Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00367 presentata da VIZZINI CARLO (FORZA ITALIA) in data 20/03/2002
Interrogazione a risposta orale3-00367 Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00367 presentata da CARLO VIZZINI mercoledì 20 marzo 2002 nella seduta n. 142 VIZZINI. Ai Ministri della giustizia e dell'interno. Premesso: che mentre ci si avvia al decennale delle stragi del '92, nelle quali persero la vita i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e numerosi eroici agenti della Polizia di Stato addetti alla loro sicurezza, la stampa nazionale ha dato notizia che molti di coloro che idearono e parteciparono a quegli orrendi attentati politico mafiosi, che nel tempo hanno assunto il ruolo di «collaboratori di giustizia», sono tornati in libertà grazie alla legislazione premiale; che resta un punto fermo per l'interrogante una valutazione positiva sulla legislazione riguardante i collaboratori che ha rappresentato e rappresenta uno strumento essenziale per la lotta alla criminalità organizzata e che grazie alle rivelazioni di questi ultimi è stato possibile infliggere durissimi colpi a «Cosa nostra» smantellandone l'apparato stragista, si chiede di conoscere: se non si ritenga di dovere meglio disciplinare i modi e le forme di ritorno in libertà dei collaboranti, impedendo tassativamente che gli stessi possano vivere nelle stesse zone dove hanno esercitato l'attività mafiosa ed organizzato orrendi crimini, rappresentando ancora oggi e per sempre una drammatica offesa alla memoria dei caduti e alle coscienze di tutti i cittadini. Ciò vale ancor più nei confronti di chi si mostra ostentatamente all'attenzione della pubblica opinione rilasciando anche dichiarazioni ed interviste sulla propria vita e le proprie gesta; se non si ritenga, altresì, inquietante la circostanza che mentre taluni collaboratori di giustizia sono in libertà altri, pur avendo maturato i requisiti prescritti, non presentano domanda per ottenerla e che ciò possa rappresentare un segnale grave e reale del rischio che si possa preparare un sanguinoso regolamento di conti all'interno di «Cosa nostra» non appena tutti quelli che ne hanno diritto torneranno in regime di piena libertà. (3-00367)