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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02045 presentata da IANNUCCILLI SERGIO (FORZA ITALIA) in data 06/02/2002

Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02045 presentata da SERGIO IANNUCCILLI mercoledì 6 febbraio 2002 nella seduta n. 093 IANNUCCILLI. - Al Ministro della difesa, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che: il Ministero della difesa, Direzione Generale del commissariato e dei Servizi Generali, ha attivato una procedura comunitaria ristretta per l'affidamento dei servizi di pulizia degli Enti della Difesa per l'importo complessivo annuo di lire 186.100.000.000 oltre Iva; nella indicata licitazione privata sono stati accorpati tutti gli Organismi Militari nazionali in due soli Lotti: 369 Enti dell'Area Nord (lotto n. 1) e 267 dell'area Centro-Sud (lotto n. 2); tale gara, all'articolo 9, riserva esclusivamente la partecipazione alle imprese che abbiano realizzato, negli ultimi tre esercizi, un fatturato medio di 51.645.689 euro (per il II lotto) o di 44.466.939 euro (per il I lotto); tale requisito economico è posseduto unicamente da pochissime e note società di settore, impedendo di fatto a tutte le imprese del Mezzogiorno d'Italia ed a tutte le piccole e medie imprese d'Italia di poter partecipare; l'ingiustificato accorpamento di oltre 600 enti in due soli lotti, contraddicendo l'organizzazione decentrata del servizio sino ad oggi realizzata con proficui risultati gestionali, amministrativi, organizzativi ed economici, determinerà il fallimento della maggior parte delle aziende che, oggi, erogano le medesime prestazioni di pulizia per numerosi organismi, unici o, comunque, determinanti committenti; l'espletamento della indicata gara, oltre ad impedire alla Pmi di concorrere in condizioni di pari opportunità ad una procedura ad evidenza pubblica, produrrà gravissimi pregiudizi occupazionali, atteso che, se per effetto dell'articolo 4 del contratto collettivo nazionale del lavoro di categoria, sussistendone i presupposti, verranno tutelati i lavoratori attualmente occupati nell'espletamento diretto del servizio (grazie al cosiddetto «passaggio di cantiere»), nessuna salvaguardia verrà offerta alle restanti centinaia di unità di lavoratori delle società uscenti (amministrativi, impiegati, dirigenti, operai impegnati fuori dai cantieri, eccetera), il cui ruolo verrà di fatto cancellato ed i cui costi non potranno più essere sopportati dai datori di lavoro (ove mai questi ultimi riuscissero a «sopravvivere» all'abbattimento o all'azzeramento delle commesse); sotto altro profilo, come rappresentato all'interrogante da numerosi imprenditori, il menzionato bando presenta plurime «incongruenze», tant'è che lo stesso è stato impugnato innanzi al Tar Lazio; a prescindere dalla valutazione giudiziale, non può esimersi dall'evidenziare la abnormità di talune inesattezze, quali, tra quelle rappresentate allo scrivente, la inesatta conversione in euro del valore presunto annuo (lire 186.000.000 sono pari a 96.112.628,92 euro e non agli indicati 96.110.000 euro), e l'esigenza di una maggiore attenzione nella previsione della lex specialis ; la indicazione dei requisiti di gara, posseduti da due, forse, tre società di settore in tutto il Paese, si pone in contrasto con i principi istituzionali tesi a garantire la più ampia e corretta partecipazione dei soggetti alle gare pubbliche, a favorire l'iniziativa economica ed a tutelare l'effettiva concorrenza del mercato al fine di impedire la formazione di posizioni oligopolistiche o di controllo; in egual modo, enorme è il pregiudizio sofferto dal Mezzogiorno (che nel 2000 ha registrato un tasso di disoccupazione del 21 per cento, doppio rispetto alla media nazionale, quadruplo rispetto a quella del nord d'Italia), le cui imprese, di fatto, non sono poste in condizione di partecipare ad una fondamentale opportunità di lavoro, in contraddizione con quanto previsto dal programma di Governo teso ad agevolare l'iniziativa economica nel Mezzogiorno, a finanziarne l'imprenditorialità e a favorire l'occupazione; l'impellente necessità di combattere la disoccupazione è uno degli obiettivi fondamentali del programma di Governo e si pone in perfetta sintonia con l'esigenza dei Ministri della difesa e del lavoro, sempre sensibili nel salvaguardare i cittadini ed il paese da qualsivoglia circostanza che attenti ai diritti inviolabili della persona; poiché il termine ultimo entro cui inviare le domande di partecipazione alla «atipica» gara in esame è già elasso e la procedura di gara sta per completarsi, è necessario un intervento immediato onde evitare che i paventati effetti possano irreversibilmente prodursi, a danno di cittadini, lavoratori, imprenditori e quindi dell'economia e della politica sociale del nostro Paese -: se ed in che modo intendano garantire la partecipazione, in condizioni di pari opportunità, anche alle piccole e medie imprese italiane; se intendano procedere ad una ripartizione decentrata o, comunque, in più lotti, con conseguente diminuzione dell'importo a base d'asta e modifica dei requisiti di partecipazione; in che modo intendano tutelare i lavoratori e le imprese uscenti che vedranno falcidiate le commesse, con definitiva estromissione dal mercato; quali provvedimenti intendano assumere per garantire la più opportuna definizione della questione sopra descritta. (4-02045)

Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata giovedì 13 giugno 2002 nell'allegato B della seduta n. 158 all'Interrogazione 4-02045 presentata da IANNUCCILLI Risposta. - Le questioni sollevate dall'interrogante si riferiscono ad una gara d'appalto a licitazione privata in ambito U.E. (Unione europea), con procedura ristretta, per l'affidamento del servizio di pulizia di locali presso enti della Difesa dislocati sul territorio nazionale. La gara è divisa in due lotti: a) uno, relativo a circa 380 enti dell'area nord, per un importo complessivo annuo di circa 44.466.939 euro (circa 86 miliardi lire), IVA esclusa; b) l'altro, relativo a circa 270 enti dell'area centro-sud, per un importo complessivo annuo di circa euro 51.645.689 (circa 100 miliardi di lire), IVA esclusa. Fra i requisiti per l'ammissione alla gara, il bando richiede che le imprese o raggruppamenti di imprese interessati abbiano realizzato, come media degli ultimi tre esercizi finanziari, un fatturato non inferiore a quello annuo presunto del lotto o dei lotti per i quali viene presentata domanda di partecipazione. Ciò premesso, con riferimento alle questioni poste con l'interrogazione si sottolinea che da tempo la Difesa persegue una politica di «macrocontratti» che, sino ad ora, sono stati posti in essere con la formula del «decentramento controllato». Ciò ha consentito di realizzare un rilevante risparmio di spesa. Infatti, solo con lo strumento del «macrocontratto» un'organizzazione imprenditoriale (impresa singola e raggruppamento di imprese) è in grado di fornire riscontri positivi in termini di resa e di crescita nelle capacità tecnico-funzionali. Peraltro, tale linea contrattuale è stata sancita sin dall'anno 2000 da direttive ministeriali, che prevedono di: a) concentrare in unici lotti il maggior numero di infrastrutture per la resa dello stesso tipo di servizio; b) stipulare, ove possibile e conveniente, contratti di servizio concentrati per aree geografiche o per materia. Pertanto, l'inglobamento di un'unica gara di servizi a favore di numerosi enti dislocati in ampie aree geografiche è stato già sperimentato senza che si siano verificate significative difficoltà. Il sistema ha sempre dato risultati allorquando i comandi interessati hanno esercitato una puntuale azione di controllo sull'operato delle imprese ed hanno applicato puntualmente le penalità previste in presenza di violazione delle norme contrattuali. In tale quadro, nel corso dell'anno 2001 sono giunti a scadenza, senza possibilità di rinnovo, numerosi vecchi contratti stipulati nel passato ad un costo nettamente superiore a quello medio spuntato col «decentramento controllato». Si è reso quindi necessario avviare sia le procedure di gara per assicurare i servizi inseriti nei cennati contratti, sia quelle per assicurare ex novo , su richiesta delle Forze armate, servizi analoghi. In presenza di tali numerose esigenze sono sorte difficoltà di coordinamento che hanno portato a riconsiderare la procedura del «decentramento controllato». Pertanto, per evitare il ritorno a disfunzionali decentramenti a «pioggia» o al ricorso improprio a proroghe di vecchi e costosi contratti, si è ritenuto necessario riaccentrare le procedure. Solo così è stato possibile mantenere i capisaldi del «decentramento controllato» e, contestualmente, perfezionare le condizioni contrattuali prestando particolare attenzione alle clausole che mirano a garantire il mantenimento dei posti di lavoro, nel cosiddetto «passaggio di cantiere». In coerenza con la policy dei macrocontratti di cui si è accennato, è stato quindi deciso di soddisfare l'esigenza di una gestione accentrata con la gara in argomento, dove la richiesta di un fatturato adeguato per partecipare alla gara è stata una conseguenza della scelta strategica di rivolgersi a grandi organizzazioni imprenditoriali. La risposta del mercato è stata consistente. Ben 66 imprese - da sole o in raggruppamento - hanno presentato domanda di partecipazione, fugando ogni preoccupazione circa le limitazioni della concorrenza dovuta a soglie troppo alte di capacità finanziaria od economica. Riguardo, poi, ai paventati pregiudizi occupazionali, nel ricordare che l'Amministrazione è prioritariamente chiamata ad impiegare