Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00152 presentata da BERTINOTTI FAUSTO (MISTO) in data 20001212
La Camera premesso che: il Governo ha presentato il «Programma quinquennale di progressiva attuazione della legge n. 30 del 2000 di riordino dei cicli di istruzione» previsto dall'articolo 6 della legge; l'articolo 6 prevede che il programma sia corredato da una relazione che ne dimostri la fattibilita' nonche' la congruita' dei mezzi individuati rispetto agli obiettivi e che comprenda, tra l'altro, un progetto generale di riqualificazione del personale docente, finalizzato anche alla valorizzazione delle specifiche professionalita' maturate, nonche' alla sua eventuale riconversione; i criteri generali per la formazione degli organici d'istituto con modalita' tali da consentire l'attuazione dei piani di offerta formativa da parte delle singole istituzioni scolastiche; i criteri generali per la riorganizzazione dei curricoli della scuola di base e della scuola secondaria, ivi compresi quelli per la valorizzazione dello studio delle lingue e per l'impiego delle tecnologie didattiche; un piano per l'adeguamento delle infrastrutture; le Camere dovranno adottare, entro quarantacinque giorni dalla trasmissione, una deliberazione che contiene indirizzi specificamente riferiti alle singole parti del programma; il programma di attuazione ribadisce l'impegno ad assicurare una graduale generalizzazione della scuola dell'infanzia - della durata di tre anni - che con la legge n. 30 del 2000, articolo 2, entra a far parte del sistema di istruzione; vengono indicati l'orario obbligatorio annuale ed e' prevista l'istituzione di indici di ponderazione per modulare l'articolazione dell'organico con l'offerta formativa, ma, da un punto di vista finanziario, non si investe sulla scuola dell'infanzia per cui, mancando l'impegno dello Stato per la scuola pubblica per tutti i bambini, si incorre nel paradosso di una scuola obbligatoria, ma che obbliga, in assenza di scuola pubbliche, a ricorrere alla scuola privata; la scuola di base ha la durata di sette anni, articolo 3 della legge n. 30 del 2000, quindi, un anno in meno rispetto agli otto che risultano ad oggi dalla somma di elementari e medie - e' caratterizzata da un percorso educativo unitario e articolato in rapporto alle esigenze di sviluppo degli alunni e si raccorda da un lato alla scuola dell'infanzia e dall'altro alla scuola secondaria: l'istituzione di una scuola di base unica significa, cioe', non considerare le differenze psicologiche e di apprendimento, le scale intellettive che fanno dell'infanzia e dell'adolescenza due eta' diverse richiedenti diversi insegnanti, contenuti e metodologie didattiche; il programma di attuazione dice che «A partire dall'anno scolastico 2007-2008 non saranno piu' presenti classi della vecchia scuola media. Nello stesso anno scolastico entreranno nella scuola secondaria alunni provenienti da due classi di eta', gli alunni frequentanti la vecchia scuola media e i primi che concludono il nuovo ciclo di base. Tale fenomeno si riverberera' sui quattro anni successivi, progressivamente sui relativi anni di corso (...). L'ipotesi ideale, dal punto di vista organizzativo, e' rappresentata dalla distribuzione su tutti e cinque gli anni della scuola secondaria dell'incremento di alunni che si determinera' nella fase transitoria.»: prevedere che ragazzi di eta' diversa e con percorsi di studio diversi frequentino classi uguali o ragazzi di scuola media che vadano contemporaneamente alle superiori piu' che un'ipotesi ideale prefigura scenari di caos ingovernabile sia per tutti i soggetti scolastici coinvolti e sia per le famiglie: caos delle iscrizioni, dei titoli di studio, degli edifici; inoltre, come conseguenza della riforma viene individuato il sorgere di un fenomeno importante, denominato effetto «dell'onda anomala», tale effetto consiste nel raddoppio del contingente di alunni nel primo anno del ciclo secondario riformato, quindi, e' prevedibile che nell'anno scolastico 2007/2008 il numero di alunni che frequentera' il primo anno del ciclo secondario non sara' inferiore a 1.100 unita' a fronte delle 550.000 unita'; secondo il programma quinquennale il nuovo ciclo di base potrebbe svolgersi in alcuni casi in un unico edificio e in altri in due, per poi confluire in uno solo, inoltre «si rende necessario ipotizzare strutture il piu' possibile »aperte«, con riguardo piu' alla »classe« he »all'aula« (...); l'anno scolastico e i curriculi disciplinari potranno svilupparsi e ricomporsi in gruppi diversi e secondo diverse logiche, sia in senso orizzontale (nella stessa fascia di eta') che verticale (mescolando cioe' livelli di eta' differenti)»: viene realizzata, quindi, la distruzione del gruppo classe, fondamentale punto di riferimento non solo organizzativo, ma affettivo, relazionale, della crescita; quest'ultimo problema si intreccia con quello degli insegnanti: mentre quelli delle medie saranno ancora impegnati sui tre anni, dovrebbero contemporaneamente, gia' lavorare sui sette anni del ciclo primario, ma non si capisce con quale organizzazione e quale programma, con quali orari e con quale integrazione con gli orari dei maestri, in quali edifici e su quali cattedre e materie; anche un altro dato appare molto preoccupante: la volonta' di scavalcare le norme dei contratti, gli inquadramenti professionali definiti dalla contrattazione nonche' l'intero impianto normativo riguardante la figura dell'insegnante e che e' il risultato di anni di lotte, di contrattazione, di elaborazione; gia' il dimensionamento scolastico ha comportato tagli e spostamenti che hanno creato problemi di non poco conto e pensare che sia possibile spostare insegnanti e alunni, ridefinire