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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/02564 presentata da FINI GIANFRANCO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 20000727

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che: nella prima meta' degli anni '90, a seguito delle indagini avviate dalla Dire-zione distrettuale antimafia di Napoli, erano stati ottenuti significativi risultati sul piano del contrasto alla criminalita' organizzata, per merito, essenzialmente, del contributo conoscitivo fornito dai collaboratori di giustizia che, per le posizioni di vertice ricoperte all'interno dei rispettivi sodalizi criminosi, avevano consentito, con le loro rivelazioni, di penetrarne i piu' reconditi segreti; proprio in virtu' delle indagini scaturite da queste dichiarazioni, erano stati inflitti notevoli colpi alle bande criminali piu' potenti; a Napoli, taluni clan (quelli dei quartieri Spagnoli e quelli che controllavano il rione Traiano) sembravano essere stati ormai definitivamente smantellati; in provincia di Napoli, le inchieste effettuate avevano portato allo scompaginamento dell'organizzazione di Carmine Alfieri, come entita' dotata di propria autonomia, mentre gran parte dei gruppi in essa confluiti si erano disciolti per la collaborazione di numerosi loro capi; nel casertano, erano stati eseguiti centinaia di arresti per innumerevoli ed efferati episodi criminosi e, soprattutto, era stato raccolto il materiale per ricostruire decenni di attivita' illecite svolte in condizione di sostanziale impunita' da parte delle associazioni delinquenziali operanti sul territorio; sul finire degli anni '90, l'iniziativa di contrasto alla criminalita' ha subito dei rallentamenti, a causa di una serie di fattori, tra i quali: 1) la difficolta' e la lentezza nella celebrazione dei processi, con la inevitabile liberazione, per decorrenza dei termini di custodia cautelare, di numerosi esponenti di organizzazioni camorristiche; 2) la progressiva diminuzione delle collaborazioni con la giustizia, o comunque la involuzione delle stesse, essendo sostanzialmente cessato l'apporto conoscitivo di soggetti ricoprenti posizioni di vertice nei clan; 3) la inadeguatezza delle tecniche investigative degli organi inquirenti, ormai adusi al mero riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e disabituati a percorrere la via di autonome investigazioni che da tali contributi prescindessero, specie in materia di accertamento delle responsabilita' connesse ai singoli omicidi di camorra; attualmente, si sta verificando il ristabilimento di un nuovo ordine camorristico e la cessazione della frantumazione e polverizzazione degli ultimi anni, attraverso la costituzione di federazioni e la creazione di una serie di vincoli e di alleanze improntati ad una sostanziale stabilita', pur con le limitazioni che, a una definitiva cristallizzazione degli equilibri, sono frapposte dalle caratteristiche storiche della criminalita' organizzata napoletana e dalla non ancora avvenuta 'normalizzazione' di alcune aree; il nuovo assetto - la materiale dimostrazione del quale si ricava proprio dalla caduta progressiva del numero degli omicidi e dei delitti di sangue a matrice camorristica registrata negli ultimi anni - appare chiaramente percepibile proprio, e in primo luogo, nella citta' di Napoli, in cui la cosiddetta 'Alleanza di Secondigliano' risulta ormai dominante sull'intero territorio urbano; nel casertano, perdura la presenza del clan dei 'Casalesi' anche a causa del ritardo nella celebrazione dei dibattimenti, largamente addebitabile alle carenze di organico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha determinato la scarcerazione di numerosi capi storici dell'organizzazione, nuovamente liberi quindi di muoversi in maniera indisturbata, per di piu' muniti di nuovo carisma a cagione della oggettiva loro sottrazione ai rigori della giustizia; a Marano, grazie alla sua consolidata capacita' mimetica, e' sempre radicato il potere camorristico della famiglia Nuvoletta, ormai dedita al reinvestimento dei capitali illeciti accumulati in anni di attivita' delittuose, tanto da rimanere priva di autonoma rilevante capacita' militare, che attinge dai rapporti di alleanza instaurati con altre organizzazioni, in primo luogo quella dei Polverino; nel nolano e nella fascia costiera stabiese, a parte la situazione di esplosiva conflittualita' che contraddistingue la zona di Acerra (ancora una volta a causa del riacquisto della liberta' di capi storici delle locali organizzazioni criminali), frammenti del clan Alfieri, sostanzialmente rimasti indenni all'esito delle indagini (perche' l'autonomia dei vari gruppi federati non ha consentito ai collaboratori di giustizia, se non direttamente