Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02733 presentata da BONITO FRANCESCO (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 20001115
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che: presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, a seguito della morte di un consigliere sono state bandite, come previsto dall'ordinamento forense, elezioni suppletive che non hanno raggiunto il quorum. Un avvocato, risultato primo dei non eletti alle precedenti elezioni, ha proposto ricorso al Tar del Lazio, ottenendo in via giudiziaria l'ammissione al Consiglio dell'ordine. Tale innovativo "strumento elettorale" non ha suggerito al Consiglio dell'ordine alcuna prudenza, ne' un'immediata impugnativa dell'abnorme provvedimento, tanto che tale nuovo consigliere e' stato investito di rilevanti affari, ivi compreso quello della liquidazione di una parcella miliardaria del Presidente di cui agli articoli apparsi sulla stampa nazionale il 28 luglio 2000; successivamente, cinque consiglieri dell'ordine di Roma, tra cui il segretario, hanno inviato un fax a tutti gli studi degli avvocati romani denunciando irregolarita' e "atteggiamenti verticistici ed egemonici" da parte del Presidente delConsiglio dell'ordine. Tale contestazione prendeva le mosse dalla vertenza tra il presidente stesso e la societa' A.S. Roma Calcio per il pagamento di una fattura da due miliardi di cui i 5 consiglieri dichiaravano di aver avuto notizia dai quotidiani; il consiglio, inoltre, ha deliberato di prendere in affitto ad un canone esorbitante di ben lire 9.000.000 al mese, un locale all'esterno della sua sede, da adibire a luogo di consultazione dei testi costituenti la biblioteca del consiglio. Ã emerso che detto locale risulta essere di soli 175 metri quadrati e non di 230 metri quadrati come indicato in delibera ed e' assolutamente non idoneo allo scopo cui era destinato. Dalla perizia, peraltro richiesta solo dopo la stipula del contratto dal consiglio dell'ordine e le contestazioni allo stesso da parte dell'avvocatura, sono emerse: la irregolarita' e l'inidoneita' dell'impianto elettrico; il passaggio di condutture fumarie provenienti dal sottostante locale; il malfunzionamento dell'impianto di condizionamento ed altri gravi anomalie che determinano rischi per la sicurezza dell'immobile. Vi e' di piu': tale immobile e' risultato essere di proprieta' di una societa' di cui e' socio al 50 per cento il fratello del consigliere eletto in via giudiziaria; il verbale del consiglio dell'8 luglio 2000, inerente i fatti sopra descritti e riportante gravi accuse scambiate reciprocamente dai componenti del consiglio stesso, non e' stato tempestivamente reso pubblico, posto che per questo si e' dovuto attendere l'adunanza del 28 settembre 2000; tale situazione ha indotto un consigliere a dimettersi denunciando gravi irregolarita' all'interno del consiglio e una situazione di animosita' tra i consiglieri che coinvolge anche il presidente; lo stato di cose sopra descritto configura l'ipotesi di cui all'articolo 8 del decreto luogotenenziale n. 382 del 1944 che prevede lo scioglimento del consiglio dell'ordine quando lo stesso non sia in grado di funzionare regolarmente; il consiglio dell'ordine di Roma non e' certo in grado di funzionare regolarmente perche': ha nel suo interno un consigliere introdotto con procedure del tutto singolari; sussiste una grave animosita' nel consiglio; nella conflittualita' e' coinvolto lo stesso presidente anche come concausa; l'impossibilita' di funzionamento non va intesa solo nel senso materiale (il che nel caso di specie sussiste) ma anche come impedimento al corretto esercizio delle funzioni proprie del consiglio dell'ordine tra cui vi e' quella nota come giurisdizione domestica, che e' pur sempre presidio della liberta' e di ogni funzione dell'avvocatura; peraltro sia la camera penale di Roma che l'associazione nazionale forense, l'avvocatura progressista italiana, l'avvocatura indipendente, che costituiscono il piu' forte nucleo delle associazioni degli avvocati a Roma, hanno prodotto e divulgato documenti con i quali chiedono le dimissioni dell'intero consiglio e anche l'indizione di elezioni per ridare prestigio e credibilita' al consiglio dell'ordine stesso; tutto quanto sopra ha ricevuto eco nella stampa in particolare vedi "Il Messaggero" del 14 ottobre, 15 ottobre, 26 settembre, 25 settembre, 10 settembre, 9 settembre "libero" del 10 settembre, "L'Opinione delle Liberta" del 6 ottobre, 26 settembre, 12 settembre; Se non ritenga che sussistano i presupposti giuridici e le ragioni politiche ed istituzionali per un suo intervento ai sensi dell'articolo 8 del decreto luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382 che prevede il potere/dovere di scioglimento del consiglio dell'ordine quando esso "non sia in grado di funzionare regolarmente"; cio' anche al fine di evitare un prevedibile aggravamento della situazione con un ulteriore vulnus al prestigio e alla credibilita' di questa istituzione. (2-02733)