Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01885 presentata da PAISSAN MAURO (MISTO) in data 19990713
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: i numerosi e drammatici incidenti stradali verificatisi in Italia nei primi fine settimana di luglio 1999, nei quali sono morte un centinaio di persone, hanno evidenziato ancora una volta i notevoli limiti di una politica dei trasporti assolutamente inadeguata e sbilanciata sul trasporto su strada e sull'uso del mezzo privato; negli ultimi mesi si sono verificati incidenti gravissimi come l'incendio all'interno del traforo del Monte Bianco, che ha causato decine di morti, la consueta strage di Pasqua, con 2.364 incidenti e 64 morti, senza dimenticare le stragi del sabato sera nelle quali perdono la vita o restano gravemente menomati soprattutto giovani tra i 16 e 30 anni di eta'; secondo le stime del ministero dei trasporti (Conto nazionale dei trasporti 1997) la mobilita' di persone in Italia dal 1959 al 1994 e' aumentata di circa il 600 per cento e la mobilita' delle merci del 340 per cento; la distribuzione della mobilita' tra le principali modalita' di trasporto, dal 1960 ad oggi si e' molto modificata, essendo aumentato l'uso del veicolo privato per il trasporto delle persone dal 47,5 per cento all'82 per cento, mentre la quota di merci trasportate su strada e' cresciuta dal 60 per cento al 72 per cento; la mobilita' media del cittadino italiano e' passata da 2.450 chilometri-anno del 1960 ai 14.000 chilometri-anno del 1994, ma mentre nel 1960 circa la meta' di questa distanza veniva percorsa con un'autovettura privata, nel 1994 la quota percorsa con l'auto privata e' salita all'82 per cento; in pratica la decuplicazione della domanda di mobilita' non si e' distribuita equamente tra i sistemi di mobilita' privato e pubblico, ma si e' trasferita quasi esclusivamente sul trasporto privato creando una sperequazione insostenibile tra le due modalita' di trasporto; negli anni del boom economico si e' pensato che la soluzione alle esigenze di trasporto fosse l'uso indiscriminato del mezzo privato, convinzione che ha portato le amministrazioni locali a smantellare persino quello che si e' poi rilevato il sistema di trasporto pubblico locale piu' economico, piu' efficiente e a minore impatto ambientale ovvero il sistema tranviario; la gestione della mobilita' si e' rivelata incauta, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra mobilita' su gomma e su ferro, essendo state destinate cifre enormi per realizzare insfrastrutture stradali, che oggi costituiscono una delle reti autostradali piu' estese al mondo; questa strategia ha visto il contestuale abbandono della rete ferroviaria, con la dismissione dei rami definiti "secchi", l'insufficiente adeguamento alle richieste dell'utenza la scarsa attenzione nei confronti delle tratte dei pendolari, la mancanza di piani strategici a medio e lungo termine, il continuo ed inesorabile "invecchiamento" del materiale rotabile, con preoccupanti conseguenze in termini di sicurezza; il vero problema della sicurezza e' comunque legato al trasporto su gomma giacche' l'incidentalita' stradale costituisce una vera e propria emergenza sanitaria ed economica: secondo i dati dell'Istat nel 1996 gli incidenti stradali in Italia sono stati 190.068 ed hanno causato 6.193 morti e 272.115 feriti, ai quali vanno aggiunti 23.000 invalidi permanenti, valori che fanno pensare ad una guerra civile, ma che vengono da troppe parti considerati un "prezzo da pagare" al progresso; secondo uno studio dell'Ocse nei paesi sviluppati il costo sociale del traffico e della congestione e' valutabile in una cifra pari al 2 per cento del Pil, una quota che per l'Italia ammonta a 50.000 miliardi di lire, corrispondente al valore delle prestazioni sociali complessivamente erogate dalle Amministrazioni Locali, ai consumi delle famiglie per acquisto di mezzi di trasporto, al valore della spesa assistenziale (pensioni sociali di invalidita', assistenza, eccetera); la Commissione europea ha commissionato uno studio, che dimostra che in Europa 80 milioni di cittadini subiscono gravi disagi dovuti all'attuale modello di mobilita', basato prevalentemente su mezzi di trasporto individuali su gomma: si tratta soprattutto degli anziani, delle persone molto giovani, di quelle al di sotto della soglia di poverta', che non riescono ad adeguarsi al modello dominante di mobilita' o vi riescono solo a costo di notevoli sacrifici; la relazione al Parlamento dello scorso luglio 1998 sullo stato della sicurezza stradale in Italia ha evidenziato la presenza di elevati costi sociali ed economici