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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00454 presentata da PISANU GIUSEPPE (FORZA ITALIA) in data 20000529

La Camera, 1) premesso che: mercoledi' 3 maggio, secondo una nota dell'Agenzia Italia, il ministro dell'interno onorevole Enzo Bianco dichiaro': 'Le Brigate Rosse hanno piu' volte minacciato risoluzioni strategiche ... e probabilmente e' solo per il fiato sul collo che sentono da parte delle forze dell'ordine che questo non e' accaduto. Noi abbiamo intenzione di alzare ulteriormente il nostro livello di risposta sia preventiva che di tipo repressivo ... sarebbe un bellissimo segnale se le indagini in corso potessero dare ulteriori buoni risultati' (in occasione dell'anniversario dell'uccisione di D'Antona); giovedi' 11 maggio, secondo quanto riferisce La Repubblica del 20 maggio, il ministro Bianco avrebbe tenuto al Viminale una riunione con i vertici degli organismi investigativi, e cioe' il capo della Polizia Masone, il capo di gabinetto Ferrante, il comandante generale dell'Arma Siracusa, il capo del Sisde Stelo, il capo dell'Ucigos Andreassi, il vice capo del Ros Ganzer; in tale occasione il ministro Bianco avrebbe dichiarato: 'Ci siamo. Gli stiamo addosso. Conosciamo i loro nomi. Potrebbe anche essere questione di ore'; lo stesso giovedi' 11 maggio il capo della squadra mobile di Roma avrebbe richiesto al procuratore della Repubblica Vecchione l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare, che pero' sarebbe stata rifiutata per l'insufficienza degli elementi probatori, essendo state ritenute indispensabili ulteriori indagini, approfondimenti e riscontri; domenica 14 maggio la cronaca romana de La Repubblica riporto' la notizia che il supertestimone dell'inchiesta sull'omicidio del professor Massimo D'Antona era un bambino di dieci anni che avrebbe riconosciuto il telefonista delle Brigate Rosse; la pubblicazione in cronaca cittadina e su un solo quotidiano di una tale notizia apparve in alcuni ambienti un inquietante segnale in codice; lunedi' 15 maggio vari organi d'informazione rivelarono maggiori particolari sul presunto telefonista e sulle tecniche investigative adoperate per individuarlo; mentre la Procura della Repubblica di Roma apri' un'inchiesta per scoprire chi avesse divulgato tali notizie commettendo il delitto di rivelazione di segreto; martedi' 16 maggio, in singolare coincidenza con l'auspicio del ministro Bianco, fu arrestato Alessandro Geri, il presunto telefonista delle Brigate Rosse, con motivazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare che confermano le intercettazioni, i pedinamenti e le testimonianze cui faceva riferimento l'anticipazione giornalistica del 14 maggio; nella stessa ordinanza il gip Lupacchini affermo' la necessita' di interrompere la delicata fase di accertamenti in corso e di accelerare la cattura del Geri, a causa della fuga di notizie di origine sicuramente 'istituzionale' che aveva consentito lo scoop giornalistico; mercoledi' 17 maggio il Corriere della Sera, narrando i retroscena dell'arresto del presunto telefonista rivelo' che: a) il ministro dell'Interno Enzo Bianco aveva telefonato personalmente alla signora Olga D'Antona annunciandole la cattura degli assassini del marito entro il 20 maggio; b) la signora D'Antona riferi' della telefonata al segretario dei DS Valter Veltroni; c) lo stesso ministro aveva fatto sapere agli investigatori che le date gradite per gli arresti erano i giorni precedenti il 16 o il 20 maggio, cioe' la vigilia della festa della Polizia o del primo anniversario dell'omicidio; d) nel febbraio scorso il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza decise che le informazioni di Polizia e Carabinieri sulle indagini sarebbero state scambiate da allora in poi solo nelle sedi istituzionali, cioe' negli uffici della Procura della Repubblica; giovedi' 18 maggio in un'intervista al Corriere della Sera il ministro escluse ogni responsabilita' ministeriale affermando testualmente: 'S'e' trattato di una fuga di notizie istituzionale. E dal momento che non