Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06279 presentata da ROSCIA DANIELE (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19990520
Ai Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e delle finanze. - Per sapere - premesso che: come da notizie riportate dalla stampa, nello scorso mese di aprile, durante la commemorazione dell'ex governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi, il Ministro del tesoro pro tempore, aveva dichiarato che "l'anno scorso in Italia si e' verificata un'uscita di capitali sorprendente, oscura e preoccupante che ammonta a migliaia di miliardi"; l'allarme del Ministro del tesoro ricalcava quello del governatore della Banca d'Italia che, sempre secondo notizie riportate dalla stampa, a fine gennaio di quest'anno si stupi' di una "anomalia della nostra bilancia dei pagamenti che sotto la voce errori ed omissioni indicava la cifra di 50 mila miliardi come proventi non ufficialmente rientranti"; il buco e' stato successivamente individuato e calcolato dal Bollettino della Banca d'Italia in 44.500 miliardi, ed attribuibile "in larga parte alla mancata registrazione di deflussi di capitali italiani, nella forma di investimenti all'estero di proventi di esportazioni non dichiarati"; la "fuga di capitali" dovrebbe riguardare in prevalenza gli investimenti reali, come confermato non solo dalle dichiarazioni dell'ex Ministro del tesoro che, senza fare riferimento a nessuno in particolare, aveva accusato gli imprenditori prima di non investire, invitandoli quindi ad investire di piu', e poi di essere senza anima nell'esportare capitali all'estero in modo massiccio, ma anche dal fatto che nel solo anno 1998 gli investimenti produttivi all'estero sono ammontati a circa il 2,5 per cento del Pil; tale deflusso di capitali reali deriva, tra l'altro, dal fatto che la partecipazione dell'Italia all'Unione monetaria europea per le imprese, soprattutto piccole e medie, si e' trasformata da presunto beneficio in un serio problema di sopravvivenza in quanto le medesime imprese sono svantaggiate rispetto a quelle europee poiche' si trovano di fronte a tre problemi fondamentali: maggior costo del lavoro, maggiore pressione fiscale e maggiori costi di strutture; la minore crescita economica e' conseguenza di un carico contributivo e fiscale particolarmente elevato la cui riduzione si prospetta come necessaria sia con riguardo alle esigenze di competitivita' delle nostre imprese sul mercato internazionale, sia per migliorare i livelli di reddito disponibile per i lavoratori; il problema che desta maggiore preoccupazione e' quello derivante dall'aggravio della pressione fiscale. Infatti, la pressione fiscale in Italia e' aumentata dal 42,6 per cento al 44,5 nel biennio 1996-1997, provocando una contrazione dello sviluppo economico, nonche' un aumento del tasso di disoccupazione che ha superato il 12 per cento; altro fattore che contribuisce alla fuga, sempre piu' massiccia, degli investimenti dall'Italia e' la presenza dello Stato eccessiva ed inefficiente, nonche' l'esistenza di servizi pubblici scarsissimi ed in continuo peggioramento; il fenomeno del trasferimento degli investimenti - soprattutto verso i paesi dell'est dell'Europa dove il fattore lavoro ha un'incidenza sul prodotto finito tale da consentire all'impresa di continuare a vivere, riacqistando, quindi, competitivita' - si registra particolarmente nelle regioni del Nord -: se quanto in premessa risponda al vero; quali provvedimenti il Governo intenda adottare; se, in particolare, non si ritenga necessario assumere le opportune iniziative al fine di pervenire ad un'effettiva riduzione del carico fiscale e contributivo gravante sulle imprese, soprattutto piccole e medie, che costituiscono nel "sistema-Paese" la forza trainante dell'economia, nonche' adottare tutte le altre misure necessarie ad impedire in modo determinante il fenomeno della "fuga all'estero" degli investimenti; se non ritengano opportuno prevedere maggiori sgravi fiscali, anche a favore delle imprese operanti nelle aree del nord al fine di consentire alle medesime imprese di continuare ad operare nelle zone nelle quali l'attivita' produttiva era originariamente localizzata. (5-06279)