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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00442 presentata da MANTOVANI RAMON (MISTO) in data 20000301

La Camera, premesso che: secondo la Banca mondiale, nel 1999 il debito totale dei paesi poveri ammontava a circa 2.030 miliardi di dollari (escluso l'ex blocco sovietico), di cui beni 205 miliardi per i soli 41 Paesi eleggibili all'iniziativa Hipc per la riduzione del debito dei paesi poveri maggiorente indebitati; nel complesso, i paesi poveri hanno pagato, nel solo 1998, circa 250 miliardi di dollari di solo servizio del debito (interessi), a fronte di soli 30 miliardi di dollari ricevuti in Aiuto pubblico allo sviluppo; si tratta di paesi la cui popolazione dispone di meno di 1 dollaro al giorno per sopravvivere; le iniziative di riduzione del debito sono concordate in sede multilaterale, in particolare all'interno del Club di Parigi (che raccoglie tutti paesi creditori) e del G7, organizzazioni caratterizzate dalla totale mancanza di trasparenza e democraticita', votate solamente a difendere gli interessi dei paesi ricchi e fortemente influenzate dal Fmi, i cui azionisti di maggioranza sono gli Stati Uniti; non esistono analoghe organizzazioni collettive dei paesi debitori in grado di ristabilire un equilibrio in termini di contrattazione del debito; tutte le iniziative di riduzione del debito finora promosse, ed in particolare l'iniziativa Hipc della Banca mondiale e del Fondo monetario lanciata nel 1996, sono vincolate all'adozione di piani di aggiustamento strutturale (Pas) che comportano scelte di politica interna di stampo nettamente neoliberista; ormai anche all'interno delle stesse istituzioni finanziarie internazionali si fanno sempre piu' numerose le critiche ai suddetti piani che il Consiglio economico e sociale delle nazioni unite (Ecosoc) afferma che i Pas 'comportano alti tassi di disoccupazione, un calo della spesa pubblica, l'impoverimento di gran parte della popolazione, la concentrazione del reddito e dei profitti nelle mani di gruppi nazionali ristretti e l'internazionalizzazione delle attivita' economiche' proprio attraverso il ricatto del debito; per quanto riguarda l'Hipc, tutte le campagne per la riduzione del debito, nei centri come nelle periferie del mondo, hanno denunciato i gravi limiti dell'iniziativa, a partire dalla condizionalita' ai Pas, fino alla scarsita' di risorse e alla lunghezza dei tempi e che persino un rapporto interno di Bm e Fmi (aprile 1999) va nella stessa direzione; il Vertice del G7 di Colonia del 18 giugno 1999 ha annunciato la cancellazione del 90 per cento del debito dei paesi poveri, attraverso il lancio dell'Hipc II e che in realta' il 25 miliardi di dollari di abbattimento previsti corrispondono solo all'1 per cento del debito totale e al 12 per cento del debito dei Paesi Hipc; la maggioranza della popolazione mondiale in condizioni di poverta' assoluta vive in paesi che non fanno parte dei paesi Hipc (India, Indonesia, Brasile, Bangladesh, Pakistan, Messico, etc.); nonostante l'ampio dibattito internazionale, nell'ambito del quale le voci piu' diverse concordano nell'affermare la necessita' di porre fine all'esperienza dei piani di aggiustamento strutturale, il Vertice del G7 di Colonia del giugno 1999 ha ribadito l'enfasi sull'iniziativa Hipc quale unica misura prevista per la riduzione del debito e che tale decisione e' stata giudicata dalle campagne per la cancellazione del debito del sud 'una crudele presa in giro'; alcuni dei paesi Hipc (Mali e Bur-kina Faso, per esempio) non solo non avranno alcun beneficio, ma anzi pagheranno un servizio del debito maggiore con l'Hipc II; il Governo italiano sembra ignorare le critiche avanzate e, rinunciando ad ogni autonomia politica e operativa, sceglie di proseguire sulla strada indicata dal G7, dal Club di Parigi e dal Fmi, formulando una proposta di riduzione del debito fortemente vincolata ai criteri da essi indicati; in generale, per ammissione dello stesso G7 e del Governo italiano, le iniziative annunciate non mirano a risolvere il problema del debito, bensi' a ristabilire le condizioni per il suo ripagamento; le cifre sulla riduzione del debito fornite dal Governo e dal Presidente del Consiglio risultano contraddittorie, non trasparenti e spesso volutamente ambigue; il Presidente del Consiglio chiama 'cancellazione' anche i contributi al fondo fiduciario Esaf del Fondo monetario internazionale, che in realta' costituiscono finanziamenti per l'applicazione dei Pas (disegno di legge n. 6330 in discussione in Commissione esteri della Camera); e' in pieno iter parlamentare (disegno di legge n. 6413, attualmente in discussione in Commissione esteri della Camera) la