Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/27865 presentata da PECORARO SCANIO ALFONSO (MISTO) in data 20000118
Ai Ministri della sanita', dell'interno e della giustizia. - Per sapere - premesso che: Pamela di Clemente di anni 13, ricoverata alle ore 00.00 dell'11 dicembre 1999, presso l'ospedale Antonio Cardarelli di Napoli, alle ore 6.00 del medesimo giorno, tragicamente decedeva; da quanto riferito - e regolarmente denunciato agli organi inquirenti - dai genitori della bimba, la drammatica dinamica dei fatti verificatisi nella notte dell'11 dicembre 1999 e' cosi' riassumibile; la bambina, alla quale i genitori avevano negato il permesso di uscire, intorno alle ore 21,30 del 10 dicembre 1999 ingeriva di nascosto, dalle 13 alle 30 pillole di altiazen retard 300, farmaco custodito in casa ed in uso alla nonna, affetta da grave forma di cardiopatia. Alle ore 23,30 circa la bambina perfettamente lucida, accusava dolori allo stomaco e alla testa, comunicava ai genitori il gesto compiuto nelle ore precedenti e i disturbi che avvertiva. I genitori informavano dell'accaduto, immediatamente, a mezzo telefono, il centro antiveleni dell'ospedale Cardarelli e si portavano al pronto soccorso del medesimo presidio ospedaliero, presso il quale giungevano alle ore 24; Pamela Di Clemente veniva ricoverata e trasferita al centro antiveleni alle ore 00,15 dell'11 dicembre 1999. I genitori impegnati a rendere denuncia dei fatti al drappello di polizia, dopo circa un'ora venivano informati del trasferimento della loro figlia al centro antiveleni alle ore 1,25 si recavano al predetto centro dove veniva loro riferito che la bambina rifiutava la lavanda gastrica. La stessa veniva eseguita dietro l'insistenza dei genitori e soltanto dopo piu' di un'ora dal ricovero, senza sortire l'auspicabile eliminazione di residui del farmaco ingerito. La struttura sanitaria ed il medico di turno erano nella perfetta conoscenza del medicinale assunto dalla bambina e del suo effetto ritardato. Nonostante i timori e le sollecitazioni dei genitori, la minore non veniva trasferita al reparto di terapia intensiva ne' veniva disposta ed esperita alcuna consultazione con uno specialista cardiologo. La bambina veniva lasciata in osservazione su di una barella, nella medicheria del centro antiveleni dove una infermiera era demandata a vigilare la situazione mentre il medico si recava a dormire; alle ore 5,30 la bambina, al culmine dell'azione ritardata dal farmaco ingerito, aveva una crisi convulsiva. Il medico di turno, avvisato dall'infermiera, disponeva che alla bambina venisse dato ausilio respiratorio con ossigeno ma quest'ultimo non veniva trovato, dopo circa 15 minuti la bambina veniva assalita da una seconda crisi convulsiva e cadeva dalla barella solo al termine di questa seconda crisi, l'ossigeno veniva reperito. Alle ore 6 circa, la minore, in stato di incoscienza, veniva trasportata in terapia intensiva. Dopo poco il medico di turno comunicava ai genitori il decesso della loro figlia; dalla ricostruzione degli eventi, appare incomprensibile e gravissimo, come suppur a conoscenza del farmaco e dei suoi effetti ritardati, non si sia provveduto in circa sei ore ad effettuare interventi atti ad evitare il tragico epilogo, limitandosi viceversa ad attendere che il farmaco facesse il proprio effetto ed a tenere in osservazione Pamela Di Clemente, di anni 13, in una medicheria dimostratasi peraltro inadeguata allo scopo; dalla ricostruzione degli eventi appare gravemente tardivo il ricovero in terapia intensiva ed altrettanto grave il presunto mancato coinvolgimento del reparto di cardiologia; una ulteriore tragedia e' stata evitata con perizia e coraggio dagli uomini del locale commissariato di polizia, quando il padre della bambina, successivamente, preso dallo sconforto e da una crisi nervosa, dovuta al rifiuto opposto alla richiesta della figlia la sera precedente, tentava il suicidio presso il medesimo commissariato, cosi' come ampiamente riportato dalla stampa locale il giorno 12 dicembre 1999; dai primi esiti dell'accertamento autoptico, non risulterebbero fattori fisici patologici e/o congenti preesistenti e scatenati il tragico epilogo -: se ad oggi siano state predisposte dagli organi competenti ai vari livelli tutte le procedure atte ad avviare una doverosa e rigorosissima inchiesta che possa chiarire le eventuali gravissime responsabilita' di un cosi' sconcertante epilogo, nonche' gli ulteriori gravi adempimenti del caso che intenderanno promuovere.