nel modo più proficuo le risorse destinate in bilancio per la difesa nazionale, si sottolinea che la politica seguita dalla Difesa di «esternalizzare» i servizi, prima svolti dai militari, ha determinato un aumento della spesa pubblica nel particolare settore, che ha complessivamente ricevuto un netto impulso alla crescita. Un'idea degli incrementi complessivi dei servizi di pulizia, unitamente a quelli similari di ristorazione e catering, può essere dedotta dalle risorse impegnate: 163 miliardi di lire nel 1998, 255 miliardi di lire nel 1999, 306 miliardi di lire nel 2000, 417 miliardi di lire nel 2001 e 230 milioni di euro nel 2002. Le positive ricadute occupazionali globali risultano, dunque, importanti tanto da far ritenere sopportabili e riassorbibili dal sistema economico complessivo gli inevitabili «aggiustamenti» delle ridondanze locali, non più compatibili con la riorganizzazione e la razionalizzazione del settore. Peraltro, con riferimento alla tutela dei lavoratori, pare utile riportare integralmente la clausola contrattuale posta a tutela del mantenimento dei posti di lavoro di cui si è fatto cenno in precedenza. Si cita testualmente: «L'impresa aggiudicataria è obbligata al rispetto integrale delle disposizioni di parte economica e normativa contenute nei contratti collettivi nazionali di settore e a rispettare il costo orario indicato nelle tabelle previste dal decreto ministeriale 7 novembre 2001, si impegna ad ottemperare a tutti gli obblighi di legge e di contratto, relativi alla protezione del lavoro ed alla tutela dei lavoratori ed in particolare modo a quelli della previdenza sociale (invalidità, vecchiaia e disoccupazione, tubercolosi, infortuni e malattie) ed a quegli obblighi che trovano la loro origine in contratto collettivo e prevedono, a favore dei lavoratori, diritti derivanti dal pagamento di contributi da parte dei datori di lavoro, per assegni familiari, indennità ai richiamati alle armi, eccetera. L'impresa si obbliga a praticare verso i dipendenti lavoratori condizioni normative o retributive non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro applicabili, alla data del contratto, alla categoria e nella località in cui si svolgono le prestazioni nonché le successive integrazioni e modifiche. Resta convenuto che nell'arco di tempo interessante l'esecuzione del contratto fino cioè al momento del pagamento del saldo, qualora l'impresa venisse denunciata dal competente ispettorato del lavoro per inadempienza ai predetti obblighi, l'amministrazione della difesa opererà una ritenuta cautelativa fino al 20 per cento dell'importo contrattuale. Gli obblighi relativi ai contratti collettivi di lavoro di cui sopra vincolano l'impresa anche nel caso in cui non aderisca alle associazioni stipulanti o receda da esse per tutto il periodo del contratto. L'impresa, inoltre, è tenuta a mantenere per almeno tre mesi lo stesso personale che già opera presso la medesima struttura oggetto del servizio, all'atto del passaggio del cantiere. Non ricorre questo obbligo per il personale eventualmente assunto dopo la data di espletamento della gara. L'impresa, o il raggruppamento di imprese, aggiudicataria si impegna ad assumere manodopera iscritta presso l'ufficio di collocamento nella cui circoscrizione ha sede l'ente fruitore del servizio e, inoltre, ad attenersi alle norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili previste dalla legge 12 marzo 1999, n. 68. Si aggiunge, in ultimo, che le vertenze giudiziarie scaturite dal bando di gara sono un'ennesima conferma della complessità e dell'alta conflittualità con le ditte che caratterizza il settore. Tali contenziosi, che vengono trattati nelle sedi competenti, sono ancora lontani dalla conclusione. Essi, tuttavia, non riguardano la lieve discordanza fra il valore contrattuale presunto in lire e quello in euro fatto rilevare dall'interrogante. In relazione a quanto precede, si ritiene che la validità dei principi e dei criteri in base ai quali è stata indetta la gara di cui trattasi sia ampiamente confermata, fatti salvi gli aggiustamenti che gli sviluppi del procedimento amministrativo ancora in itinere renderanno, eventualmente, necessari. Il Ministro della difesa: Antonio Martino.



 
Cronologia
domenica 6 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Ministro degli esteri Ruggiero si dimette per divergenze con le critiche espresse dai ministri Bossi, Martino e Tremonti all'euro. Il Presidente del Consiglio Berlusconi, dopo aver tentato una mediazione, assume l'interim del dicastero.

giovedì 21 febbraio
  • Politica, cultura e società
    Dopo il rifiuto del Governo di stralciare la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dalla più generale riforma del mercato del lavoro i sindacati si dividono: la CGIL si dichiara indisponibile a proseguire le trattative.