dell'incidentalita' e del deterioramento ambientale determinati dal modello di mobilita' attuale, ponendo l'accento sulla distorsione metodologica posta in essere attualmente con il trasferimento degli oneri relativi ad altri settori, un sistema che nasconde il costo "reale" delle modalita' di trasporto utilizzate; la Commissione europea ha attentamente valutato le esternalita' connesse all'attuale politica dei trasporti (e non adeguatamente contabilizzate) cosi' individuandole nell'incidentalita' (il valore dei costi sanitari e sociali dei morti e dei feriti e' stato valutato in 145 miliardi di Ecu per l'Unione europea e 22 miliardi di Ecu solo per l'Italia), l'inquinamento acustico (sul quale il traffico stradale influisce in misura pari al 64 per cento, per complessivi 4 miliardi di Ecu nell'Unione europea e 1000 miliardi di lire solo per l'Italia), l'inquinamento atmosferico (una delle emergenze sanitarie piu' rilevanti che comporta un costo comunitario di oltre 41 miliardi di Ecu e 12.000 miliardi di lire per l'Italia), le infrastrutture (il cui costo insieme ai mezzi ed i servizi di trasporto ammonta a 450.000 miliardi, pari all'88,33 per cento delle spese globali per i trasporti, un valore che presenta un incremento del 6,7 per cento dovuto proprio all'autotrasporto merci), la congestione (sui costi reali della quale sara' necessario effettuare ulteriori studi ed approfondimenti, ma che costituisce con tutta evidenza un irrisolto nodo della politica dei trasporti); appare evidente la responsabilita' oggettiva del trasporto merci su gomma sul numero e la gravita' degli incidenti che continuamente si verificano sulle nostre strade; nonostante questa consapevolezza in Italia si e' sempre preferito impostare la politica dei trasporti privilegiando il trasporto su gomma, non solo sul piano infrastrutturale, ma con aiuti settoriali per complessivi 6.000 miliardi dal 1992 al 1996, ai quali vanno aggiunti gli ulteriori 1800 miliardi stanziati con la legge 23 dicembre 1997, n. 454; ai gia' elevatissimi costi dell'eccessivo ricorso al trasporto su gomma delle merci (ambientali, sociali, sanitari) si devono aggiungere poi i costi "infrastrutturali", derivanti cioe' dalla manutenzione resa necessaria dall'impatto altamente usurante dovuto ai mezzi pesanti: secondo uno studio dell'American Association of State Highway (l'equivante statunitense della Societa' Autostrade), dal momento che il danno causato da un veicolo alla sede stradale e' proporzionalmente al peso per asse elevato alla quarta potenza, il danno causato da un camion con un carico pari a 10 tonnellate per asse equivale a quello causato dal passaggio di 160.000 autovetture; queste agevolazioni, oltre a rappresentare una errata impostazione della strategia del trasporto delle merci in Italia, che e' il paese europeo con la piu' alta percentuale di mobilita' su gomma, contrastano anche con le normative europee ed infatti la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione a carico dell'Italia per l'eccessivo e ingiustificato ricorso ad agevolazioni ed incentivi per la categoria degli autotrasportatori; non e' condivisibile la posizione fatalista assunta dal Governo che si e' posto l'obiettivo di ridurre del 40 per cento il numero dei morti sulle strade entro il 2010, che equivale a rassegnarsi all'idea di avere ogni anno 4.000 decessi per incidenti stradali -: quali interventi il Governo abbia assunto ed intenda assumere per ridurre i costi sociali economici e sanitari derivanti dall'inadeguato livello di sicurezza stradale esistente in Italia; in che modo intenda procedere per garantire un maggiore rispetto delle norme del Codice della strada sulla sicurezza stradale, in particolare di quelle riguardanti l'obbligo dell'uso della cintura di sicurezza e dei caschi per i ciclomotori, il divieto di superare i limiti di velocita' ed il mantenimento di un adeguato standard di manutenzione soprattutto dell'impianto frenante e dei pneumatici dei veicoli; se non ritenga opportuno modificare il Codice della strada estendendo anche alle autovetture l'obbligo di installare i limitatori automatici di velocita', oggi previsti solo per alcune tipologie di veicoli, come gli autotreni di recente costruzione; se non ritenga infine assolutamente urgente reprimere severamente l'incomprensibile liberta' di vendita anche in televisione di dispositivi in grado di segnalare gli autovelox, dispositivi quindi in grado di annullare l'effetto deterrente dei preziosi strumenti di cui la polizia stradale per contravvenzionare chi supera i limiti di velocita' sulle strade mettendo a repentaglio la vita propria ed altrui. (2-01885)