Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/05080 presentata da SCHMID SANDRO (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 20000209
Ai Ministri della sanita', per i beni e le attivita' culturali e del commercio estero. - Per sapere - premesso che: e' notizia di questi giorni che due atleti trentini sono stati riscontrati positivi ad analisi antidoping per aver assunto integratori alimentari normalmente venduti sul mercato italiano ed europeo che, in quanto 'non farmaci', non sono sottoposti ad alcun controllo, e sui quali l'obbligo da parte del produttore e' la notificazione al ministero della sanita' delle sostanze contenute, che lasciano alla buona fede e alle competenze tecniche della ditta la garanzia della bonta' del prodotto stesso. Questa garanzia diminuisce ulteriormente nel caso questo venga importato da paesi dove la legislazione in merito e' piu' permissiva della nostra; e' stato riscontrato che alcuni di questi integratori dietetici contengono invece sostanze non dichiarate, proibite agli sportivi perche' costituiscono doping e comunque potenzialmente pericolose alla salute specialmente se assunte in maniera inconsapevole. Essi non devono sottostare a particolari standard produttivi (come ad esempio l'omogeneita' di composizione all'interno dello stesso lotto, eccetera) rendendo percio' anche difficile, al privato che volesse tutelarsi, un controllo di qualita' o di veridicita' di quanto le etichette dichiarano; l'uso di integratori dietetici e' diffuso ed in espansione e rivolto ad una fascia ampia di popolazione: dagli anziani e persone in particolari stati di debolezza, fino a sportivi in genere e praticanti attivita' fisiche vane per la cura del benessere del proprio corpo. Parecchi medici li consigliano. Sono intensamente pubblicizzati in Internet, riviste sportive e della salute, ora anche in televisione. Si avvalgono anche, dell'immagine di essere prodotti 'naturali', meno sofisticati e piu' affidabili di altri, basati su processi di sintesi; a conferma dei timori dichiarati ci sono studi quali quello del dottor Giuseppe Fischetto, medico responsabile della Fidal, e del dottor Pier Luigi Fiorella, della Commissione medico-scientifica Fidal, pubblicato sulla rivista Atleticastudi 1/99 dal titolo: 'Il corretto utilizzo degli integratori alimentari nello sport: un'analisi critica'. Da esso emergono gravi irregolarita' nella corrispondenza tra cosa e' scritto sulla etichetta di alcuni di questi prodotti ed il contenuto reale; e' questo il caso di Ilaria Sighele e Giuliano Batocletti; tutta quella parte del mondo dello sport che e' seriamente impegnata contro il fenomeno doping e' in allarme sugli integratori alimentari. Negli ultimi mesi molti atleti, anche fuori dai confini nazionali, sono stati trovati positivi a test antidoping per la presenza nel loro corpo di nandrolone o metaboliti del nandrolone. Il fatto che si tratti sempre della stessa sostanza e che venga trovata in atleti che sembrerebbero fuori, per vari motivi, da una logica di utilizzo di sostanze dopanti, ha insospettito gli ambienti dello sport piu' vigili e dato molto lavoro a laboratori di analisi in vari paesi per scoprirne le cause. Da diversi laboratori antidoping, europei e non, e' rimbalzata anche la voce che in certi integratori i confetti vengano prodotti inquinando con sostanze steroidee solo alcuni confetti per confezione; un caso preciso che conferma questi sospetti e' quello della velocista Ilaria Sighele della societa' sportiva Quercia di Rovereto in provincia di Trento, componente in varie occasioni della nazionale. Ilaria Sighele e' soggetta ad un procedimento da parte dal tribunale sportivo del Coni con l'accusa di doping per positivita' al nandrolone (sostanza steroidea) trovato in forma di metaboliti nelle sue urine a seguito delle analisi antidoping effettuate il 27 giugno scorso durante i campionati di societa' serie B; fin dall'inizio si e' dichiarata innocente e sconcertata dalla scoperta. Ha poi promosso con il suo allenatore Andrea Zamboni e la sua societa' sportiva una serie di analisi sugli integratori che assumeva su prescrizione del suo medico sportivo. La conclusione e' che il laboratorio universitario di analisi di Firenze, (Cism) Centro interdipartimentale di servizi di spettrometria di Massa, diretto dal dottor Pieraccini, il 17 dicembre 1999, ha trovato sostanze steroidee in un integratore di ferro, consigliato perfino alle donne in gravidanza, che giustificherebbe la positivita' al nandrolone delle urine di Ilaria Sighele. A un testo successivo di un altro confetto da un'altra confezione