Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01819 presentata da MANCUSO FILIPPO (FORZA ITALIA) in data 19990525
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri di grazia e giustizia e dell'interno, per sapere - premesso che: il 15 maggio 1999 ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica l'onorevole Oscar Luigi Sca'lfaro; il 18 maggio 1999 ha prestato giuramento e quindi e' subentrato in tale carica il dottor Carlo Azeglio Ciampi; l'interpellante e' stato nel 1993 presidente della commissione d'inchiesta presso il ministero dell'interno sulla gestione irregolare di fondi riservati Sisde; il riferimento del presente atto di sindacato ispettivo e' unicamente alla condotta dell'onorevole Sca'lfaro durante il tempo nel quale egli rivesti' la carica di Ministro dell'interno (1983-1987); tale atto non ha invece alcun riferimento alla di lui carica di Presidente della Repubblica (1992-1999); di conseguenza sarebbe da ritenere illegittima la liquidazione di esso mediante un'altra autoritativa dichiarazione di inammissibilita' in questa sede, del tipo di altre congeneri intervenute in questa Camera nel corso della ora cessata presidenza dell'onorevole Sca'lfaro; tenuto conto di siffatta esperienza, evidentemente contingente, e per non determinare nuovi travagli altrui, l'interpellante ha ritenuto di non presentare prima d'oggi un atto di sindacato ispettivo dal contenuto eguale a quello del presente. Egli ha percio' remorato, per farlo, fino all'insediamento del nuovo Presidente della Repubblica; presso la procura della Repubblica di Roma furono iscritti, in tempi diversi, alcuni fascicoli, poi separatamente trattati, dando origine a parecchi procedimenti, la gran parte dei quali ormai definiti nei vari gradi di giudizio, ma tutti riguardanti o comunque involgenti la materia della illecita gestione dei fondi ordinari e riservati del Sisde. Procedimenti, questi, tutti riguardanti pero' solo le condotte di taluni dirigenti di questo servizio; a parte si procedette, presso il collegio per i reati ministeriali, nei confronti di due altri ex Ministri dell'interno; il fascicolo principale fu quello portante questa numerazione: 00937/94 - Notizie di reato, il quale assunse presso il tribunale di Roma il n. 02124/94 e presso la IX sezione competente il n. 00364/94; altro fascicolo fu quello portante questa numerazione: 09348/94 - Notizie di reato, il quale assunse presso il tribunale di Roma il n. 02564/96 e presso la I sezione competente il n. 00308/96; altri due fascicoli furono registrati presso detta procura con riguardo alla medesima vicenda, con i numeri rispettivamente 17045/93 R e 1443/95; in tutti tali fascicoli, ed essenzialmente in quello n. 00937/94 e in quello n. 17045/93 R, vennero raccolte, nella fase delle indagini, numerose deposizioni, tutte concordemente riferentesi a versamenti monetari provenienti dai fondi riservati del Sisde, dell'ordine di centinaia milioni al mese, effettuati per molti anni, appunto, in favore dell'anzidetto onorevole Oscar Luigi Sca'lfaro, durante la sua titolarita' del ministero dell'interno; l'esistenza di tali versamenti, del resto, risulta personalmente, esplicitamente e pubblicamente ammesso sebbene, naturalmente, con il beneficio di una versione non peccaminosa, dallo stesso predetto percettore; le anzidette accuse provennero, a partire dalla fine del 1993-1994, dalle concordi deposizioni, quanto meno, di Maurizio Broccoletti, Rosamaria Sorrentino, Michele Finocchi, Gerardo Di Pasquale, Matilde Martucci e Riccardo Malpica, tutti e sei dirigenti di vertice del Sisde competenti alla conservazione, gestione ed erogazione dei fondi ordinari e riservati del Sisde, diretti testimoni dei fatti riferiti siccome soggetti deliberanti e/o esecutivi dei pagamenti; mentre nei confronti dell'ex deputato di Novara, percettore Sisde, non si e' voluta giammai assumere, malgrado le evidenze, alcuna iniziativa, sia pure di indagine, viceversa nei confronti dei funzionari suoi accusatori, Broccoletti, Finocchi, Di Pasquale, Malpica ed altri venne configurata e formalmente ascritta, proprio a seguito di tali loro accuse, una grave ipotesi di responsabilita' penale; tale ipotesi fu "inventata" dalla procura di Roma durante l'anno 1993 (tempo nel quale detto ex deputato era gia' Presidente della Repubblica), unicamente sulla base della premessa, falsa in senso materiale e arbitraria in senso giuridico, che gli anzidetti, con le loro accuse verso il predetto ex Ministro dell'interno, si fossero resi responsabili di attentato alla liberta' del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 289 del codice penale; si ebbe dunque che, mentre le accuse contro costui non vennero ne' registrate, ne' indagate, ne' riversate in autonome iniziative processuali, e neppure fatte oggetto di interesse da parte del pubblico ministero nei successivi giudizi di merito, esse finirono, invece, per formare ipso facto un materiale da riversare, attraverso un perfetto rovesciamento delle posizioni, nella operazione fraudolenta di addebitare agli accusatori il delitto di cui all'articolo 289 del codice penale: