Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02820 presentata da TARADASH MARCO (MISTO) in data 20010116
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: in Italia e negli altri Paesi europei che hanno partecipato alle missioni di pace nei Balcani, e' stato di recente registrato un incremento dei casi di patologie leucemiche tra i militari appartenenti ai contingenti Nato recatisi in Bosnia e in Kosovo; tra le cause di tale incremento, si e' ipotizzata una correlazione tra i circa 10 tipi di patologie e l'uso di proiettili ad uranio impoverito, impiegati in entrambi i territori; il Ministro della difesa, nel corso della seduta del Senato della Repubblica del 10 gennaio 2001, ha riferito che i casi sospetti di militari italiani colpiti da leucemie ed altre malattie tumorali sono 30 (dio cui 7 deceduti), tutti militari che hanno prestato effettivo servizio in Bosnia o in Kosovo. Lo stesso Ministro ha precisato inoltre che tra i malati, "di registra una netta prevalenza numerica di personale che ha operato in Bosnia"; in quella stessa sede, il Ministro ha illustra le misure che sono state adottate dal Governo al fine di verificare tale correlazione; per cio' che riguarda la missione in Kosovo, il Ministro ha riferito che la Nato nel maggio 1999 "ha fatto sapere di aver utilizzato in quella regione munizionamento all'uranio impoverito" e che quindi "la notizia era di dominio pubblico, piu' volte esaminata e discussa in Parlamento, ampiamente pubblicizzata e commentata sulla stampa e nei programmi televisivi". Sulla base di tali informazioni, il Ministro stesso ha sottolineato che "fin dall'ingresso dei nostri militari in Kosovo si sono potute adottare misure di protezione adeguate"; in relazione alla Bosnia, il Ministro della difesa ha invece rilevato che "la notizia ufficiale dell'utilizzo di munizionamento all'uranio impoverito, nei raid del 1994 e del 1995, e' contenuta nella risposta Nato, pervenuta il 21 dicembre scorso, in esito ad una mia specifica richiesta del 27 novembre 2000" e che quindi "fino al dicembre scorso non era stata fornita alcuna comunicazione di tale impiego. Come ha dichiarato ufficialmente il portavoce della NATO, esso non e' mai stato oggetto di particolari procedure informative"; il quotidiano tedesco Die Welt ha rivelato che fonti Nato a Bruxelles hanno riferito che l'Italia sapeva perfettamente dell'impiego dei proiettili all'uranio in Bosnia nel '94-'95, essendone stata esaurientemente informata e che gli alleati Nato avrebbero letto le polemiche suscitate sulla questione dal Governo italiano come un modo di scaricare a livello internazionale problemi di politica interna; la maggior parte dei raid aerei nel corso della guerra in Bosnia sono partiti da basi Nato presenti nel territorio italiano; il Ministro ha inoltre rivendicato all'Italia il merito di aver sollevato per prima la questione e di averla posta all'attenzione della comunita' internazionale; il 10 gennaio 2001, il Governo italiano ha presentato alla Nato una richiesta di moratoria dell'uso dei proiettili ad uranio impoverito che e' stata respinta incontrando la ferma opposizione di Stati Uniti e Gran Bretagna. Infatti, gli interlocutori inglesi hanno rilevato che se la moratoria fosse stata applicata si sarebbe avallata la tesi non confermata per la quale le munizioni provocherebbero le leucemie; nel contempo, fonti americane citate da alcuni organi di stampa (cfr. la Repubblica, 10 gennaio 2001) hanno sottolineato che: "quelle munizioni sono nello stock della Nato dal 1988, e furono sviluppate negli anni '80 proprio perche' i russi avevano equipaggiato i loro tank con corazze di uranio impoverito"; al momento, non vi sono in atto missioni di pace ne' alcuna azione che richieda l'impiego di tali munizioni; non e' stata accertata la correlazione tra le patologie leucemiche e l'utilizzo dei proiettili Du, tanto che l'Organizzazione mondiale della sanita' l'8 gennaio 2001 ha escluso che vi siano prove scientifiche sul fatto che le munizioni in questione provochino tali malattie in considerazione del fatto che "affinche' il rischio di cancro esista, bisognerebbe aver inalato o ingerito dosi massicce nei pressi dei punti di impatto delle munizioni all'uranio", come ha sottolineato Michael Repacholi, l'esperto dell'Oms di contaminazione radioattiva-: se sia vero che i proiettili all'uranio impoverito fanno parte dello stock delle munizioni utilizzate dalla Nato sin dal 1988 e in tal caso se non ritenga il Ministro della difesa necessario verificare quali siano i motivi per i quali non siano state adottate, in occasione della missione di pace in Bosnia, tutte le misure di sicurezza necessarie per proteggere i militari dalle esalazioni tossiche e, in ogni caso, quali siano i motivi per i quali non sia stata assunta alcuna iniziativa per accertare l'effettivo utilizzo di tali munizioni, considerando anche l'impiego che ne era stato fatto in precedenza durante la cosiddetta guerra del Golfo, e considerando che la maggior parte dei raid aerei diretti verso la Bosnia decollavano da basi aeree presenti nel territorio italiano; se i vertici militari abbiano assunto ogni provvedimento necessario affinche' i contingenti italiani impegnati nella missione di pace in Kosovo fossero adeguatamente informati dei rischi eventuali e delle istruzioni diramate dalla stessa Nato in ordine alle misure cautelative da adottare e, in caso contrario, perche' non sia stato fatto, e se le procedure di sicurezza previste siano state effettivamente applicate; quali siano i motivi per i quali il Governo italiano non abbia ritenuto necessario verificare l'effettiva correlazione tra le patologie riscontrate nei veterani delle missioni di pace e l'utilizzo delle munizioni all'uranio impoverito prima di assumere di fronte alla Nato e, in generale, all'intera comunita' internazionale, posizioni categoriche tali da rischiare di mettere in crisi i rapporti con l'alleanza e con gli altri Paesi aderenti. (2-02820)