuri violazioni amministrative, anche in relazione alle numerose omissioni di intervento, oltre che violazione di norme in materia di lavori pubblici per profili di incompatibilita' relativi all'incarico affidato al direttore dei lavori; se non intendano assumere informazioni circa la definizione delle numerose denunzie presentate sui fatti illustrati, anche in considerazione della prossima scadenza dei sequestri giudiziari tuttora in atto, che rischiano di essere vanificati dalla lentezza della macchina giudiziaria, nonche' nella constatazione della totale inerzia della procura della Repubblica di Nola (Napoli). (2-01699)

 
Cronologia
lunedì 8 marzo
  • Politica estera ed eventi internazionali
    I dirigenti militari dell'Uck, l'Esercito di liberazione del Kosovo, autorizzano la firma dell'accordo di pace raggiunto a Rambouillet.

venerdì 12 marzo
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria entrano a far parte della NATO.