Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/27953 presentata da CANGEMI LUCA ANTONIO (MISTO) in data 20000121
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: gia' nell'agosto del 1998 una delegazione di militanti di associazioni di solidarieta', dopo aver visitato il 'Centro di permanenza temporanea' sito nell'istituto 'Vulpitta' di Trapani, aveva denunciato la grave insicurezza di una struttura avente come unico accesso lunghi e stretti corridoi e stanze con porte in legno e arredi non ignifughi. Fu notato che le seconde porte di ogni stanzone, che danno tutte su un ballatoio esterno ed erano state munite di sbarre, fossero da considerare uscite di sicurezza, e fu dichiarato che per disposizione superiore quelle porte dovevano rimanere sempre chiuse; il giorno dopo la visita, si verifico' la prima di una serie di cinque sollevazioni degli stranieri ristretti nel centro, di cui tre con appiccamento di incendi; in una visita del 9 gennaio 2000, - dopo i noti tragici fatti - fu verificato che nulla era cambiato quanto alla messa in sicurezza degli arredi. Sembra infatti che, oltre alla porta di legno, i materassi di gommapiuma, le tende di plastica ed altri arredi hanno immediatamente propagato e reso devastante l'incendio. Della sua intensita' e violenza era testimonianza nella stanza interessata (dalle pareti e dal soffitto gia' ridipinti) il pavimento ancora sconnesso e 'scoppiato'. Non c'era ombra di scale di emergenza o di altre misure di prevenzione nell'edificio, nonostante i precedenti incendi; la delegazione - che ha presentato un dettagliato memorandum - ha avuto occasione di verificare la presenza nel centro di: a) potenziali richiedenti asilo ai quali non era concesso l'accesso alla relativa procedura; b) persone internate nel centro da un periodo superiore ai trenta giorni del massimo di legge; c) persone con legami familiari in Italia tali da rendere non possibile l'espulsione ai sensi della legge n. 40 del 1998, persone in situazioni di violazione amministrativa facilmente sanabile ai sensi di legge; si fece presente come queste situazioni rendono ulteriormente intollerabile la detenzione di persone comunque non colpevoli di reati ed avrebbero potuto facilitare esplosioni di rabbia e di rivolta; il detto memorandum riferisce che nella notte del 28 dicembre 1999, dopo il tentativo di evasione avvenuto intorno alla mezzanotte e nell'impossibilita' di riparare subito le sbarre divelte di una finestra, gli oltre sessanta immigrati presenti (dei quali molti destinati l'indomani al rimpatrio) erano stati rinchiusi (stipati) in tre celle adiacenti e le relative porte erano state rinforzate apponendo dall'esterno sbarre di ferro appoggiate su ganci che erano ancora visibili sui muri accanto alle porte; agenti e funzionari avrebbero asserito che quella porta poteva in caso di emergenza essere abbattuta dall'interno nonostante la sbarra, cosa assai dubbia e comunque contraddittoria con la finalita' di custodia. Tali dichiarazioni confermano in ogni caso che la sbarra non e' stata immediatamente asportata per consentire l'apertura della porta alle prime avvisaglie dell'incendio; il dato piu' grave appare la mancata apertura della via di fuga piu' naturale, ovvero la grata di ferro che costituisce l'altro ingresso della cella, comunicante con il ballatoio comune ed esterno. Gli agenti avrebbero sostenuto che erano troppo pochi, e sul ballatoio non c'era nessuno di loro, poi, di fronte alle testimonianze degli immigrati gia' reclusi nelle celle adiacenti avrebbero dichiarato che c'era qualcuno di loro, ma nell'immediato non ha trovato le chiavi per aprire la grata; e' stato inoltre riferito che i mezzi pubblici (ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco) sono giunti sul luogo dei fatti dopo almeno trenta minuti dall'inizio dell'incendio, e sul luogo, di notte, non vi era personale sanitario -: quali iniziative si intendano adottare per accertare anche alla luce di queste e di altre circostanziate testimonianze la verita' sui tragici fatti del 'Vulpitta'. (4-27953)