senza alcuna verifica e senza neppure l'osservanza del preliminare dovere di considerare la evidente rilevanza difensiva del materiale medesimo a favore dei funzionari accusatori; il libro "La Toga Rossa" di Francesco Misiani, sostituto in detta procura al tempo dei fatti e partecipe della trattazione dell'affare, disvela in maniera diretta e analitica quale sia stata la perversa ragione di tale imputazione ex articolo 289 del codice penale contro Broccoletti e altri, tanto scorretta nell'origine quanto deprecabile nella finalita'; viene infatti ivi dettagliatamente illustrata la strumentale falsita' di tale imputazione, lucidamente pensata al solo scopo di sottrarre l'anzidetta personalita' alle dovute conseguenze delle concordanti accuse mossegli con riferimento alla di lui anteatta qualita' di Ministro dell'interno; le pagine 189-194 di detto libro e complessivamente gran parte di esso costituiscono fonte motivata e mai smentita, sebbene edito da oltre un anno e mezzo, di siffatta distorta genesi della anzidetta iniziativa: una vera e propria "trovata", come scrive l'autore, escogitata nella procura quale espediente mistificatorio "in soccorso" di detta personalita'; in detto libro si legge, fra l'altro: "Giacche' il contestare il 289 agli indagati significava porli in una condizione senza via d'uscita. Ogni ulteriore chiamata in correita' nei confronti di uomini politici in carica o, comunque, con responsabilita' istituzionali li avrebbe precipitati nella condizione di indagati per un reato gravissimo da cui sarebbero usciti con condanne pesantissime. Nessuno degli indagati e' disposto piu' a parlare..."; cosi' consumata, nella procura di Roma, la frode processuale sopra descritta - che lo stesso procuratore aggiunto, capo del pool di magistrati che si interessava della vicenda, avrebbe qualificata come una operazione volta a "difendere un Presidente della Repubblica... forse tecnicamente discutibile ma politicamente dignitosa..." (confronta ancora Misiani op. cit.) - la conclusione ne fu questa: richiesta di archiviazione e archiviazione nell'anno 1996; a pericolo scampato, dunque, quando la sola attivazione di tale intimidazione a carico dei testi di accusa dell'ex Ministro dell'interno era risultata bastante a salvaguardarlo nella sua precaria situazione politica di Presidente della Repubblica, la sopraggiunta archiviazione ando' a concludere vittoriosamente una "trovata" di stampo veramente "insabbiatorio" al piu' alto livello; naturalmente, le dette risultanze sono sempre state pienamente cognite alla procura della Repubblica di Roma, che le acquisi' e che tuttora ha poteri formali su di esse, ma che, malgrado cio', le ha lasciate prive di impulso e del tutto ignorate in quelli che avrebbero dovuto essere i naturali effetti giuridici riguardo all'anzidetto ex Ministro dell'interno-deputato di Novara; il carattere strumentale di siffatto orientamento omissivo resta confermato dalla circostanza che detta procura, pur avendo raccolto quelle accuse (plurime, gravi, dirette, circostanziate, tecnicamente "vestite") contro di lui, non solo non ha inteso mai attivarsi al riguardo, ma e' persino pervenuta all'ulteriore favoritismo di non sollevare, nel corso del successivo giudizio di merito a carico dei funzionari accusatori, il tema delle anzidette accuse da costoro concordemente mosse, e del resto convalidate sotto l'aspetto materiale dalle ammissioni dello stesso accusato; e' altresi' da considerare che siffatto cospicuo favore fu largito solo alla persona in questione, giacche', nei confronti di due altri ex Ministri dell'interno, fu, invece, celebrato, avanti il collegio dei reati ministeriali, un apposito processo penale per fatti analoghi, ma meno gravi; nei confronti di costoro, dunque, un giudizio vi fu, viceversa, per l'onorevole Scalfa'ro ne' indagini, ne' giudizio alcuno, sebbene si trattasse, come si tratta, di addebiti che lo riguardavano e lo riguardano, non gia' quale parte offesa dell'archiviato reato di cui all'articolo 289 codice penale e, per altro verso, neppure quale Presidente della Repubblica, ma piuttosto come indiziato percettore di locupletazioni da parte del Sisde esclusivamente nella sua pregressa carica di Ministro; e' storico il suo presidenziale "non ci sto" al riguardo. Evidentemente bene raccolto dagli uffici della procura di Roma; in sintesi: gli atti di questo scandalo nazionale, tutti trattati e cogniti a tale procura, i quali comportano la sicura esistenza storica e processuale di una situazione penalmente rilevante a carico del deputato di Novara-ex Ministro dell'interno, non hanno avuto che questo seguito: inerzia e silenzio; andato a buon fine il falso processo ex articolo 289 del codice penale, che e' finito in archivio per effetto appunto della sua utilitaria fraudolenza, e inoltre liquidati i casi dei due altri ex Ministri dell'interno e smaltite le condanne di Malpica e colleghi (oggi definitive o ancora sub iudice), rimane solo questa soppressiva evidenza radicalmente illegale: la nullificazione e la totale scomparsa giuridica del valore di tutto il materiale che aveva riguardato, e