Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03734 presentata da GUERRA MAURO (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 19990420
Ai Ministri per gli affari esteri e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: il giorno 22 ottobre 1995 a Merca, in Somalia, a circa 100 chilometri, a sud di Mogadiscio, all'interno del centro antitubercolare della Caritas italiana e' stata uccisa la dottoressa Graziella Fumagalli e ferito gravemente il dottor Cristoforo Andreoli; il centro Caritas di Merca e' stato ripetutamente indicato da esperti internazionali come realizzatore di uno dei programmi che ha ottenuto i migliori risultati in Africa, perche' portato nel rispetto delle tradizioni culturali locali. Si trattava di un grande progetto che oltre al centro per la lotta contro la tubercolosi, ove venivano curati 400 adulti e 50 bambini, prevedeva assistenza nelle scuole per circa 2000 bambini cui venivano distribuiti anche pasti. Operando correttamente, senza favoritismi e senza cedere a pressioni di alcun genere, la Caritas rappresentava a Merca l'unica presenza straniera che poteva fungere da elemento unificante e pacificatore per la popolazione locale; Graziella Fumagalli era rimasta in Somalia anche dopo la partenza delle forze dell'Onu; da una ricostruzione effettuata dagli operatori Caritas, sembrerebbe che gli attentatori fossero 4, divisi in due gruppi e che siano entrati da due cancelli vicini ai locali in cui sono avvenuti i fatti, per poi uscire dalle stesse vie. Le due entrate, per espresso ordine della dottoressa Fumagalli, avrebbero dovuto essere chiuse e controllate da uomini somali di guardia, ma cio' non avvenne; risulta che lo stesso giorno la polizia somala abbia catturato l'assassino della dottoressa Fumagalli. Gia' dal giorno successivo l'assassino veniva individuato in Abdi Abdullahi Mire, il quale ha confessato l'omicidio; nella stessa indagine della polizia somala sono emersi i nomi degli altri tre attentatori che venivano individuati in Mohamed Sharif, Siad Hibriam e Yossuf Dhere; immotivamente pero', dopo questa prima fase le autorita' somale non davano seguito all'azione non arrestando e processando i responsabili, ed anzi, dopo circa trenta/quaranta giorni l'unico arrestato e reo-confesso veniva rilasciato o si sottraeva alla custodia; a quattro anni di distanza non e' ancora stata fatta luce sul tragico episodio ed anzi, solo grazie ad un intervento della Caritas italiana, si e' evitata l'archiviazione del caso; sia la Caritas che i familiari di Graziella Fumagalli sottolineano come tutte le circostanze facciano ritenere di essere in presenza di un delitto, commesso all'estero, da stranieri, "determinato da motivi politici" e quindi disciplinato dall'articolo 8 del codice penale che ne sancisce la punibilita' e perseguibilita' in Italia; le denunce inoltrate dal fratello di Graziella Fumagalli, Enrico e da Cristoforo Andreoli, non hanno sortito alcun effetto. Il direttore della Caritas Italiana, dottor Elvio Damoli ha recentemente denunciato come "inaccettabile che le indagini siano ancora al punto di partenza" ed ha dichiarato che "la Caritas ha sempre trovato un muro di gomma da parte degli organismi istituzionali, sia in Italia che in Somalia" -: quale sia lo stato della vicenda; quali iniziative il Governo italiano abbia assunto e intenda urgentemente assumere, nell'ambito dei propri poteri e delle proprie competenze, per far luce sui drammatici avvenimenti descritti e ottenere giustizia, evitando innanzitutto che questo crimine - che ha colpito una cittadina italiana in prima linea in uno straordinario impegno umanitario - resti impunito e senza responsabili. (3-03734)