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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/02912 presentata da TARADASH MARCO (MISTO) in data 20010220

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari esteri, il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Per sapere - premesso che: nell'inchiesta pubblicata sul quotidiano la Repubblica nei giorni 16, 17 e 18 febbraio 2001, relativamente all'acquisizione, avvenuta nel giugno 1997, da parte della Telecom Italia del 29 per cento delle azioni di Telekom Serbia, sono emersi elementi tali da indurre la procura della Repubblica di Torino ad aprire un'indagine per verificare l'eventuale ricorrenza di reati, ed in particolare di quello di falso in bilancio; il 22 maggio 1998, una delle piu' prestigiose societa' di auditing del mondo, la Coopers & Lybrand chiamata a certificare i bilanci della nuova Telekom per l'esercizio finanziario 1997, stilo' un rapporto dal quale emersero irregolarita' finanziarie consistenti nella sovrastima degli utili al 31 dicembre 1997, con una tecnica che, cosi' si legge nell'inchiesta, e' "di scuola per la creazione di fondi neri extrabilancio". Tuttavia, a seguito di tale rapporto, alla societa' venne revocato l'incarico, poi affidato alla Bc Excel, una societa' di certificazione di Belgrado, che, nella prima comunicazione agli azionisti, il 24 marzo 1999, defini' la consulenza della Coopers "un'opinione non qualificata"; uno dei fondatori del partito di Slobodan Milosevic ha rivelato che i due advisors che lavorarono alla consulenza finanziaria per la conclusione dell'affare, Natwest markets - che agi' come advisor della Presidenza serba - e Ubs - che lavoro' per conto dei compratori italiani e greci - , "raggiunsero conclusioni diverse sul valore di Telekom Serbia. Per Natwest la stima degli assets era di un 5 per cento inferiore a quella di Ubs, "il che e' apparentemente strano, dal momento che, normalmente e' l'advisor del compratore e non del venditore che cerca di abbassare la stima del prezzo". L'anomalia risulta comprensibile solo se messa in relazione con la tangente che venne calcolata nella percentuale del 3 per cento sul prezzo d'acquisto; dall'inchiesta, risulta anche che l'investimento operato dalla Telecom Italia non fu assolutamente proficuo, tanto che nel bilancio 1999 di Telekom Serbia gli 893 milioni di marchi dell'acquisizione vennero svalutati a 361; il quotidiano riferisce altresi' che Filippo di Robilant, membro del gruppo di esperti internazionali che assistevano la delegazione del Kosovo a Rambouillet, nel febbraio 1999, ha raccontato che "nel gruppo di contatto, se si escludono i russi, gli unici amici di Belgrado erano i componenti della delegazione italiana. L'atteggiamento di appoggio alle richieste del regime aveva qualcosa di sistematico, quasi parossistico". Egli ha inoltre rivelato di aver sentito il portavoce di Madelein Albright, James Rubin dire "Mi vergogno di ripetere quel che Dini sta dicendo nelle nostre riunioni". L'esperto riferisce che le ragioni di quel comportamento venivano attribuite, secondo due colleghi che avevano lavorato al Dipartimento di Stato Usa ed erano stati ai colloqui di Dayton, proprio all'affare Telekom tanto che "quel nome - Dini - e quell'affare - Telekom - erano sulla bocca di tutti. La cosa li lasciava perplessi. Dicevano: "Anche noi americani, e i francesi e i tedeschi, hanno interessi in Serbia, ma non per questo devono essere in cima all'agenda"; dall'inchiesta, risulterebbe anche che il ricavato della vendita, fu destinato, per il 20 per cento, per pagare le pensioni, per il 50 per cento "canalizzato" nei cosiddetti "mutual funds", "un pozzo buono per ogni esigenza: dai prestiti alle industrie di Stato agli stipendi dell'esercito che si preparava all'offensiva in Kosovo, alla pulizia etnica, per la quale era pero' necessario pagare, oltre gli stipendi della milizia, anche la bolletta del carburante russo necessario a far marciare i tank". Cio' che restava, "un terzo del miliardo e cinquecento milioni di marchi, fu messo a disposizione delle banche. Per stabilizzare il dinaro. Forse anche per essere in parte riciclato, come sospetta il governatore della Banca centrale serba Mladijan Dinkic, verso i conti di corrispondenza accesi in Svizzera da Invest Banka, una delle stelle della dissolta galassia bancaria del regime"; sulla base delle notizie pubblicate sul Boston Globe, l'amministratore delegato di Telecom Italia, il dott. Franco Bernabe', dispose un'ispezione interna incaricandone un dirigente che, mantenendo l'anonimato, ha rivelato ai quotidiano la Repubblica di aver avuto grandissime difficolta' a reperire la copia del contratto stipulato per l'acquisizione e che, una volta ottenutala, verifico' che l'incartamento era privo del closing memorandum che dettava le modalita' per il pagamento. Nel corso dell'inchiesta, il dirigente