riforma della cooperazione allo sviluppo e che dovrebbe essere quella la sede in cui ricondurre l'intera politica italiana di gestione del debito dei paesi poveri, in modo da creare un circuito virtuoso tra cancellazione del debito e iniziative di sviluppo sostenibile e partecipato; nell'ultimo anno sono state distolte risorse dal gia' magro bilancio della cooperazione allo sviluppo (210 miliardi del Fondo rotativo della cooperazione attribuiti alla Simest Spa, 150 miliardi destinati alla Banca mondiale e altri 20 al Ministero della difesa); il fallimento del vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio di Seattle (29 novembre-3 dicembre 1999) e le dure posizioni di condanna da parte di 71 paesi poveri hanno drammaticamente dimostrato l'impatto negativo che gli attuali accordi di 'liberalizzazione' del commercio mondiale hanno sullo sviluppo dei paesi ai margini dell'economia globale; il commercio puo' avere un ruolo strategico nella ripresa economica dei paesi indebitati, purche' regolamentato in modo da stabilire un reale miglior accesso dei loro prodotti ai mercati dei paesi piu' avanzati, in grado di garantire loro un surplus della bilancia commerciale, misura che deve necessariamente accompagnare l'abbattimento del debito per permettere ai paesi debitori di uscire definitivamente dalla crisi, come dimostra l'esperienza dell'accordo di Londra dei 1953; il funzionamento e le regole imposte dall'Organizzazione mondiale del commercio sono chiaramente e inequivocabilmente non democratiche, non trasparenti e dirette a favorire solo i paesi industrializzati, a scapito di quelli poveri; occorre riportare l'intera materia nella sua sede originaria, vale a dire la Conferenza sul commercio e lo sviluppo delle nazioni unite (Unctad) e ridare ad essa un ruolo centrale nella definizione di regole del commercio mondiale in grado di promuovere lo sviluppo dei paesi marginalizzati dall'economia globale; impegna il Governo a: uscire dal Club di Parigi, organismo caratterizzato da assoluta mancanza di trasparenza e pedissequo esecutore dei dettami del Fmi; sospendere i contributi pubblici volontari alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale, in particolare quelli destinati a finanziare l'applicazione dei piani di aggiustamento strutturale; a destinare le risorse in tal modo liberate al finanziamento di attivita' di cooperazione allo sviluppo e di cancellazione del debito (di aiuto e commerciale), definite congiuntamente con le popolazioni interessate; rendere pubblici i dati sulla consistenza reale (capitale piu' interessi) del debito estero dei paesi piu' poveri del pianeta, suddivisi in crediti di aiuto facenti capo alla cooperazione allo sviluppo e crediti commerciali derivanti da garanzie della Sezione per l'assicurazione del credito all'esportazione (Sace); rendere pubblica la lista completa dei progetti di cooperazione e delle imprese esecutrici corrispondenti ai crediti di aiuto erogati nei paesi indicati dal disegno di legge 6662 e dichiarati 'inesigibili'; rendere pubblica la lista completa delle operazioni garantite e indennizzate dalla Sace, delle imprese che hanno beneficiato degli indennizzi e delle motivazioni addotte dagli stati debitori per il mancato pagamento dei crediti commerciali definiti 'inesigibili' nel disegno di legge n. 6662; rendere pubblica la lista dei procedimenti di contenzioso a carico della Sace; tenere costantemente informato il Parlamento sullo stato dei negoziati relativi ad accordi bilaterali e multilaterali di ristrutturazione del debito estero dei paesi poveri; chiedere, in tutte le sedi internazionali del caso, che l'intera materia del commercio internazionale venga riportata in sede Unctad; promuovere, in sede europea, il rinnovo e il rilancio della Convenzione di Lome' tra l'Unione europea e 71 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico, in particolare contro l'attacco ad essa sferrato nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio; portare i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo allo 0,7 per cento del PIL, entro sei anni, anche attraverso il passaggio ad essa della gestione dei rientri dei crediti, sia di aiuto che commerciali e mettendo fine alle misure di sottrazione di fondi adottate a piu' riprese nel corso dell'ultimo anno. (1-00442)

 
Cronologia
mercoledì 23 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Cesare Mirabelli è eletto Presidente della Corte Costituzionale

giovedì 2 marzo
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva con 269 voti a favore il disegno di legge recante lo statuto dei diritti del contribuente (A.C. 4818), che sarà approvato in via definitiva dal Senato il 12 luglio (legge 27 luglio 2000, n. 212).