Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02520 presentata da TARADASH MARCO (MISTO) in data 20000707
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: il 1^ luglio 2000, il tribunale rivoluzionario di Shiraz, nell'Iran meridionale, ha condannato a pene detentive tra i 4 e i 13 anni dieci dei tredici ebrei arrestati oltre un anno fa per spionaggio, mentre gli altri imputati, tutti a piede libero dal febbraio scorso, tra cui un ragazzo di 17 anni, sono stati assolti per insufficienza di prove. Due imputati musulmani sono stati condannati nel medesimo processo a due anni di reclusione, mentre il giudizio relativo ad altri cinque musulmani non si e' ancora concluso; secondo l'accusa, condotta dal procuratore capo di Shiraz, Hossein Ali Amiri, la rete spionistica era attiva sin dalla rivoluzione islamica del 1979 e avrebbe fornito ai servizi segreti israeliani informazioni di carattere militare, economico e politico. Il cervello dell'organizzazione sarebbe un ex rabbino riparato nove anni fa negli Stati Uniti; la difesa degli imputati aveva chiesto l'assoluzione per tutti e, in occasione della condanna, ha ribadito che le accuse contro di essi non sono mai state provate; il processo e' stato seguito con apprensione in Occidente e in Israele e, subito dopo l'annuncio delle sentenze, gli ambasciatori dei 15 paesi dell'Unioneeuropea hanno tenuto una riunione urgente, mentre il Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, ha chiesto all'Iran di ribaltare 'immediatamente' la 'sentenza ingiusta': la casa bianca, in un comunicato ufficiale, ha reso noto che il processo 'e' stato correttamente criticato in tutto il mondo per la mancanza di garanzie concesse agli accusati'; in un comunicato ufficiale dell'Unione europea, diramato nel pomeriggio del 1^ luglio, si esprime preoccupazione per il verdetto e la speranza 'che la Corte d'appello ritorni sulle condanne'. Nel documento l'Unione europea 'si rammarica profondamente perche' il processo e' stato tenuto a porte chiuse malgrado le assicurazioni contrarie date dal governo di Teheran'; si sottolinea inoltre che 'tenuto conto dell'importanza che attribuisce a questa vicenda, l'Unione europea spera vivamente che la Corte d'appello modifichi le sentenze'; il Presidente dell'Unione delle comunita' ebraiche italiane (Ucei), Amos Luzzatto, a nome dell'Ucei, ha chiesto 'al governo italiano, alle forze politiche e culturali d'Italia e d'Europa di esercitare la massima pressione perche' queste vittime innocenti siano poste in liberta' e sia loro garantito il diritto di vivere come liberi cittadini senza discriminazioni'. Il presidente ha inoltre espresso 'la nostra profonda preoccupazione per l'esito di questo processo che ha posto sul banco degli imputati dei cittadini palesemente innocenti e senza adeguata garanzia di pubblicita' del processo. Condanniamo il tentativo di considerare legami culturali, religiosi, affettivi con Israele come indizi di attivita' spionistica'. Luzzatto ha inoltre manifestato 'profonda ansia per la situazione nella quale si trovano gli ebrei in Iran'; il 2 luglio scorso, il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Hamid-Reza Asefi, ha definito 'strane e sorprendenti' le reazioni al verdetto, denunciando le 'ingerenze' dei governi stranieri (Ansa, 2 luglio 2000, 13:39). Egli ha sostenuto che 'i tribunali iraniani hanno agito in piena indipendenza e le prese di posizione politiche di altri Paesi non possono in alcun modo influenzare i procedimenti giudiziari' ed ha invitato al 'rispetto della sovranita' nazionale della Repubblica islamica'; il 21 settembre 1999, in risposta all'interpellanza Taradash, n. 2-01939, il Sottosegretario agli affari esteri, dottor Rino Serri, aveva sostenuto che il governo italiano riteneva 'utile e necessario' continuare 'una politica di dialogo critico, di attenzione vigile, di apertura verso l'attuale direzione iraniana, nel senso di sviluppare attenzione ed apertura verso quanti spingono per un nuovo corso di moderazione, verso valori di tolleranza, di maggiore liberta' e di apertura nei confronti della comunita' internazionale'. Nella stessa sede, il dottor Serri aveva rilevato che 'noi ci sentiamo non meno, ma piu' impegnati sulla questione dei diritti umani, della spinta contro le azioni repressive, ingiustificate, contro gli arresti di massa, contro la minaccia di comminare ed eseguire condanne a morte. Proprio per la politica che portiamo avanti sentiamo una maggiore responsabilita', della quale dobbiamo rispondere non solo alla nostra opinione pubblica, ma anche a quella iraniana'; a seguito dell'interrogazione Taradash, n. 5-06496, presentata in occasione della visita del presidente iraniano Khatami in Italia, il 14 luglio 1999, in Commissione Affari esteri, il Governo ha osservato che: 'L'Italia, per prima tra i Paesi occidentali, ha avviato un costruttivo dialogo con l'Iran recependo le aperture fatte dal Governo Khatami sia sul piano interno sia su quello internazionale, ma allo stesso tempo non mancando di attirare l'attenzione su episodi che si discostano dall'auspicata evoluzione verso il consolidamento del rispetto dei diritti umani e della liberta' fondamentali. Il rispetto dei diritti dell'uomo e dei valori della tolleranza restano, anche nelle attuali circostanze, un riferimento di fondamentale importanza per quanti guardano con fiducia e simpatia al nuovo corso politico in Iran' -: quali iniziative intenda assumere il governo a seguito delle sentenze emesse dal tribunale rivoluzionario di Shiraz a seguito di un processo rispetto al quale e' stato contestato il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo; quali iniziative abbia assunto il governo italiano nei confronti dei reiterati eventi di violazione dei diritti umani per corrispondere all'impegno di maggiore responsabilita' di cui il governo ha dichiarato di sentirsi investito. (2-02520)