Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00376 presentata da VELTRONI VALTER (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 19990505
La Camera, premesso che: la maggior parte della storia recente della Birmania, a seguito dell'indipendenza dal Regno Unito, ottenuta nel 1948, si e' svolta sotto un regime militare che ha isolato il Paese, distrutto la sua economia e represso le diverse etnie che costituiscono la sua popolazione; nel 1988, ad un forte e pacifico movimento popolare che chiedeva la fine della dittatura e l'apertura di spazi politici e democratici piu' ampi, l'esercito rispose con una feroce repressione insediando, il 18 settembre dello stesso anno, la nuova Giunta di Governo denominata "Consiglio di Stato per la restaurazione dell'ordine e della legge" (SLORC). Folle di pacifici dimostranti, vennero falciate dai soldati e migliaia di persone furono uccise; i generali dello SLORC cambiarono il nome ufficiale in inglese del Paese con quello di Myanmar, una traslitterazione del nome del Paese dalla lingua birmana. Questo cambio, avvenuto per decreto e senza ricorrere alla consultazione popolare, e' stato rifiutato dall'opposizione democratica; nel novembre del 1997, i generali cambiarono il nome della propria Giunta in "Consiglio di Stato per la pace e per lo sviluppo" (SPDC), con la speranza di migliorare la propria immagine internazionale; il popolo birmano e' sottoposto ad uno dei regimi piu' brutali e repressivi che vi siano al mondo. Le Nazioni Unite, leaders religiosi come Papa Giovanni Paolo II e il Dalai Lama, svariati governi nazionali e organizzazioni per i diritti umani hanno insistito affinche' cessassero le continue e sistematiche violazioni di questi diritti in Birmania; la risposta del regime militare e' stata fino ad oggi l'intensificazione di abusi come omicidi, torture, violenze sessuali, arresto dei dissidenti politici e condanne ai lavori forzati. Non esiste liberta' di espressione o di associazione, sono vietate ad esempio le organizzazioni sindacali ed e' ostacolata la liberta' di espressione delle minoranze religiose; la giunta non permette ai propri cittadini di esprimere il loro parere sul futuro della nazione; nel dicembre del 1991 l'attenzione del mondo si concentro' di nuovo sulla Birmania in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace alla leader democratica, all'epoca detenuta, Aung San Suu Kyi, diventata un simbolo e un punto di riferimento sia per il popolo birmano che per quanti, fuori dalla Birmania, si battono per il ritorno della democrazia in quel Paese. Numerosi rapporti dell'ONU, di Amnesty International, della Human Rights Whatch e di altre organizzazioni, descrivono un quadro sconfortante e gravissimo della situazione birmana; in Birmania, piu' che altrove, si e' instaurata una relazione fortissima tra violazione dei diritti umani e distruzione ambientale. La necessita' per il Governo di avere a disposizione flussi continui di valuta pregiata consente agli investitori stranieri di realizzare opere e infrastrutture nella totale assenza di regole e garanzie di tutela dell'ambiente e della popolazione. La giunta ha cercato di promuovere investimenti di capitali internazionali soprattutto nel settore del turismo, che attira visitatori spesso ignari della tragica realta' del Paese, e del commercio, al fine di sostenere le proprie finanze e aumentare la propria legittimazione, impedendo, inoltre, l'affermazione di una vera economia di mercato. I militari, infatti, assorbono circa il 40 per cento delle finanze pubbliche birmane e gran parte dell'economia del Paese e' incentrata sulle compagnie statali, a loro volta egemonizzate dai militari che attraverso esse controllano sia gli investimenti locali che le joint ventures. Si stima inoltre, che piu' della meta' dell'economia birmana sia legata, direttamente e indirettamente, al commercio della droga. Gli investimenti locali in alberghi e beni immobiliari risulta che siano legati in alcuni casi alle famiglie di narcotrafficanti, le quali esercitano grande influenza sulla vita economica e politica del Paese nonche' sul Governo. E' evidente che la maggior parte della popolazione non trae da cio' alcun vantaggio, riservato invece ad una cerchia ristretta di persone; il notevole incremento della produzione di eroina, circostanza consentita ed agevolata dal regime, e' uno degli aspetti piu' preoccupanti della situazione in Birmania. Le tregue concesse ai diversi gruppi etnici armati, tradizionalmente dediti al traffico di droga, hanno determinato un incremento del 400 per cento nella produzione di eroina da quando, nel 1988, la giunta militare prese il potere in Birmania. Nel resto del mondo questo afflusso di eroina piu' pura e a prezzi inferiori ha determinato una nuova ondata di consumo di droghe. Circa il 60 per cento dell'eroina giunta negli Stati Uniti negli ultimi anni proviene dalla Birmania. Nella stessa Birmania, circa mezzo milione di tossicodipendenti stanno diffondendo il virus dell'Aids a un ritmo equivalente a quello delle aree maggiormente colpite dell'Africa centrale; la Birmania confina con due delle nazioni piu' popolate del continente, India e Cina, e svolge un ruolo d'importanza strategica nei collegamenti tra il Sud ed il Sudest Asiatico. Dall'indipendenza ha sempre adottato una politica di neutralita', ma il regime ha promosso una corsa agli armamenti che non solo sottrae importanti risorse economiche necessarie allo sviluppo civile, ma concorre anche ad aumentare notevolmente l'instabilita' dell'intera area; al marito di Aung San Suu Kyi, Michael Aris, prima del suo decesso, e' stato impedito dal Governo birmano di incontrare la moglie attraverso la negazione di un visto di ingresso per motivi umanitari, nonostante fosse gia' gravemente ammalato. La stessa Aung San Suu Kyi e' da tempo sotto sorveglianza ed e' limitata nella sua liberta' di spostamento; il Consiglio dell'Unione europea nel 1996 ha previsto l'embargo su armi, munizioni e attrezzature militari; ogni riunione del Comitato di Rappresentanza del Parlamento del Popolo (Crpp) e' stata finora impedita. Il Crpp e' rappresentativo della maggioranza dei parlamentari birmani, i quali hanno dato mandato all'NLD e ai rappresentanti di altri quattro partiti per la sua costituzione, indicandolo come organo rappresentativo del Parlamento eletto nel 1990 e mai insediato; il nobel Aung San Suu Kyi ha chiesto piu' volte il riconoscimento del Crpp; impegna il Governo: a riconoscere formalmente il Crpp come organo rappresentativo del Parlamento, sostenendone l'attivita'; a recepire le indicazioni contenute nella risoluzione del Parlamento europeo del 15 aprile 1999 sulla Birmania nella quale si chiede agli Stati membri di astenersi dal rilascio dei visti di transito ai membri del SPDC e ai militari; a insistere con forza sul Governo della Birmania-Myanmar affinche' venga abolita la pena di morte per i detenuti politici e possano essere ripristinate le essenziali garanzie democratiche e il rispetto dei diritti umani. (1-00376)