Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00406 presentata da MUSSI FABIO (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 19991007
La Camera premesso che: nel luglio 1999 e' avvenuta l'incarcerazione di 1500 studenti coinvolti nei disordini verificatisi nell'universita' di Teheran e in altri atenei della Repubblica islamica dell'Iran; quei disordini - come riconosciuto nel rapporto del Consiglio supremo per la sicurezza della Repubblica islamica dell'Iran - sono stati provocati dall'aggressione da parte di elementi radicali contro giovani che manifestavano per difendere la liberta' di espressione e per chiedere una maggiore partecipazione; il Presidente del tribunale rivoluzionario di Teheran, Gholamhossein Rahbarpur, in una recente intervista al quotidiano Jomhuri Eslami, ha annunciato l'avvenuta emanazione di una sentenza di condanna a morte nei confronti di quattro degli studenti incriminati per i fatti del luglio scorso e ha specificato che due delle quattro sentenze alla pena capitale sono state approvate dalla Corte suprema iraniana; in una dichiarazione di fronte al Consiglio accademico dell'universita' di Teheran del 23 settembre 1999 il nuovo capo della magistratura iraniana, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahroodi ha sostenuto che gli studenti sono innocenti e ha testualmente affermato che "non si tratta di una questione giudiziaria, ma di una questione nazionale, sociale e culturale", confermando con cio' che ci si trova di fronte ad una sentenza politica; l'Italia guarda con preoccupazione all'azione di repressione contro i giovani iraniani, azione che rischia di mettere in ombra il processo di apertura e di democratizzazione della Repubblica islamica dell'Iran, appoggiato da larghissimi settori della popolazione; a questa preoccupazione si aggiunge l'incertezza sulla sorte di un gruppo di cittadini iraniani, di cui 13 di religione ebraica, arrestati con l'accusa di spionaggio nel febbraio scorso a Shiraz; questi fatti, unitamente ad altri episodi, come l'uccisione di diversi intellettuali e la chiusura di alcuni giornali, rischiano di far prevalere una rappresentazione indistintamente negativa di un Paese che ha invece intrapreso, nel rispetto della propria tradizione e della propria identita' storica, religiosa e culturale, un difficile cammino di riforme e di modernizzazione; l'apertura di una parte delle massime istituzioni della Repubblica islamica dell'Iran verso la comunita' internazionale e la sempre piu' diffusa adesione, nel corpo sociale e nei settori piu' illuminati della classe dirigente e delle e'lite intellettuali di quel Paese, ai valori della democrazia, della tolleranza e della liberta' rappresentano in prospettiva, se tali tendenze sapranno affermarsi nelle restanti istituzioni, fattori fondamentali di equilibrio e di stabilita' sulla scena internazionale; l'Unione europea, in una dichiarazione rilasciata il 15 luglio 1999, oltre ad esprimere "preoccupazione per la reazione delle forze di polizia e di sicurezza all'evoluzione degli avvenimenti collegati con le manifestazioni studentesche", ha sottolineato "gli sforzi compiuti dal Governo della Repubblica Islamica dell'Iran nell'intento di istituzionalizzare le strutture democratiche e il rispetto della societa' civile e di promuovere il rispetto dei diritti e delle liberta' individuali"; il Presidente della Commissione Romano Prodi ha affermato nel suo discorso del 14 settembre 1999 di fronte al Parlamento europeo che noi europei dobbiamo rifiutare in modo risoluto qualsiasi ipotesi di conflitto tra le civilta' e dobbiamo promuovere "una nuova ed esemplare forma di collaborazione fra i popoli delle tre religioni di Gerusalemme"; la ricerca di valori condivisi - che mettano al centro i bisogni e i diritti dell'uomo e della donna - costituisce la via migliore per costruire in modo fattivo e non retorico un dialogo fra civilta'; all'interno di questo dialogo l'Unione europea mantiene ben ferma la propria posizione sul primato dei diritti umani e civili, come ribadito nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 16 settembre 1999; l'Italia - grazie all'attivita' determinata ed incisiva del Parlamento e del Governo - svolge un ruolo internazionale di primo piano nella battaglia per i diritti umani e per l'abolizione della pena di morte, che costituisce una delle priorita' della politica estera del Paese; nello scorso aprile la proposta di risoluzione italiana per l'abolizione della pena di morte e per la moratoria delle esecuzioni nel 2000 e' stata fatta propria dall'Unione europea ed approvata per la Commissione per i diritti umani dell'Onu; questa risoluzione e' oggi all'attenzione dell'Assemblea generale dell'Onu, nella sessione apertasi a New York il 20 settembre scorso; il Ministro degli esteri iraniano Kharrazi ha dichiarato, in occasione della sua visita in Finlandia l'1 e 2 settembre 1999, la disponibilita' della repubblica islamica dell'Iran ad avviare un dibattito sull'abolizione della pena di morte e sulla possibile adozione di una moratoria internazionale sulle esecuzioni; impegna il Governo ad esprimere alle autorita' iraniane la ferma condanna della pena di morte da parte dell'Italia e a chiedere alle stesse autorita' di non dare corso ad eventuali condanne alla pena capitale a carico degli studenti incriminati a seguito degli incidenti del luglio scorso e a garantire inoltre un equo e trasparente iter giudiziario ai cittadini arrestati con l'accusa di spionaggio, come segno della volonta' di riconoscere nella intangibilita' della vita umana e nel rispetto dei diritti umani da parte degli Stati un principio irrinunciabile, sul quale costruire forti e stabili relazioni internazionali; a proseguire con determinazione, nell'ambito della sessione dell'Assemblea dell'Onu, attualmente in corso, l'azione dell'Italia per l'abolizione della pena di morte in tutti i Paesi del mondo; a farsi promotore - sia in seno all'Unione europea, sia nelle sedi degli organismi internazionali di cui l'Italia e' parte - di un confronto stabile tra civilta' che, nel rispetto reciproco delle differenze, possa portare alla individuazione di valori condivisi, che mettano al centro la persona e i diritti fondamentali dell'uomo e della donna; ad assumere, nel pieno rispetto delle libere scelte del popolo iraniano, iniziative di sostegno al processo di apertura al pluralismo e alla democrazia in atto nella Repubblica islamica dell'Iran. (1-00406)