che tuttora riguarda, forti e molteplici dati attinenti a solide ipotesi di condotte penalmente illecite del deputato di Novara quale Ministro dell'interno; inoltre risulta che, sempre a proposito della medesima vicenda, e con riferimento appunto al relativo comportamento omissivo della magistratura al riguardo, un altro dirigente del Sisde, Ugo Timpano, presento' denuncia alla procura della Repubblica di Perugia, foro penale competente rispetto ai magistrati del distretto di Roma, della quale nulla e' stato dato finora conoscere; trattasi, nel complesso, del bilancio di come una pluralita' di notitiae criminis, titolate in diritto e chiaramente accusatorie (anche in forza della predetta ammissione di fatti), possa venire stabilmente obliterata con palese e continuativa violazione di norme costituzionali (obbligatorieta' dell'azione penale, articolo 112 della Costituzione) e di diritto ordinario; siffatto modo di agire rende legittimo il timore della soppressione o della falsificazione di cosi' perigliosa documentazione ovvero la falsa rappresentazione di essa ovvero ancora un qualsivoglia espediente per contestarla e svilirla; ciononostante resta comunque auspicabile che, a partire da ora, possa prendere le mosse la effettiva libera e corretta trattazione processuale ex novo di tutti quegli atti fin oggi trascurati nei modi anzidetti, ma che ancora conservano piena e obbligante efficacia storica e giuridica; il sottoscritto interpellante si riserva la iniziativa di una proposta di legge per la istituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, sulla materia di pubblico interesse della gestione dei fondi riservati e ordinari del Sisde nel corso dell'ultimo ventennio -: quali iniziative di competenza il Governo ritenga di assumere in relazione a cio' che, sulla base dei fatti riferiti, rappresenta un caso stabilizzato di favoritismo giudiziario e di colpevole devianza "insabbiatrice" da parte dei vari responsabili, nel tempo fino ad oggi, della procura della Repubblica di Roma; quali iniziative di competenza il Governo ritenga di assumere per far si' che, di questa vicenda stabilizzata nella illegalita', vengano individuata l'origine e rimossi gli effetti attraverso la promozione delle doverose iniziative per il recupero della legalita' costituzionale e penale, tanto vistosamente infranta, nonche' sanzionate le relative responsabilita'; quali siano i nomi, funzioni e sedi dei magistrati, dei funzionari giudiziari, dei pubblici funzionari di qualsiasi altra attribuzione, i quali, a partire dalla data delle notitiae criminis a carico dell'ex Ministro dell'interno, onorevole Oscar Luigi Sca'lfaro, hanno, a tutt'oggi, comunque dato causa al grave caso di sviamento di potere sopra riferito: mediante azioni od omissioni, determinandolo, istigandolo, consumandolo. Dati, individuativi, quelli anzidetti, tutti direttamente ricavabili dai fascicoli succitati nonche' dal ruolo dei magistrati in servizio nei periodi interessati presso detta procura; se prima, durante e dopo l'arco di tempo della riferita vicenda, presso la procura della Repubblica di Roma siano stati assunti o vi siano comunque cogniti, oltre a quelli anzidetti, anche ulteriori atti o fatti comunque interessanti, soggettivamente e oggettivamente, la vicenda medesima o altre congeneri, precisandosi se dagli stessi risultano interessati, in qualsivoglia veste formale, altri soggetti e segnatamente tali "Scalfari o Sca'lfaro Gianna Rosa (intesa Marianna)", "Salabe' Adolfo", "Salabe' Andrea"; con la indicazione, in ogni caso, delle situazioni e degli esiti processuali relativi; se il Governo intenda o non intenda interessare in merito anche la procura della Repubblica di Perugia, in quanto a suo tempo investita da una denuncia sporta, nella stessa materia, da Ugo Timpano, gia' cassiere-pagatore al Sisde; se il Governo intenda o non intenda informare il Consiglio superiore della magistratura, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione e, inoltre, se intenda o non intenda attivarsi esso stesso, attraverso il Ministro di grazia e giustizia, in relazione alla posizione di magistrati, e/o funzionari, quali responsabili sia dell'originarsi che del mantenimento a tutt'oggi del riferito caso di sviamento favoristico nell'esercizio di pubblici poteri, i nominativi dei quali sono anch'essi individuabili sulla base alle medesime documentazioni sopra indicate; quale valutazione il Governo sia in grado di manifestare, nella sua responsabilita' costituzionale e amministrativa, in ordine ai comportamenti dei responsabili, passati e attuali, della procura di Roma, e comunque dei magistrati delegati a questo affare, per avere essi illecitamente omesso di attivarsi secondo i dettami della Costituzione e delle leggi ordinarie, a seguito e in riferimento alle acquisite risultanze concordemente accusatorie nei confronti della personalita' in oggetto; risultanze materianti ipotesi delittuose procedibili d'ufficio, e tuttavia non processualizzate, non indagate, non sospese, non estinte, non definite, ma occultate con grave violazione di ineludibili doveri di ufficio. (2-01819)