zone, fare graduatorie, accorpare scuole accorciando il ciclo di un anno, suscita per usare un eufemismo, perplessita' e preoccupazione, dal momento che il programma propone, in virtu' dell'autonomia, di lasciare la gestione di tutto questo alle scuole; per quanto riguarda i curricoli nel Programma si dice «E' stato sostenuto che l'assetto curriculare non debba essere determinato da una scansione temporale predefinita unica ma debba seguire una differenziazione verticale connessa alle modalita' di approccio alle conoscenze proprie del bambino che possono essere diverse da un'area disciplinare all'altra. (...) Si propone pertanto una progressione differenziata per discipline definite »a canna d'organo«, in modo che il passaggio dagli ambiti disciplinari alle discipline non avvenga universalmente in uno stesso anno del ciclo»: questo sembrerebbe il puro e semplice smantellamento dell'intero sistema, se dovesse essere applicato un simile progetto si potrebbe dire che la scuola italiana non esiste piu', sostituita da migliaia di scuole che viaggiano ognuna per i fatti propri e con programmi propri; si sostiene che la riforma sarebbe dettata dall'esigenza di fronteggiare una frammentazione culturale diffusa e poi si propone una aderenza da parte delle scuole al nazionale pari al 60 per cento e di un curriculo di scuola pari al 40 per cento; si sostiene, inoltre, che un eccesso di contenuti nei programmi presenta piu' rischi che vantaggi per poter giustificare l'eliminazione dei programmi nazionali e ridurre le conoscenze ad un livello preoccupante; per quanto riguarda la divisione degli ambiti disciplinari e delle materie nel Programma, tra l'altro, si legge che «Diversi interventi avanzano rivendicazione di spazi: (... ); B) per lo sviluppo del pensiero tecnologico (da non confondere con le nuove tecnologie dell'educazione); (...) D) per le forme di conoscenza nuove di tipo sintetico e simultaneo»: definizioni opinabili e affermazioni contestabili, nonche' ipotesi sulla psicologia umana e sulla struttura del cervello, vengono assunte come verita' scientifiche per sostenere metodi di insegnamento e programmi; e' previsto che l'ultimo biennio della scuola di base deve promuovere un'attenzione specifica allo sviluppo di esperienze di continuita' con i primi due anni della scuola secondaria che concludono l'obbligo scolastico, infatti «nei primi due anni del ciclo secondario, anche attraverso uno stretto raccordo con l'istruzione professionale, devono essere poste le basi per i successivi percorsi all'interno della scuola, della formazione professionale oppure dell'apprendistato»; il biennio, quindi, sembrerebbe piu' un gradino di orientamento che un momento di approfondimento, dal momento che l'obbligo puo' essere espletato anche in centri di formazione professionale; inoltre, e' bene precisare che «apprendistato» significa lavoro e «primi due anni di scuola superiore» vuole dire dai 13 anni: sembrerebbe che si voglia introdurre la legalizzazione del lavoro minorile attraverso la scuola e che si vogliano aggirare le norme internazionali per la cui applicazione ci battiamo in tutto il mondo; la riforma introdotta con la legge n. 30 del 2000 supera la differenziazione tra «licei» finalizzati al proseguimento degli studi secondari e «istituti» finalizzati all'inserimento nel mondo del lavoro; i diplomi professionali e titoli di studio come «ragioniere», «perito» o «geometra» costituiscono a tutt'oggi un grande incentivo a frequentare la scuola pubblica fino alla maturita' e la soppressione di questi titoli porterebbe in pochi anni migliaia di ragazzi ad abbandonare la scuola a 15 anni (fine della scuola dell'obbligo) per indirizzarsi nei mille corsi privati che, prevedibilmente, si moltiplicheranno grazie alla copertura dell'obbligo formativo; conseguentemente, non esisteranno piu' ne' i licei che, secondo il programma, dovranno recepire una parte dell'indirizzo professionale degli attuali istituti, ne' gli istituti che rilasciano un titolo valido nel mondo del lavoro; il tutto e' in relazione con la «preprofessionalita'» e con la riforma universitaria, per la quale si parla apertamente di «licealizzazione» dell'universita' italiana: in sostanza per avere un diploma valido si dovra' frequentare l'universita', pagare tasse universitarie e conseguire titoli validi a 21-22 anni; per quanto riguarda il fabbisogno di insegnanti, le cifre indicate nel programma appaiono contraddittorie - ad esempio, si parla di un aumento del fabbisogno dovuto all'istituzione del ciclo unico di base per poi passare alle superiori ad un crollo da 43 mila a 14 mila insegnanti - ed in netto contrasto con quelle fornite da alcune organizzazioni sindacali che parlano, per il primo anno, di 60 mila posti «in esubero»; e' necessario per l'adempimento dell'obbligo formativo il coinvolgimento degli enti locali, che con le strutture edilizie devono garantire la fattibilita' della riforma; il giorno 7 dicembre e' stata indetta, da tutte le organizzazioni sindacali, una giornata di sciopero di tutto il personale della scuola che ha avuto una adesione quasi totale ed inoltre, in questa occasione, molte delle organizzazioni hanno chiesto anche il ritiro della legge n. 30 del 2000; il Ministro De Mauro ha dichiarato ai giornali che se il Parlamento lo chiedesse la riforma sui cicli scolastici potrebbe slittare; e' necessario, prima di attuare qualsiasi riforma, investire con una consultazione generale l'intero mondo della scuola; impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa di propria competenza affinche' si giunga all'abrogazione della legge n. 30 del 2000 sul riordino dei cicli scolastici e al ritiro del Programma quinquennale di attuazione della legge n. 30 del 2000. (6-00152)