credo che qui al Viminale ci sia un abusivo che intercetta notizie, ritengo che la fuga si sia verificata in uno dei passaggi istituzionali dell'inchiesta'; martedi' 23 maggio il gip Lupacchini, davanti alla Commissione stragi, escluse invece che la fuga di notizie provenisse dagli ambienti giudiziari ed inquirenti e affermo' senz'ombra di dubbio che il rivelatore del segreto e' comunque una persona investita di pubbliche funzioni, precisando testualmente: 'Non vi era nessuno in quel momento, ne' indagati, ne' imputati, ne' testimoni, ai quali ci si possa riferire come alibi rispetto alla fuga, che pervenga da chi in qualche maniera era implicato nello svolgimento dell'attivita' di indagine, e sia che si trattasse di polizia giudiziaria, sia che si trattasse di magistrati del pubblico ministero, sia che si trattasse del giudice per le indagini preliminari investito di atti nel corso dell'indagine, sia che si trattasse di persone che per qualsiasi ragione, pur non svolgendo le funzioni predette, finiscono per essere referenti dei soggetti indicati, naturalmente referenti istituzionali.'; appare evidente l'imputazione di responsabilita' del gip Lupacchini a carico di sedi istituzionali ancora imprecisate, ma logicamente del ministero dell'interno; la fuga di notizie ha prodotto conseguenze esiziali sulle indagini in corso, pregiudicando la possibilita' di identificare, oltre al presunto telefonista, tutti gli altri componenti della banda terrorista; nonostante cio' il ministro Bianco non ha, come e' suo diritto-dovere, provveduto a costituire nella sua amministrazione alcun gruppo ispettivo per accertare eventuali responsabilita' sul piano disciplinare, ne' - data la gravita' dei fatti - ha disposto la nomina di un comitato interministeriale, parallelo alla pur necessaria indagine della magistratura; il ministro dell'interno, oltre al vertice dell'11 maggio, avrebbe convocato anche in altre occasioni gli investigatori della Digos e del Ros per assumere informazioni sullo sviluppo delle indagini, e cioe' sui profili rimessi al controllo e alla direzione dell'autorita' giudiziaria, interferendo in tal modo nella conoscenza di elementi che avrebbero dovuto restare segreti anche all'autorita' di Governo; la carenza di coordinamento e di direzione politica ha accentuato la perniciosa inclinazione alla rivalita' tra i corpi investigativi ed ha gettato discredito sullo Stato e segnatamente sugli organi preposti alla sicurezza, come confermano anche le reazioni alla scarcerazione del presunto telefonista Geri; il ministro dell'interno e' cosi' venuto meno ai suoi doveri istituzionali, specie se si considera la persistente pericolosita' della minaccia terroristica; 2) considerato che: per aver fatto incaute rivelazioni ai mezzi di comunicazione, per aver esercitato pressioni ed interferenze indebite sul corso delle indagini, per aver mostrato carenza di direzione politica delle forze dell'ordine, la condotta del ministro Bianco appare, allo stato, gia' censurabile e sembra comunque avallata dal Presidente del Consiglio; impegna il Governo: a dichiarare formalmente se, nella sua collegialita', e' solidale con il comportamento del ministro Bianco; ad effettuare, indipendentemente dalla rilevanza penale dei fatti, rimessa ovviamente al giudizio della magistratura, una rapida e rigorosa inchiesta amministrativa per appurare chi e come abbia diffuso le notizie segrete, ed a riferirne gli esiti al Parlamento entro trenta giorni. (1-00454)

 
Cronologia
domenica 21 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    Si svolgono sette referendum abrogativi sul rimborso spese per le consultazioni elettorali e referendarie, sull'abolizione del voto di lista alla Camera, sull'elezione del Consiglio superiore della magistratura, sull'ordinamento giudiziario, sugli incarichi extragiudiziari dei magistrati, sui licenziamenti e sulle trattenute associative e sindacali tramite gli enti previdenziali. Nessun quesito raggiunge il quorum previsto dalla Costituzione: la percentuale dei votanti non supera in nessun caso il 32, 5% degli aventi diritto.