militanti in essi, di disegnarne gli organigrammi), hanno assunto la supremazia sulle altre associazioni camorristiche, mantenendo sinergici rapporti che attribuiscono loro straordinaria forza criminale e singolare capacita' intimidatoria anche nei confronti di bande rivali; relativamente alle forze dell'ordine, si deve registrare l'inadeguatezza degli organici delle tre polizie, ma soprattutto e' necessario mettere in risalto l'insufficienza dei mezzi logistici e tecnologici di cui dispongono, che obiettivamente limita le possibilita' investigative nello svolgimento di quelle indagini che non sono basate sulla mera ricerca di riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; tale stato di fatto appare ulteriormente pregiudicato dal nuovo assetto assunto dai corpi specializzati (Ros, Scico e Sco), i cui organi decentrati, che avevano dato ampia e positiva prova delle loro capacita', inquadrati attualmente nelle strutture territoriali delle amministrazioni di rispettiva appartenenza, hanno perso - con la sola limitata eccezione del Ros - quella che era stata la loro piu' importante connotazione, ovvero la capacita' di destinare e concentrare risorse straordinarie su obiettivi investigativi di rilevante valore strategico, di volta in volta individuati dall'autorita' giudiziaria in conseguenza delle conoscenze maturate nello svolgimento delle attivita' di indagine; incredibilmente gravi, inoltre, sono i dati relativi ai procedimenti penali attivati dalla procura di Napoli negli ultimi sei anni (addirittura 3.419) nei confronti di dipendenti pubblici, di pubblici amministratori e di iscritti agli albi professionali, sicuramente incompatibili con gli standard di correttezza di una moderna pubblica amministrazione; ben 676 di questi procedimenti hanno riguardato altresi' appartenenti alle forze dell'ordine; in questo quadro di grande allarme sociale, occorre sottolineare come la procura della Repubblica di Napoli, che, in quanto Direzione distrettuale antimafia, ha competenza sul vasto territorio del distretto della Corte di appello di Napoli, una delle zone a piu' alta densita' criminale d'Europa, versi in una situazione strutturale ed organizzativa a dir poco allarmante; nonostante il valore e l'abnegazione dei magistrati e del personale amministrativo, i dati evidenziano una vera e propria 'Caporetto' della giustizia; infatti, dopo la soppressione della procura circondariale, i procedimenti penali pendenti presso la procura del capoluogo partenopeo ammontano a ben 650.000 (di cui 140.000 addirittura non ancora registrati), oltre a 10.000 provvedimenti irrevocabili di pene detentive da mettere in esecuzione ed a 2.000.000 di 'seguiti' di atti di indagine e di accertamenti vari mai esaminati e non inseriti nei relativi fascicoli principali; a causa dell'insufficienza dell'organico della magistratura inquirente rispetto ai procedimenti da seguire, si corre il serio pericolo di una paralisi completa di ogni attivita' di indagine, con la conseguente vanificazione della funzione di contrasto al dilagante fenomeno della criminalita' comune e organizzata; dopo l'unificazione con la procura circondariale, infatti, i sostituti procuratori in servizio presso la procura di Napoli sono 113, che, a breve, si ridurranno a 94 a seguito dell'istituzione della procura della Repubblica presso il tribunale di Giugliano; il numero dei magistrati in servizio presso la procura non e' certamente sufficiente a gestire l'attivita' corrente ne' tantomeno a fronteggiare l'enorme arretrato giudiziario, per il quale, se valessero i parametri adoperati per costituire l'organico degli uffici giudiziari di Giugliano, appena costituiti, occorrerebbero, addirittura, circa 300 sostituti procuratori, rispetto ai 113 in servizio; assolutamente esiguo e' anche il personale amministrativo, fissato per organico in 626 unita', che vede la presenza in servizio di 587 unita', ma che sara' decurtato di 33 unita', che saranno destinate a Giugliano -: quali iniziative urgenti intendano intraprendere per risolvere i gravi problemi denunciati in premessa, al fine di consentire alla procura della Repubblica di Napoli di affrontare adeguatamente la difficile e quotidiana sfida con la criminalita' organizzata e l'illegalita' in genere. (2-02564)

 
Cronologia
mercoledì 19 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva la proposta di legge Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping (AC 6276), che sarà approvata dal Senato il 16 novembre (legge 14 dicembre 2000, n. 376).

venerdì 28 luglio
  • Politica, cultura e società
    L'Assemblea straordinaria approva il progetto di fusione per incorporazione in Banca Intesa delle principali banche commerciali del gruppo: Banco Ambrosiano Veneto, Cariplo e Mediocredito Lombardo.