Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05965 presentata da LECCESE VITO (MISTO) in data 19990311
Ai Ministri degli affari esteri, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e del commercio con l'estero. - Per sapere - premesso che: il governo di Ankara sta portando avanti un megaprogetto per lo sviluppo irriguo della zona nel bacino del Tigri, chiamato Gap (Guneydogu Anadolu Projesi), che prevede la costruzione di 22 dighe, 19 centrali idroelettriche e centinaia di progetti collaterali (agglomerati industriali, nuovi centri urbani, sfruttamento agricolo, strutture turistiche, aeroporti, eccetera); questo progetto coinvolge oltre alla Turchia anche l'Iraq e la Siria, gli altri due paesi interessati dal sistema fluviale Tigri-Eufrate; la Turchia, la forza geopolitica piu' aggressiva dell'area, con il Gap mira ad assicurasi il controllo totale della Mesopotamia, rifiutando di sottoscrivere qualsiasi trattato che regoli la portata dei fiumi oltrefrontiera; questa posizione genera uno stato di forte tensione con i succitati paesi confinanti, motivo questo che ha portato la Banca Mondiale, fra i primi finanziatori del progetto, ad abbandonarlo gia' nel 1984; l'appalto per l'edificazione della diga Ilisu e' stato concesso alle imprese svizzere Sulzer Hydro e ABB Power Generation che hanno in seguito subappaltato i lavori ad un consorzio internazionale comprendente imprese di numerosi paesi, fra cui l'italiana Impregilo; le imprese appaltatrici hanno gia' inoltrato la richiesta di copertura dei rischi per un totale di 850 milioni di dollari, alle rispettive agenzie di assicurazioni al credito all'esportazione, tra cui l'italiana Sace; ad oggi la Erg svizzera e' l'unica ad aver deciso di concedere il suo sostegno a patto che fra le condizioni fosse posto il non utilizzo della diga come strumento di pressione verso i paesi vicini ed il rispetto delle norme internazionali sul reinsediamento della popolazione; secondo informazioni raccolte dalla Ong italiana "Un ponte per Dyarbakyr" la diga di Ilisu "creera' un invaso di 312 km2 che sommergera' un'area vastamente popolata, costringendo alla diaspora oltre 50 mila Curdi", che andrebbero a rimpolpare i ghetti delle metropoli come Istambul; il progetto in questione andrebbe sottoposto ad una valutazione di impatto ambientale poiche' potrebbe arrecare un gravissimo scompenso all'ambiente e seri problemi di carattere sanitario: emblematico e' il caso della pianura di Harran in Siria che sta progressivamente scomparendo sotto le acque della diga di Ataurk le cui acque portano il peso di malattie finora sconosciute in quei luoghi (malaria, schistosomiasi, lehismaniosi); si calcola che per questo progetto potrebbero essere sommerse per sempre 52 villaggi e 15 piccoli paesi fra cui Hasankeyf area di millenario insediamento curdo e arabo-siriano, in cui sono presenti vestigia assire e cristiano-bizantine, osmaniche e abassidi, dichiarata dallo stesso governo turco, con legge del 1978, area archeologica protetta -: se il Governo non ritenga di porre in essere tutte le azioni per bloccare la partecipazione italiana ad un progetto destinato far scomparire un popolo e millenni di storia dell'umanita'; se non si intenda fare pressioni sul governo di Ankara per farlo recedere dal perseguire questo progetto destinato a creare tensioni e conflitti con i popoli che da sempre traggono sostentamento da quei corsi d'acqua; se non si ritenga di dover coinvolgere gli organismi internazionali preposti per risolvere questa controversa questione in ambito internazionale; se non si ritenga di dover intervenire affinche' la Sace non sostenga le imprese italiane interessate al progetto; se non si ritenga opportuno pronunciarsi affinche' la partecipazione delle imprese italiane a progetti in paesi esteri venga subordinata a princi'pi di rispetto delle popolazioni, della storia e degli equilibri ambientali dei luoghi interessati. (5-05965)