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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/01751 presentata da TASSONE MARIO (MISTO) in data 19990407

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri per la funzione pubblica e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, per sapere - premesso che: entro la fine dell'anno 1999 il Governo italiano deve conformare tutti gli uffici della pubblica amministrazione alle vigenti norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, come previsto (sulla scorta della normativa europea) dai decreti legislativi 19 settembre 1994, n. 626 e 25 febbraio 1996, n. 241; la discussione parlamentare sulla "legge finanziaria 1998", presentata a suo tempo dal Governo Prodi, per mancanza di copertura finanziaria fece stralciare proprio quell'articolo 36 che avrebbe dovuto sbloccare i circa 5 mila miliardi di lire necessari per adeguare entro il prossimo 31 dicembre (termine ultimo, fissato dal decreto legislativo n. 241 del 1996) tutti gli edifici pubblici alle norme sulla sicurezza lavorativa; nonostante gli impegni assunti dai diversi sottosegretari interessati al tema sicurezza (da quello al lavoro - Claudio Caron - a quello al tesoro - Laura Pennacchi -, fino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Franco Bassanini, responsabile per la sicurezza nell'ambito dei ministeri -), nessun indizio lascerebbe pensare a denaro erogabile nel breve periodo; a tutt'oggi non risultano reperiti quei 5 mila miliardi di lire necessari alla scopo; di fronte a tale stato di cose i dirigenti pubblici insorgono, visto che in Italia circa il 40 per cento degli incidenti sul lavoro accade negli uffici da loro solo formalmente diretti ma non gestiti; il sindacato Dirstat-Confedir (che tutela i dirigenti ed i funzionari direttivi pubblici) ha annunziato, in un convegno tenuto a Roma il 4 marzo 1999, l'indizione d'iniziative di protesta, tra cui quella consistente nel chiedere a tutti i cittadini, che abbiano bisogno d'entrare in un ufficio pubblico, di firmare una liberatoria di responsabilita' per qualunque cosa possa accadere loro mentre sono dentro i locali; in quell'occasione, il medesimo sindacato autonomo ha annunziato l'istituzione (nella propria sede centrale) d'uno "sportello verde" destinato ad offrire (con la collaborazione di propri consulenti) servizi gratuiti per informazioni particolareggiate sull'argomento; le predette circostanze stanno inducendo, in materia d'igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, un abnorme aumento del contenzioso, evitabile in presenza di adeguate risorse economiche utilizzabili da parte di chi e' preposto a responsabilita' gestionali nella pubblica amministrazione italiana; in presenza di queste difficolta' originarie, di natura squisitamente politica, la magistratura e' obiettivamente disorientata, onde i giudici si sentono in dovere d'assolvere penalmente e civilmente i dirigenti ed i funzionari dello Stato da ogni responsabilita', scaturente dal mancato adeguamento degli uffici amministrativi alle esigenze di sicurezza; all'equiparazione formale dei dirigenti e dei funzionari direttivi (i quali dei dirigenti condividono la natura intrinseca delle funzioni) alla figura del datore di lavoro privato, effettuata dalla legge per l'individuazione delle responsabilita', non avrebbe riscontro nulla di sostanziale, poiche' tali autorita' dirigenziali od assimilate (pur essendo normativamente individuate come responsabili per la sicurezza degli uffici amministrativi) non possono materialmente disporre delle risorse economiche necessarie a tali adeguamenti e, pertanto - secondo la giurisprudenza prevalente in Italia - non possono essere condannate per queste inadempienze; le attuali norme italiane sulla sicurezza nella pubblica amministrazione rendono, paradossalmente, fittizia la nomina a responsabile della sicurezza operata dal decreto legislativo n. 241 del 1996, onde la magistratura non puo' sanzionare le centinaia d'infrazioni denunciate dagli ispettori delle Aziende sanitarie locali e rilevate soprattutto nelle scuole italiane; proprio i presidi (capi dell'istituto scolastico, responsabili per la sicurezza secondo il ministero del lavoro) risultano aver ricevuto il maggior numero d'avvisi di garanzia in materia, magari a causa di loro stesse sollecitazioni indirizzate alle autorita' ispettive delle Asl (spesso motivate da senso civico, nell'assenza totale di fattive decisioni politico-istituzionali in materia) -: se l'insolvenza cronica delle casse pubbliche determini dunque, nei fatti, un "non decidere" che costituirebbe gia' una decisione negativa, posto il valore essenzialmente politico (a qualunque livello territoriale) dell'individuazione e della spesa di risorse finanziarie; se risponda al vero che in forza di quanto sopra la magistratura emetta, nei confronti di dirigenti pubblici, decine d'ordinanze d'archiviazione per procedimenti aperti in materia d'igiene e sicurezza sul lavoro; se per fondamentali esigenze di tutela della comunita' nazionale, nonche' per adempimento normativo conseguente all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, non appaia necessario superare l'incapacita' di reperire risorse per finanziare la sicurezza nelle scuole, nelle carceri, nelle caserme, nelle biblioteche, nei musei, ma anche nei ministeri, negli uffici comunali e della pubblica amministrazione in generale; se non sia necessario impostare correttamente il problema dell'individuazione delle autorita' amministrative responsabili della sicurezza, poiche' risulta obiettivamente riscontrabile che accanto ai dirigenti sono investiti di responsabilita' sostanzialmente identiche i funzionari direttivi o d'elevata professionalita' posti a guida di strutture pubbliche; se, proprio allo scopo generale di garantire alla cittadinanza servizi efficienti ed originati da procedure trasparenti nella scelta degli operatori destinati a concorrere all'erogazione di tali servizi, non appaia altresi' necessario procedere a razionali interventi normativi "a largo raggio"; se, in particolare, il proclamare riforma generali della pubblica amministrazione come conquiste consolidate di civilta' e trasparenza non si scontri con la sussistenza di risacche normative negatrici di quella trasparenza; se un esempio eloquente di mancata trasparenza amministrativa in danno dei cittadini sia costituito dalla sussistenza ordinamentale dell'articolo 56 - secondo comma - del Regolamento sul funzionamento del Consiglio di Stato (normativa nata in periodo bellico), secondo cui "non si puo' dar copia ne' comunicazione dei pareri emessi dal Consiglio di Stato, se non dietro assenso per iscritto del Ministro che ne ha chiesto il parere"; se sia vero che il 9 novembre 1992 il Consiglio di Stato abbia emesso un parere (chiesto dal ministero dell'interno) sulla nozione di "lavoro operativo" per le donne incinte, con riguardo specifico al loro possibile impiego in compiti d'ordine pubblico, e che tale parere non sia stato mai divulgato in forza di quella citata norma risalente al 1944; se, infine, in merito, esigenze fondamentali di trasparenza impongano che il cittadino-lavoratore conosca la posizione consultiva d'un organo di rilevanza costituzionale, specialmente quando tale posizione venga sollecitata da una pubblica amministrazione la quale dovrebbe pur sempre essere al servizio della collettivita'. (2-01751)

 
Cronologia
giovedì 1° aprile
  • Politica, cultura e società
    Comunisti italiani e verdi premono sul Governo per una tregua pasquale ai bombardamenti Nato. Cossutta minaccia le dimissioni dei suoi ministri.

giovedì 15 aprile
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Si tiene a Stoccarda in Germania  la terza conferenza euro-mediterranea. Per la prima volta vi partecipa la Libia in qualità di invitato speciale della Presidenza.