Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02137 presentata da BOATO MARCO (MISTO) in data 19991216
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dei trasporti e della navigazione, per sapere - premesso che: fra il 31 dicembre 1998 ed il 16 aprile 1999 la societa' di gestione dell'Aeroporto G. Caproni di Trento ha avviato l'iter amministrativo per l'acquisizione delle autorizzazioni necessarie all'ampliamento dello scalo, al fine di ottenere la classificazione Icao "3C" (l'attuale classificazione e' "2B"); sul piano politico e sociale la richiesta ha suscitato notevoli perplessita' e riserve; si consideri che ben tre delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza di governo della Provincia autonoma di Trento - Verdi, Ds e Socialisti democratici italiani - sono contrarie all'ampliamento; parere negativo ha espresso il comune di Trento ed e' stato promosso un referendum consultivo fra i cittadini di Trento, referendum che dovrebbe svolgersi nella primavera prossima, per conoscere l'orientamento della popolazione; lo studio di fattibilita' dell'ampliamento, predisposto dalla Tecno Engineering 2C srl di Roma, prevede che l'unica aerovia di atterraggio e decollo sorvoli, necessariamente a bassissima quota, la citta' di Trento, rispettivamente in direzioni nord-sud (atterraggio) e sud-nord (decollo); lo studio di fattibilita' prospetta la necessita' di riprofilatura dell'argine sinistro del fiume Adige, che fiancheggia l'aeroporto, poiche' rappresenta un ostacolo essendo, per un lungo tratto, piu' elevato della pista di volo; in sede di studio di valutazione di impatto ambientale sono emersi, per quanto riguarda la sicurezza dello scalo, aspetti allarmanti; il Servizio acque pubbliche della provincia autonoma di Trento ha escluso qualsiasi ipotesi di riprofilatura dell'argine; del resto chiunque conosca anche superficialmente le problematiche relative alla sicurezza del fiume Adige, sa bene che i suoi argini, a sud di Trento, sono a malapena sufficienti a scongiurare allagamenti anche in condizioni di piovosita' non eccezionali; la pista di decollo/atterraggio, qualora venisse concessa una deroga alle norme di sicurezza, molto prossima all'argine sinistro del fiume, dovra' necessariamente coesistere con tale ostacolo; il Servizio prevenzione calamita' naturali della provincia autonoma di Trento, a sua volta, ha espresso un parere negativo all'ampliamento, facendo rilevare che problemi derivanti da eventuali difficolta', errori o avarie in fase di decollo o di atterraggio non consentono manovre tali da escludere pericoli per i centri abitati sottostanti; le limitazioni imposte dalla Valutazione di impatto ambientale consentono solo cinque voli giornalieri: e' evidente che tale flusso di traffico non consente una gestione economicamente autosufficiente dello scalo che finirebbe, in pochi anni, per gravare i bilanci pubblici con passivita' ingenti; da ultimo e' emersa dalla corrispondenza intercorsa fra provincia autonoma di Trento e Societa' Tecnoengineering 2C srl una lettera nella quale e' contenuto un passaggio assai inquietante proprio per quanto concerne la sicurezza; si afferma infatti, da parte del consulente, in risposta ad una richiesta di ulteriori chiarimenti di natura tecnica, che "il problema tecnico, se vi fosse, vada approfondito e risolto politicamente a Roma (visto che ben piu' grosso e' stato quello di Bolzano)" -: se il Ministro dei trasporti non convenga che le preoccupazione espresse circa la sicurezza complessiva dell'aeroporto G. Caproni di Trento, nell'ipotesi di ampliamento, per quanto riguarda l'impossibilita' di rimediare ad errori o guasti in fase di decollo o atterraggio siano tali da far considerare imprudente la concessione di deroghe alle normative o raccomandazioni circa la sicurezza degli scali aeroportuali, deroghe che in passato sono sempre state escluse; se non consideri improbabile - viste anche le limitazioni imposte al numero di voli e quindi al numero dei passeggeri trasportabili - che lo scalo possa divenire economicamente autosufficiente (anche non volendo considerare il recupero dell'investimento iniziale di circa 30/40 miliardi totalmente a carico della provincia autonoma di Trento e degli altri azionisti pubblici, considerato che non sono in vista apprezzabili investimenti da parte di privati); se - nel quadro generale della programmazione degli scali aeroportuali - la struttura di Trento non possa essere considerata sostanzialmente inutile e controproducente, tenuto conto della presenza dell'aeroporto Catullo di Verona-Villafranca, distante 90 chilometri dal capoluogo trentino, struttura recentemente potenziata e che potenzialmente e' in grado di triplicare i propri passeggeri, e di quello di Bolzano, distante 45 chilometri circa, struttura appena aperta e che deve potersi consolidare economicamente evitando l'irragionevole concorrenza dell'eventuale scalo trentino; se non consideri inopportuna e socialmente controproducente l'apertura di nuovi scali aeroportuali immediatamente a ridosso dei centri urbani (per quello di Trento si tratterebbe addirittura di uno scalo "dentro" il centro urbano) anche alla luce delle inevitabili future proteste della popolazione, come e' accaduto recentemente in altre situazioni; se non ritenga inaccettabile l'affermazione contenuta nella nota del 2 giugno 1999 - raccomandata Ar 175/99 - trascritta in premessa, dalla quale sembrerebbe di capire che "in sede politica" sia possibile risolvere "difficolta' tecniche", adombrando il sospetto che cio' si sia gia' verificato per quanto riguarda l'aeroporto di Bolzano. (2-02137)