Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00136 presentata da PISANU GIUSEPPE (FORZA ITALIA) in data 20000727
La Camera, esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2001-2004; rilevato che detto documento non corrisponde ai requisiti di legge per quanto riguarda la costruzione dei quadri macroeconomici relativi agli anni successivi al 2001; atteso altresi' che nulla e' indicato relativamente ad eventuali disegni di legge collegati alla prossima manovra finanziaria, mentre peraltro sono ancora in corso di approvazione da parte del Parlamento i collegati alla manovra relativa all'anno 2000; atteso che lo stesso documento costituisce atto inutile, in quanto destinato ad essere modificato nel momento in cui iniziera' la sessione di bilancio e risulta reticente in quanto non delinea il contenuto della futura manovra, che gia' sembra assumere le caratteristiche del ciclo preelettorale di incremento della spesa pubblica e, infine, risulta politicamente debole per essere stato proposto da un Governo non scelto dagli elettori e quindi sostanzialmente carente di legittimazione democratica; atteso che, difettando di tali indicazioni, non si dispone di elementi per valutare l'eventuale ammissibilita' di emendamenti da presentarsi al disegno di legge finanziaria e ad eventuali disegni di legge collegati con riferimento agli anni successivi al 2001; considerato che il metodo di costruzione delle previsioni tendenziali 'a legislazione vigente' consente di abbassare i livelli della stima, ma contemporaneamente li rende meno realistici (come dimostra il caso di presumibili oneri per rinnovi contrattuali del pubblico impiego); atteso che il metodo di costruzione del 'tendenziale' si regge su basi quanto meno opinabili, come, ad esempio, e' il caso delle spese per acquisto di beni e servizi o dell'introito per privatizzazioni; rilevato che la costruzione del documento si affida a impostazioni macroeconomiche basate su un alto grado di incertezza: ad esempio, il costo del greggio risulta sottostimato rispetto ai valori attuali ed attesi; la crescita economica e' prevista duratura nel tempo, pur non essendovi l'assoluta certezza che cio' possa realizzarsi, in considerazione della sua componente estera, legata in parte prevalente allo sfavorevole andamento della valuta europea; sempre in tema di crescita, non si tiene conto del differenziale di inflazione che si ripercuote negativamente sul paese; considerato che il documento all'esame risulta privo di significato perche' il Governo ha preannunciato di voler procedere nel mese di settembre alla ridefinizione dell'intera materia con una nota integrativa, che e' ammissibile, ai sensi della legge di contabilita', solo in presenza di eventi imprevisti, mentre nel caso di specie e' gia' tutto previsto e scontato sin da oggi; atteso che il Governo ha gia' preannunciato che in qualche modo dovra' essere realizzata una manovra nel mese di settembre per consentire di reperire risorse da destinare a iniziative di spesa; atteso che alcune delle previsioni del Governo non potranno avverarsi; e' il caso del finanziamento della cosiddetta societa' dell'informazione con il provento di parte del ricavato della cessione delle licenze UMTS: dopo il voto della Camera l'intero ricavato dovra', come prescrive d'altronde la legge, essere versato nel fondo ammortamento del debito pubblico. Si tratta pertanto di un risparmio di spese per interessi, che va a vantaggio di tutti i cittadini; atteso che il documento realizza unicamente un effetto-annuncio e non ha altro scopo, sfuggendo di affrontare i problemi strutturali della finanza pubblica, se non quello di rassicurare l'opinione pubblica, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali; considerato che l'attuale fase politica riveste tutte le caratteristiche dell'avvio di un robusto ciclo di spesa pubblica preelettorale, come l'elencazione delle iniziative di spesa e di agevolazioni fiscali settoriali preannunciate dal Governo lascia intravedere, e che il prolungarsi e l'avverarsi di tale fenomeno costituirebbe fonte di grave pericolo non solo per la finanza pubblica e per il rispetto del patto di stabilita' europeo, ma soprattutto perche' pregiudicherebbe le possibilita' di sviluppo del sistema economico e provocherebbe gravi danni alla competitivita' del paese, che si vedrebbe costretto negli anni futuri a drenare risorse per far fronte a tali improvvide iniziative; impegna il Governo 1) a ritirare il documento di programmazione economico-finanziaria presentato alle Camere il 30 giugno 2000; 2) a ripresentarlo nel puntuale