Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00156 presentata da PISANU GIUSEPPE (FORZA ITALIA) in data 20001212
La Camera, premesso che: il Governo, per adempiere al dettato normativo dell'articolo 6 della legge n. 30 del 2000, ha eluso, nella predisposizione del primo programma quinquennale di attuazione del riordino dei cicli, deliberatamente e colpevolmente qualsiasi forma di informazione e di confronto con le componenti della comunita' scolastica (docenti, studenti, famiglie), come e' stato denunciato dalle organizzazioni sindacali di categoria, ma anche dalle associazioni dei genitori e degli studenti, che in questi giorni hanno protestato nelle piazze; il programma del Governo presenta ipotesi di soluzioni mai discusse neppure nella ampia commissione di lavoro (300 membri), istituita dal ministro della pubblica istruzione allo scopo di individuare le strategie di attuazione della riforma. Cio' mette in luce la vera natura del piano che porta netta l'impronta delle preferenze dei consiglieri scelti dal ministro per redigerlo e allarga il dissenso sulla riforma; il programma non e' pienamente conforme ai contenuti della legge-quadro, in quanto su molti punti, alcuni dei quali assolutamente nevralgici come il tipo di formazione da dare ai nuovi insegnanti, non indica soluzioni, ma elenca problemi e molteplicita' di alternative contraddittorie le une con le altre. In altri casi, come in quello della gestione della messa a regime della riforma, non esplorata in tutte le sue conseguenze, il programma si limita ad adottare una sola metodologia di attuazione, che e' quella di natura procedurale, che lascia molti problemi aperti, affrontati nel piano con troppa leggerezza. Per poter elaborare una soluzione adeguata ai temi in discussione, il Parlamento avrebbe dovuto procedere ad un dibattito piu' approfondito prevedendo altri studi di fattibilita'; il programma, contrariamente al dettato di legge, sembra sospingere la scuola dell'infanzia verso un'area socio-assistenziale ed accentuarne il carattere statale, con cio' lasciando sullo sfondo, come ipotesi piu' remota il rafforzamento, a questo livello di scuola, del sistema pubblico integrato, previsto dalla recente legge di parita'; il programma presenta un'ipotesi di articolazione del settennio del primo ciclo inaccettabile per il grado di indeterminazione che contiene, tanto piu' che molte materie toccano elementi delegati a successive contrattazioni sindacali. Soprattutto, e' inaccettabile per il modo in cui essa si coniuga con le modalita' di impiego degli insegnanti. Viene radicalmente distrutto, infatti, quel carattere che, nonostante contraddizioni e difficolta', ha consentito sinora alla scuola elementare di raggiungere risultati di primario valore: ossia di avere insegnanti formati e indirizzati in funzione dell'educazione e istruzione complessiva degli allievi, e non preoccupati primariamente delle rispettive discipline, o ambiti di insegnamento, come e' richiesto per quelle fasce di eta'. E' questa la conseguenza che necessariamente deriva dalla scelta, contenuta nel piano del Governo, di limitare alle due sole prime classi l'impiego esclusivo di questi insegnanti, di portare nelle classi dalla terza alla quinta anche i professori di scuola media, preparati e abituati a tutt'altro tipo di insegnamento. In piu', diminuendo contestualmente l'orario degli attuali insegnanti delle elementari si provoca una ulteriore moltiplicazione di figure docenti nelle classi e conseguente frammentazione dell'insegnamento. A conferma di questa precisa opzione di radicale secondarizzazione di tutta la scuola di base, a partire dalla prima classe, sta l'indicazione che nel previsto ruolo unico «anche gli attuali insegnanti elementari siano inseriti per ambiti disciplinari», eliminando cosi' del tutto la figura stessa del maestro. Agli effetti gravissimi di tutto cio' per quanto riguarda gli esiti educativi si uniscono naturalmente i riflessi profondamente negativi per la condizione dei docenti delle attuali scuole elementari e medie, mescolati confusamente e percio' umiliati, e soprattutto male utilizzati, nelle differenti professionalita'; il programma, forzando la legge n. 30, che ribadisce un coerente e rigoroso sviluppo quinquennale dei curricoli secondari, prevede, al contrario, per il primo biennio un carattere fortemente orientativo, collegato alla scuola di base, che finisce per giustificare questo tempo scolastico, non piu' e non tanto in virtu' del triennio di indirizzo o l'obbligo formativo, ma in virtu' della trasversalita' delle conoscenze. Si ottiene cosi' di fatto una scuola secondaria di soli tre anni che compromette la qualita' dell'istruzione, nonche' della formazione necessaria per l'accesso agli studi universitari; il programma, sul tema capitale della formazione iniziale dei docenti presenta un ventaglio di ipotesi tra loro contrastanti, e rimette, invece, la decisione al Parlamento che non ha avuto i tempi necessari per approfondire la discussione su un argomento cosi' delicato e determinante per la scuola. Una scelta comunque traspare dal piano: quella assolutamente inaccettabile di eliminare per il futuro la differenziazione tra due professionalita' cosi' diverse come quelle fin qui richieste per le cosi' diverse fasce di eta' degli allievi delle elementari e delle medie, giacche' si prevede che la formazione iniziale assicuri le competenze necessarie per insegnare «nell'intero arco del settennio»; il programma, rispetto alla formazione in servizio, prospetta tempi e risorse ordinarie, a fronte di obiettivi che, invece, sono straordinari, sia rispetto ai tempi (la riqualificazione professionale deve intervenire prima e non dopo l'attuazione dei cicli), sia rispetto alle risorse finanziarie, necessarie al massiccio intervento di preparazione del personale dirigente e docente alla riforma; il programma non prevede finanziamenti straordinari per l'attuazione della riforma, che considera «a costo zero», anche in presenza di effetti inevitabili, ma costosi, come l'adeguamento delle strutture edilizie e la gestione della cosiddetta «onda anomala» dell'anno scolastico 2007/8 per effetto della sovrapposizione nelle classi di due generazioni di eta', impegna il Governo a rinviare l'attuazione del piano quinquennale e a ridefinirne i contenuti. (6-00156)