si reco' anche a Belgrado e si rese conto di come l'intera operazione fosse stata gestita in modo anomalo: "la Telecom Italia non si era garantita alcun controllo operativo", "tutte le regole della corporate governace erano aggirate", "tutte le regole previste da quel contratto erano in contrasto con il diritto serbo" e, infine, "il governo serbo ci aveva assicurato l'esclusiva sulla telefonia mobile. Ma l'esclusiva non c'era perche' Milosevic e il suo ministro per le privatizzazioni Milan Beko avevan gia' concesso una licenza alla Mobtel dei fratelli Karic", che erano "a capo di un impero: banche, fabbriche, un'universita' a Belgrado", e che avevano ottenuto un'esclusiva ventennale "pagata quattro soldi" e garantita dalla presenza nel governo di uno dei fratelli. Naturalmente Ministro delle telecomunicazioni"; dall'inchiesta della Telecom emerse che la proposta di acquisizione era stata a piu' riprese liquidata sin dal 1995 poiche' non presentava "criteri adeguati di business" e che un ruolo rilevante era sempre stato svolto da Gianni Vitali, molto legato - secondo le rivelazione de la Repubblica sia a Doicilo Maslovaric, plenipotenziario di Belgrado presso la Santa Sede, sia a Tomaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato della Stet ad opera del quale l'acquisizione in soli 18 mesi viene conclusa; dall'inchiesta disposta dalla Telecom emersero anche "procedure bizzarre e qualche illegalita'" anche nei rapporti con la banca d'affari, la svizzera Ubs, incaricata dalla parte italiana di procedere alla valutazione di Telekom Serbia; il dottor Tommasi di Vignano ha peraltro affermato di ricordare poco di quella vicenda ma di ricordare che dello stato di avanzamento dell'affare venne informata costantemente la Farnesina. Il Ministro degli esteri, l'onorevole Lamberto Dini ha ribadito (la Repubblica, 18 febbraio 2001) che "noi della Farnesina siamo completamente estranei. Fu un'operazione economica portata avanti dalla Stet con il Governo di Belgrado" e che "non c'e' nulla di sorprendente che allora la Telecom abbia negoziato la presa di una partecipazione a Telekom"; l'agenzia il Velino del 16 febbraio 2001 ha riferito che "in due animate riunioni del parlamento del Montenegro, nel settembre del 1999, la signora Dini fu al centro di gravissime accuse da parte di alcuni parlamentari. Uno di loro Miodrag Vukovic, intervenendo contro la decisione della procura della Repubblica di Napoli di indagare sul Ministro degli esteri montenegrino, Branko Perovic, sostenne: "Io affermo, sotto la mia piena responsabilita', che esistono sospetti fondati che gli articoli di cui sopra (quelli dei giornali italiani sul contrabbando di sigarette in Montenegro, ndr) sono stati scritti su ordine di qualcuno, visto che la consorte del Ministro degli esteri italiano, Lamberto Dini, possiede addirittura il 32 per cento delle azioni della Telekom Srbija". Alle pesanti allusioni non segui' alcuna protesta, ne' della signora Dini, ne' tanto meno del nostro Ministro degli esteri o del Governo D'Alema. Ma le accuse di Vukovic impressionarono la Albright che chiese un dettagliato rapporto alla Cia. L'intelligence statunitense preparo' allora una relazione, sugli interessi italiani nei Balcani, nel settore delle telecomunicazioni e dei gasdotti" -: quali siano state all'epoca le valutazioni del Ministero del tesoro e del Ministero degli affari esteri sulla compravendita effettuata dalla Stet, societa' totalmente di proprieta' pubblica, quali siano oggi, alla luce dell'inchiesta del quotidiano la Repubblica e delle ulteriori informazioni dei vari organi di stampa, le valutazioni del Governo in relazione in particolare all'accusa di aver indirettamente finanziato, con un acquisto economicamente svantaggioso, le avventure militariste del Governo serbo, al fatto che venne riscossa una tangente, pari al 3 per cento dell'affare, alle ipotizzate compromissioni, anche personali del Ministro degli affari esteri, alla segretezza dell'operazione e all'occultamento di notizie successivamente compiuto; che cosa venga fatto per accertare, in ogni caso, le responsabilita' di chi avrebbe tenuto all'oscuro dei risvolti illegali dell'operazione sia il Ministero del tesoro che quello degli affari esteri; se non ritengano il Governo e i ministri interessati riferire con urgenza al Parlamento su una vicenda che ha minato la credibilita' del Paese e le sue relazioni internazionali. (2-02912)

 
Cronologia
martedì 30 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva il disegno di legge Misure contro la violenza nelle relazioni familiari (AC 5979), che sarà approvato dal Senato il 7 marzo (legge 4 aprile 2001, n. 154).

lunedì 26 febbraio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    In seguito al Consiglio europeo del dicembre 2000 a Nizza, in Francia, viene firmato il Trattato di Nizza, che entrerà in vigore il 1° febbraio 2003.