il risultato e' stato negativo. Ma le analisi su altri confetti provenienti da varie confezioni sigillate dello stesso lotto a cui appartenevano i primi trovati positivi, hanno tutti confermato la positivita' a sostanze steroidee. Di questa scoperta Ilaria Sighele ha informato i Nas di Trento, i quali hanno fermato il prodotto nella ditta di importazione di Milano e hanno consegnato tutta la documentazione al procuratore capo di Rovereto mercoledi' 2 febbraio 2000. Dai verbali degli interrogatori dei responsabili della ditta italiana, che importano il prodotto gia' confezionato negli Stati Uniti, risulta che in seguito ad analisi anche da loro promosse la sconcertante presenza di metaboliti del nandrolone e' confermata, che la ditta stessa si scusa e si dichiara disponibile a risarcire i danni, dichiarando di aver chiesto urgenti spiegazioni sull'accaduto alla ditta americana produttrice; Ilaria Sighele e Giuliano Batocletti, altro atleta trovato positivo al nandrolone, che e' soggetto al procedimento di accusa e di giudizio per doping contestualmente ad Ilaria Sighele, stanno conducendo la propria difesa in strettissimo collegamento e con gli stessi legali, poiche' hanno assunto lo stesso prodotto dello stesso lotto, sono stati trovati positivi nello stesso periodo e glielo aveva prescritto, completamente ignaro del rischio, lo stesso dottore; questa vicenda si situa infine nel contesto della contestazione di molte organizzazioni civili e sociali in merito agli obiettivi della Organizzazione mondiale del commercio, e delle tensioni politico-economiche tra Europa e Usa in merito alla liberalizzazione indiscriminata del commercio voluto e in parte gia' attuato dagli accordi partoriti all'interno della Omc. I quali, in questo caso, riguardano gli standard sanitari. Elimina il cosiddetto 'principio precauzionale': a sentire l'Omc e' il pubblico potere a dover dimostrare che un prodotto immesso nel mercato e' nocivo, non l'impresa che lo produce a doverne garantire l'innocuita'; in conclusione, essendo la questione solleva chiaramente un problema di tutela della salute pubblica e' percio' un problema di rilevanza generale -: se non si ritenga necessario: 1) potenziare lo sforzo investigativo sugli integratori alimentari presenti sul mercato per verificare se vi siano casi di violazione della legge per frode e danno alla salute dei cittadini; 2) comprendere nella definizione di sostanze proibite agli sportivi come doping, nell'ambito della legge sul doping che si sta predisponendo in Parlamento, non solo cio' che e' contenuto nei farmaci ma anche negli integratori alimentari; 3) coinvolgere le associazioni professionali di medici e farmacisti nella corresponsabilita' della difesa della salute pubblica nella garanzie che devono dare sui prodotti, farmaci o no, che prescrivono e vendono; 4) impedire che le organizzazioni dello sport nazionale e internazionale stabiliscano regole, anche se solo per i propri associati e aderenti, che scarichino tutte le responsabilita' della positivita' ai test antidoping sui singoli atleti, con il rischio che la grande severita' verso di essi risulterebbe solo un alibi, puro fumo negli occhi dell'opinione pubblica internazionale, se non si accompagnano a corrispondente severita' verso i responsabili del fenomeno doping alle spalle degli atleti. Nel caso gli atleti dimostrino d'essere stati vittime di truffa e danneggiamento fisico da parte di terzi, non dovrebbero essere ulteriormente danneggiati da condanne sportive che, con squalifiche o sospensioni, violino ulteriormente i loro diritti alla pratica sportiva e ad una reputazione incensurata; 5) apprestare norme legislative coordinate con gli altri paesi europei e non, che richiedano alle ditte produttrici di integratori alimentari di rispettare precisi standard produttivi (simili a quelli applicati ai farmaci) che facilitino il controllo della veridicita' di quanto dichiarato in merito alla composizione del prodotto; 6) informare direttamente il Parlamento e rimettere in discussione quegli accordi, anche se firmati a livello comunitario, che nell'ambito delle trattative della Organizzazione mondiale del commercio, hanno gia' dato a ditte multinazionali un eccesso di privilegi e impunita' a fronte di insufficienti assunzioni di responsabilita', tuttora esclusivamente scaricate sui stati singoli aderenti all'Omc. Nella consapevolezza che la libera iniziativa economica deve trovare un argine e un senso nel rispetto dei diritti umani a cominciare da quello della salute e a quello della democrazia, della trasparenza e della responsabilita'. (3-05080)