Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/33898 presentata da RALLO MICHELE (ALLEANZA NAZIONALE) in data 20010207
Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: diciotto anni fa, 25 gennaio 1983, venne ucciso a Valderice (Trapani) il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto; le lunghe e laboriose indagini portarono alla celebrazione di un primo processo che vide la condanna di Antonio e Calogero Minore, quali mandanti, e di Natale Evola e Ambrogio Farina quali esecutori materiali; successivamente, essendo stati, nel frattempo, i predetti assolti in Appello ed in Cassazione, a seguito delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, nel 1997, e' stato avviato un secondo processo che culmino' con la condanna di Toto' Riina e Mariano Agate, quali mandanti, e di alcuni sicari, sancendo inequivocabilmente la matrice mafiosa del delitto; nel corso di alcune recentissime interviste rilasciate alla stampa, Isabella La Torre, vedova del Magistrato ucciso, nel frattempo nominata Vice Sindaco del Comune di Trapani, ha messo in discussione quella sentenza e fatto balenare nuove inquietanti ipotesi circa gli scenari nei quali sarebbe maturato l'omicidio del marito; in data 31 gennaio 2001, stante l'intervista resa al quotidiano La Sicilia pubblicata a pagina 7, che non sembra abbia ricevuto smentite, quelle ipotesi si sono tramutate in vere e proprie tesi; la signora La Torre ha, infatti, testualmente dichiarato che da quando ha cominciato a spiegarsi la morte di suo marito ha maturato "la consapevolezza di tanti tradimenti e di tante complicita' all'interno stesso della Magistratura in cui lui operava", chiarendo che si e' trattato di "tradimenti di colleghi" e che l'omicidio del marito "e' maturato tutto la' dentro"; a queste gravissime dichiarazioni la vedova del Magistrato altre ne ha fatte seguire nelle quali ha affermato che "non sono rimasta soddisfatta del primo processo e gli altri neppure li ho seguiti. Mi arrivavano le convocazioni e io non andavo. Hanno preso quattro scagnozzi mentre si doveva puntare in altre direzioni. Dal processo sono spariti alcuni nastri che dovevano costituire la direttrice di marcia delle indagini. Roba da commissione antimafia ad altissimo livello, ma non dopo diciotto anni. Se ora mi chiamano non rispondo"; la signora La Torre ha anche parlato di "inaccettabile inquinamento delle indagini" al quale ha risposto "con il ritiro della costituzione di parte civile"; alla luce di quanto sopra, appare indispensabile accertare la credibilita' o meno della signora Isabella La Torre e ove questa risultasse attendibile, come non si ha motivo di dubitare, data la gravita' delle affermazioni da lei rese, dovrebbe essere richiesta l'apertura di nuove indagini e quindi la revisione del processo di cui la signora La Torre, vedova Montalto, appare in grado di mettere in discussione l'intero impianto accusatorio; l'apertura di nuove indagini e l'accertamento della veridicita' delle dichiarazioni della La Torre appaiono ancor piu' necessarie nel momento in cui la stessa, che peraltro oggi riveste una importante carica istituzionale quale quella di vice sindaco di una citta' capoluogo, lancia un palese atto di accusa nei confronti di organismi istituzionali, magistratura e Commissione antimafia, sul cui operato non si puo' consentire che vengano sollevati, senza che si arrivi ad un chiarimento, dubbi di cosi' grave rilevanza; e' necessario che sull'omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, che tanta eco suscito' nell'intera nazione, vengano rimosse le ombre inquietanti sollevate dalla signora Isabella La Torre, evitando che questa si trinceri, come le sue dichiarazioni lascerebbero intendere, dietro inaccettabili reticenze -: se sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di propria competenza, eventualmente di carattere ispettivo intenda adottare. (4-33898)