Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/07156 presentata da GIORGETTI ALBERTO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 20000111
Al ministro della sanita'. - Per sapere - premesso che: aumentano i focolai di influenza aviare particolarmente nella regione Veneto; l'infezione da un ceppo di AIV di tipo A sierotipo H7N1 a bassa virulenza, ma con perdite ugualmente molto elevate in allevamenti di tacchini e polli riproduttori, e' presente ufficialmente gia' dalla fine di marzo 1999; l'applicazione di misure di profilassi diretta, previste dalle norme vigenti, non hanno consentito di ottenere i risultati auspicati, capaci cioe' di interrompere la diffusione di tale ceppo; nelle ultime settimane si e' verificata una indesiderata mutazione dello stesso siero-tipo con la comparsa di un nuovo biotipo, altamente virulento e altamente diffusivo e patogeno; come conseguenza, l'infezione si sta diffondendo nelle aree colpite di Lombardia e Veneto in maniera drammatica e incontrollabile, colpendo sia i tacchini (gia' dimostratisi piu' sensibili) sia i polli, le ovaiole, le faraone, con perdite incalcolabili; e' ancora piu' preoccupante il rilievo che l'influenza sta assumendo nelle province colpite di Mantova, Brescia e Verona dove si concentra la produzione del 50 per cento dei polli, del 60 per cento dei tacchini, del 70 per cento delle faraone e del 50 per cento delle galline produttrici di uova da consumo allevate in Italia; a causa dell'infezione che si diffonde incessantemente sono gia' morti o sono stati abbattuti in un mese circa 900.000 galline leggere, 200.000 polli riproduttori pesanti, 5.000 tacchini riproduttori, 400.000 tacchini da carne per un totale intorno ai 2 milioni di capi; si calcola che, senza interventi mirati, vi possano essere in tempi brevi anche perdite di ben oltre 50 milioni di capi; a questo danno diretto si aggiunge il danno indotto per la totale paralisi dell'attivita' produttiva e commerciale, con conseguenze le cui ripercussioni si faranno pesantemente sentire; si prevede inoltre che, se non interverranno altri fattori limitanti, entro poco tempo il virus potrebbe decimare il patrimonio avicolo del Veneto e della Lombardia, non potendosi escludere un grave pericolo anche per le regioni limitrofe e per tutto il patrimonio avicolo nazionale; l'aumento dei focolai e la stagione invernale sono fattori che rendono la diffusione del virus ancora piu' rapida e frequente, a dispetto di qualsivoglia misura di profilassi diretta -: se non ritenga opportuno rivalutare l'ipotesi di un vaccino specifico inattivato da impiegarsi almeno nelle aree infette e in quelle esposte a rischio di infezione, che impiegato sinergicamente alle gia' attivate misure igienico-sanitarie, potrebbe consentire di ridurre la pressione infettante e quindi rallentare l'insorgenza dei focolai, agevolando cosi' il proseguimento dell'attivita' produttiva, anche perche', se l'obiezione mossa al vaccino e' che il suo uso potrebbe portare ad una chiusura delle frontiere, non si capisce cosa effettivamente si potra' esportare vista l'incessante moria e quindi l'effettiva strage della nostra popolazione avicola. (5-07156)