rispetto della legge n. 208 del 1999, finalizzandolo al raggiungimento dei seguenti obiettivi: invertire radicalmente l'attuale impostazione di politica economica, al fine di privilegiare strutturalmente uno sviluppo stabile, duraturo e non basato prevalentemente sulla componente internazionale, come mezzo per garantire la competitivita' del sistema-Italia e una crescita stabile e duratura dell'occupazione; procedere alle indispensabili riforme strutturali, a partire dalla riduzione della dimensione economica degli apparati pubblici, al fine di riportare il peso dello Stato sui contribuenti a livelli paragonabili con quelli dei paesi piu' evoluti e di consentire un incremento sostanziale delle risorse da destinare al risparmio, agli investimenti e ai consumi privati; modificare l'approccio che ha condotto il paese alla partecipazione alla moneta unica europea senza incidere sulla struttura della spesa, abbassando radicalmente in misura generalizzata - sia mediante una riduzione delle aliquote, sia con lo strumento di piu' incisive detrazioni per le spese di produzione del reddito - la pressione fiscale e diminuendo in modo permanente la spesa corrente, che, negli anni del cosiddetto risanamento, ha continuato ad incrementarsi piu' dell'inflazione, provocando il prosciugamento della spesa pubblica per investimenti; coniugare il risanamento allo sviluppo, tenendo conto che le misure adottate nella presente legislatura non hanno permesso di risolvere i problemi di carattere strutturale dell'economia italiana; porre tra gli obiettivi prioritari del paese il problema del superamento del dualismo economico Nord-Sud, atteso che il differenziale di sviluppo si e' andato accrescendo negli ultimi anni; definire un progetto di generalizzata riduzione delle aliquote fiscali in misura consistente e costante almeno per i prossimi tre anni. Tale riduzione dovra' accompagnarsi con un'indispensabile semplificazione del sistema tributario diretta principalmente a dare chiarezza agli oneri fiscali per gli operatori e i cittadini. Solo se gli operatori economici saranno in grado di conoscere in anticipo il livello effettivo degli oneri fiscali cui sono sottoposti e la loro evoluzione nel tempo, potranno formarsi un giudizio comparativo attendibile sull'opportunita' di avviare iniziative imprenditoriali nel paese; operare una riduzione del carico fiscale sulla famiglia; dopo le recenti decisioni tedesche di abbassare in misura consistente e per un periodo pluriennale la pressione fiscale, mantenere un sistema fiscalmente esoso come quello italiano rischia di spiazzare il paese nella competizione che si e' aperta in questi anni a seguito della globalizzazione dell'economia e della rivoluzione informatica, si tratta di un'occasione che potrebbe consentire, soprattutto alle zone meno sviluppate, di recuperare il differenziale di sviluppo che il paese ha subito in questi anni a seguito di scelte di politica economica sostanzialmente deflazionistiche. L'economia dell'informatica potrebbe consentire di ripartire in condizioni di parita' con gli altri, a patto che lo sviluppo non risulti penalizzato e che gli investimenti in infrastrutture e in capitale umano (la nostra spesa per la ricerca e' circa la meta' di quella dei nostri partners europei) riprendano con un ritmo vigoroso; scegliere conseguentemente la strada di uno choc fiscale per ridare vigore all'economia e ai consumi delle famiglie; la strada seguita invece dal Governo di piccoli e modesti benefici 'a pioggia' non crea giovamento visibile per alcuno e sostanzialmente si risolve in misure di carattere puramente elettoralistico; accanto agli interventi fiscali occorre anche uno choc istituzionale: senza una liberalizzazione vera e non indirizzata a favorire interessi settoriali dei mercati non e' possibile trarre giovamento dall'attuale fase di sviluppo mondiale. In proposito, sul Tesoro, che in questi anni si e' trasformato nel piu' grande azionista del Paese, grava la responsabilita' della scelta tra la liberalizzazione del sistema e il mantenimento dello status quo. Tale liberalizzazione non puo' prescindere dalla privatizzazione delle imprese pubbliche e dalla flessibilita' dell'intero comparto del mercato del lavoro. Come dimostrano i recenti dati sull'occupazione, il lavoro cresce quando e' flessibile e non quando si vuole riportare a modelli del passato una diversa attitudine che soprattutto i giovani hanno del modo stesso di lavorare; quanto alla politica del lavoro, occorre inoltre tener conto della necessita' di non trascurare le innovazioni che potrebbero essere introdotte