Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/33357 presentata da VALPIANA TIZIANA (MISTO) in data 20010110
Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, al Ministro per la funzione pubblica, al Ministro per la solidarieta' sociale, al Ministro per le pari opportunita'. - Per sapere - premesso che: l'orario di lavoro nelle sedi Inps e' materia di contrattazione decentrata; la sede Inps di Verona da sempre articola il suo orario di lavoro su sei giorni, rendendo un servizio all'utenza il sabato mattina, con l'accesso agli sportelli soprattutto dei cittadini cui sarebbe difficile a causa dell'orario di lavoro accedere nelle altre giornate lavorative; il 23 novembre 2000 il direttore della sede Inps di Verona chiedeva alle Rsu e organizzazioni sindacali l'apertura formale di una contrattazione al fine di razionalizzare l'orario di lavoro della sede e dei centri operativi, proponendo di portare l'orario di lavoro su cinque giorni; le organizzazioni sindacali si dichiaravano disponibili alla discussione e a rimettere la decisione finale al personale, attraverso referendum; il referendum si e' svolto il 20 dicembre 2000 decretando, a stragrande maggioranza (67 per cento, il mantenimento dell'orario su sei giorni); il 21 dicembre 2000 l'esito del referendum veniva comunicato al direttore che si riserva di "pensarci"; il giorno successivo, 22 dicembre 2000, con atto unilaterale, il direttore inseriva nella "cartellina sindacale" la bozza di ordine di servizio con l'articolazione dell'orario di lavoro su cinque giorni, a partire dal 2 gennaio 2001; il 23 dicembre le organizzazioni sindacali inviavano al direttore una diffida a dar corso all'ordine di servizio, proclamavano lo stato di agitazione del personale e avvertivano di aver avviato la procedura del "tentativo di conciliazione" avanti al prefetto; il 27 dicembre si e' tenuto un incontro tra rappresentanze dei lavoratori e direttore, nel corso del quale il direttore ha ribadito la propria prerogativa ad assumere decisioni unilaterali; nel corso della medesima mattinata e' stato promulgato l'ordine di servizio; il giorno 3 gennaio 2001 si e' tenuto con il prefetto di Verona l'incontro fissato per il tentativo di conciliazione, che ha avuto esito negativo a causa dell'assenza del direttore e/o dei suoi rappresentanti; i lavoratori, per difendere gli interessi del personale e dell'utenza, nei giorni 2, 3, 4, 5 gennaio 2001 dalle ore 11 alle ore 12 si sono riuniti in assemblea contestando la decisione presa e il metodo con cui e' stata assunta e hanno proclamato il blocco degli straordinari e dei turni; l'ordine di servizio e' stato promulgato durante l'esperimento dei tentativi di conciliazione; l'ordine di servizio e' stato promulgato nel periodo compreso tra il 23 dicembre e il 7 gennaio, in palese violazione dell'articolo 4 comma 2 delle Norme di Garanzia del Funzionamento dei Servizi Pubblici Essenziali; altre sedi di Inps (Varese, Bergamo e altre) hanno scelto di mantenere l'orario su sei giorni, senza problemi; la legge 8 marzo 2000 n. 53 "Disposizioni per il sostegno della maternita' e della paternita', per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta'" prevede espressamente l'armonizzazione degli orari di apertura al pubblico degli uffici e auspica un'apertura al pubblico articolata cosi' da permetterne la fruizione al maggior numero possibile di cittadini senza che debbano ricorrere a permessi o assenze dal lavoro; l'apertura al pubblico del sabato va nell'interesse dell'utenza, visto che a Verona, oltre all'Inps, sono aperti il sabato quasi tutti gli uffici comunali, gli uffici finanziari, la Prefettura, gli uffici giudiziari, le Asl, gli uffici postali; l'apertura al pubblico del sabato favorisce anche il personale (soprattutto le donne con figli a carico o comunque persone con problemi familiari) perche' permette di poter completare l'orario senza rientri pomeridiani; fino ad oggi la possibilita' di personalizzare l'orario di lavoro attraverso una programmazione settimanale ha permesso ai lavoratori e alle lavoratrici di rendere un ottimo servizio all'utenza e di operare con profitto, tant'e' che la sede di Verona e' stata spesso citata tra le dieci sedi piu' produttive d'Italia (la produzione pro capite e' molto piu' alta che nelle sedi di Bologna e Genova, il doppio di quella di Milano); quale sia la valutazione di questa vicenda; se non ravvisi nel comportamento del direttore della sede Inps di Verona un atteggiamento antisindacale, volto anche a delegittimare le rappresentanze dei lavoratori; se non ritenga offensivo nei confronti delle istituzioni la voluta assenza al tentativo di conciliazione esperito dal prefetto, la promulgazione dell'ordine di servizio durante il tentativo di conciliazione e in spregio alle esplicite Norme di Garanzia del Funzionamento dei Servizi Pubblici Essenziali e come intenda sanzionare tali comportamenti; se non ritenga nel maggior interesse dell'utenza, dei lavoratori e delle lavoratrici il mantenimento dell'orario di apertura al pubblico degli uffici pubblici anche il sabato; se ritenga accettabile la gestione di un importante ufficio pubblico in palese spregio alla volonta' del personale; se condivida la valutazione secondo cui il supposto risparmio sulle spese di gestione ottenuto con la chiusura del sabato (valutato in circa 120 milioni l'anno) verrebbe azzerato dal fatto che, con l'orario di lavoro distribuito su cinque giorni, l'istituto sarebbe costretto ad elargire un buono pasto al giorno (mediamente 250 lire mensili per 300 dipendenti) non raggiungendo, pur se il bilancio dll'Istituto e' diviso per capitoli di spesa blindati, alcun risparmio di fatto; quali misure intenda attuare affinche' venga ripristinato in tempi brevissimi un dialogo costruttivo per arrivare alla definizione dell'orario e per evitare che i lavoratori siano costretti a utilizzare gli strumenti a loro disposizione (stato di agitazione, assemblee, scioperi) che vanno a discapito anche del servizio, fino ad oggi di ottima qualita', reso all'utenza. (4-33357)