Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00556 presentata da BEVILACQUA FRANCESCO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 23/07/2002
Interrogazione a risposta orale3-00556 Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00556 presentata da FRANCESCO BEVILACQUA martedì 23 luglio 2002 nella seduta n. 218 BEVILACQUA, SEMERARO, SPECCHIA, TIRELLI, TOMASSINI, PERUZZOTTI, GRILLOTTI. Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che: nel corso dell'ultimo semestre 1995 e del primo 1996 la S.R.L. Coop Banca Popolare Commercio & Industria di Milano attraverso una offerta pubblica d'acquisto acquisì una partecipazione di controllo del 60% dell'allora Banca Popolare di Luino e di Varese, con direzione generale a Varese, fondata nel 1888, che contava oltre 33.000 soci, previa la sua trasformazione in società per azioni; con la convenzione di un protocollo d'intesa datato 20 dicembre 1995, stipulata con la collaborazione della vigilanza bancaria in Roma, che la impegnava, sul piano giuridico nonché di correttezza e di onore, a preservare l'identità istituzionale e l'autonomia funzionale della controllata, si assicurava il suo legame territoriale, anche nell'interesse dei numerosissimi dipendenti, oltre che nell'interesse della clientela locale; all'assemblea successiva della primavera del 1997, la controllante S.R.L. Coop Banca Commercio & Industria, attraverso i propri esponenti e tramite persone ad essa collegate, grazie ad una anomala votazione dei nominativi, votazione per «differenza», che ha dato luogo ad impugnazione, faceva nominare un nuovo consiglio di amministrazione. Detta votazione era l'origine di una causa, attualmente pendente al n.23812/2000, avanti la Corte Suprema di Cassazione. La causa veniva discussa all'udienza del 22 aprile 2002, la sentenza non è stata ancora depositata e la controversia investe direttamente il potere degli amministratori eletti, ritenuti dalla minoranza quali meri amministratori di fatto e non già di diritto; in pendenza dei procedimenti predetti, la controllante e il consiglio di amministrazione della controllata, da essa imposto, ha proceduto ad una serie di operazioni volte all'acquisizione delle azioni della Banca di Luino, quotate al mercato ristretto di Milano, fino ad arrivare al rastrellamento dell'80% dei titoli, con modalità che furono denunziate dal Sen. Avv. Giovanni Valcavi, azionista della Banca, e, da altri soci, nel 1977 nuovamente denunziate e quindi nel 1999; attualmente il fascicolo reca il n. 555/97 ed è assegnato al sostituto procuratore Dott. Agostino Abate della Procura della Repubblica di Varese; nel corso del 2001 la «Commercio & Industria», le cui possibilità patrimoniali si aggirano intorno ai mille miliardi, decise di assumere il controllo della banca Carime delle Calabrie e regioni limitrofe, con oltre 3000 dipendenti, contro l'impegno in corrispettivo multiplo dei suoi mezzi propri. Ne derivò l'inizio di una grave crisi per la «Commercio & Industria»; i suoi titoli precipitarono sulla Borsa valori di Milano, con riflessi immediati sulla stampa specializzata finanziaria, mentre diventava amministratore delegato della stessa il Dott. Auletta Armenise, già amministratore della S.P.A. Banca Intesa, che aveva proposto alla «Commercio & Industria» l'acquisto della Carime; sintomi di tali gravi difficoltà sono rilevabili dall'Assemblea del 27 aprile 2002, durata oltre 10 ore, e dal fatto che Banca Intesa abbia mantenuto la quota del 25% di Carime, ed il ricorso straordinario, ma fin qui non eseguito, di un aumento di capitale di 205.000.000 di euro, attraverso l'impegno di un futuro intervento di Mediobanca e Unicredito ad acquisire le azioni inoptate di «Commercio & Industria»; appariva a questo punto che il 2 giugno 2002 i quotidiani economici ed Internet pubblicavano l'annuncio del piano industriale del nuovo amministratore delegato di «Commercio & Industria», già Direttore generale della venditrice Banca Intesa, relativo alla prevista incorporazione, da parte della «Commercio & Industria», della S.p.A. Banca popolare di Luino e Varese, che conta ancora 11.000 soci senza alcun pagamento per contanti, ma con l'offerta di un cambio con le sue svilite azioni; naturalmente il titolo è ulteriormente caduto in ribasso e viene in questo momento rastrellato dalla Banca dominante; non solo l'incorporazione di cui al piano annunciato viola gravemente il protocollo d'intesa del 20 dicembre 1995, che impegnava «Commercio & Industria», sul piano sia giuridico che di correttezza e di onore, a «preservare l'identità istituzionale e l'autonomia funzionale» della controllata, quanto comporterà, ove autorizzata dalla Banca d'Italia, la scomparsa della Banca Popolare di Luino e di Varese, i cui soci sono ancora 11.000. Detti soci hanno subito una fortissima caduta del titolo, mentre i dipendenti rischiano una vera e propria diaspora, senza contare il fatto negativo per l'intera provincia, privata di un istituto di credito di primaria valenza territoriale legato allo sviluppo armonico del territorio; da qui la denunzia vibrata della segreteria provinciale della Fabi, il maggior sindacato bancario, apparsa sulla «Prealpina» di Varese; l'articolo 31 del Testo unico 19/1993, a mente della più autorevole dottrina, ritiene nulla una incorporazione di una società per azioni, i cui soci hanno un diritto di voto in proporzione delle azioni in loro possesso, dal momento che le Banche Popolari hanno un diritto di voto capitario, limitazione di partecipazione di capitale posseduto ed altri vincoli, e comunque l'autorizzazione della Banca d'Italia può essere data solo in presenza dell'interesse dei creditori e di esigenze di stabilità, che nella specie non ricorrono, in ogni caso per la controllata, solo che si pensi alle conseguenze del voto capitario; il piano industriale prevede anche il realizzo di tutti gli immobili della Luino attraverso una operazione di spin off e lo scorporo di tutti i suoi sportelli che unitamente a quelli di «Commercio & Industria» verrebbero intestati a due distinte Banche reti, una al Nord e una al Sud, con la dismissione di oltre 900 dipendenti. Al vertice rimarrebbe come holding la S.R.L Coop Banca Commercio & Industria, le cui delibere assembleari sarebbero rimesse al voto capitario dei suoi soci, contro ogni logica di stabilità, il tutto non certo sorretto da esigenze dei creditori ma solo dalla esigenza di completare il pagamento del prezzo del 25% a Banca Intesa (operazione Carime), e non assicurerebbe alcuna stabilità di governance e darebbe inoltre luogo certamente ad un gravissimo contenzioso tra azionisti e società, si chiede di conoscere quali passi concreti si intenda assumere d'urgenza perché: a) la Banca d'Italia non abbia a rilasciare l'autorizzazione sopra descritta di incorporazione della Banca Popolare di Luino e Varese assumendo ogni competente provvedimento che preservi l'identità istituzionale e l'autonomia funzionale della stessa, a vantaggio degli azionisti, dei dipendenti, del suo territorio, delle sue imprese e attività economiche; b) perché la Consob garantisca altre soluzioni diversamente rispondenti agli interessi dei creditori e dei soci della stessa «Commercio & Industria». (3-00556)