nel sistema fiscale e contributivo e nella politica della casa, per consentire un piu' agevole spostamento volontario di lavoratori da zone depresse verso quelle in cui si verifica carenza di manodopera, al fine di porre i lavoratori italiani almeno in una posizione competitiva che non li svantaggi rispetto a quella dei lavoratori immigrati regolari. A tale scopo e' indispensabile rafforzare il controllo dell'immigrazione clandestina, anche per migliorare il livello di sicurezza del territorio, che e' oggi fonte di forti preoccupazioni da parte della cittadinanza; naturalmente, liberalizzazione dei mercati e diminuzione drastica della pressione fiscale non possono essere disgiunte dalla revisione dei meccanismi strutturali della spesa pubblica. In primo luogo occorre applicare estensivamente e seriamente il principio di sussidiarieta'. Non ha senso che lo Stato spenda tanto per fornire male servizi che i privati, profit e no profit, possono svolgere a costi inferiori. Anziche' finanziare direttamente molti servizi pubblici, il loro finanziamento con lo strumento della detraibilita' fiscale delle spese sostenute, consentirebbe ad ogni cittadino di scegliersi il servizio che preferisce e di ottenere un servizio personalizzato e allo Stato di spendere meno: come e', ad esempio, il caso dell'istruzione; occorre inoltre attuare un vero federalismo fiscale, con l'obiettivo tendenziale di lasciare alle regioni una quota significativa delle imposte percepite in loco; analoghi principi possono valere anche per il sistema pensionistico: un reale meccanismo di incentivi fiscali per la partecipazione a fondi previdenziali - che debbono necessariamente essere volontari, aperti e concorrenziali tra loro - potrebbe consentire di alleggerire la pressione sul sistema previdenziale pubblico e di fornire ai lavoratori un miglior trattamento pensionistico, con un onere contributivo inferiore. Per tale via si potrebbe ottenere una diminuzione del 'cuneo' previdenziale, che rende eccessivamente gravoso e non concorrenziale il costo del lavoro; quanto alla sanita', il meccanismo di finanziamento del fondo indistinto destinato alle regioni, facendo leva sull'IVA, e' troppo legato al ciclo economico, mentre la spesa si evolve con tassi di incremento superiori rispetto a quelli del PIL, anche in ragione dei fattori demografici. In questo modo si tende a scaricare sulle regioni medesime la responsabilita' per scelte fatte in sede centrale - basti pensare al contratto del personale e agli oneri per la realizzazione dell''intramoenia' - che da quest'ultime debbono essere coperte; e' indispensabile inoltre dotare nei fatti il paese di infrastrutture moderne, avvalendosi dell'apporto dei privati e stimolandone e favorendone l'iniziativa, abbandonando l'attuale prassi degli annunci di faraonici investimenti di competenza cui non seguono le erogazioni di cassa, superando l'attuale sistema di veti che ne rendono impossibile la realizzazione, tenendo conto della necessita' di superare il gap che danneggia il Mezzogiorno, per la modernizzazione del quale e' indispensabile indirizzare non solo un flusso di risorse pubbliche e private certo e costante, ma anche una piu' incisiva 'missione' da parte di tutti gli organi pubblici; quanto alle zone depresse, non si puo' non constatare il fallimento del metodo della cosiddetta programmazione negoziata e l'autoreferenzialita' della societa' Sviluppo Italia; occorre incentrare gli interventi pubblici in uno strumento finalizzato ad attirare gli investimenti, anche esteri, e passare ad un meccanismo di automatismo delle incentivazioni finanziarie sulla base degli investimenti effettuati; quanto infine al metodo, occorre rilevare come le politiche della concertazione adottate negli ultimi anni non hanno avuto lo scopo di coordinare le energie del paese indirizzandole al suo sviluppo, ma esclusivamente quello di mantenere la pace sociale, al fine di consentire che si realizzasse un periodo di declino nell'ambito del quale subissero meno danni coloro che gia' disponevano di una qualche forma di protezione all'interno del sistema. Occorre rivoluzionare questo approccio, affinche' pur nell'ambito di un metodo di confronto democratico, non sia possibile in futuro definire misure che avvantaggino chi e' rappresentato ed escludano chi non lo e'. In particolare, occorre ridefinire l'intera questione del welfare, per orientare risorse verso coloro che si trovano nella posizione economica piu' svantaggiata e, senza loro colpa, non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro o ne siano esclusi. (6-00136).