Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01864 presentata da DELMASTRO DELLE VEDOVE SANDRO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 29/01/2003
Interrogazione a risposta orale Atto Camera Interrogazione a risposta orale 3-01864 presentata da SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE mercoledì 29 gennaio 2003 nella seduta n. 255 DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: la questione irachena, benché presentata come semplice espressione della lotta mondiale al terrorismo internazionale e come sperimentazione del nuovo e discutibilissimo concetto di «guerra preventiva» si intreccia inevitabilmente con gli interessi strategici dell'occidente industrializzato verso la più importante area petrolifera del mondo; questa costatazione, in realtà, genera anche incredibili e, nel contempo, significative contraddizioni; il quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore di martedì 28 gennaio 2003, alla pagina 2, inserisce giustamente fra i «paradossi del business» il fatto che «il petrolio iracheno inonda gli Usa»; si apprende dunque che «nelle ultime settimane proprio gli Stati Uniti sono diventati i maggiori acquirenti del greggio iracheno» e che «il petrolio di Bassora e Kirkuk viene acquistato attraverso intermediari e finisce sul mercato americano ed europeo dopo essere passato dal terminale turco di Ceyhar e da quello sul Golfo di Mimaal-Bakr»; non soltanto, ma in una sorta di inconfessabile alleanza, il petrolio iracheno, secondo il quotidiano finanziario, «ha così coperto il drastico calo delle esportazioni del Venezuela negli Stati Uniti; il quotidiano finanziario offre, discutendo di petrolio, interessanti chiavi di lettura della crisi irachena, ricordando una nota affermazione dell'ex-segretario di stato americano Harry Kissinger secondo cui «il petrolio è una cosa troppo importante per lasciarla agli arabi»; ed ancora Il Sole 24 Ore riferisce: «Per tutte queste ragioni nessuno vuole rinunciare al petrolio dell'Irak. In primo luogo gli Stati Uniti che qui, come in Iran, non hanno mai ottenuto concessioni al contrario delle società russe, francesi, cinesi, italiane; é altresì riportata un'osservazione sensata dell'ex-capo del programma dell'Onu «Oil for food» Denis Halliday: «Non sarebbe meglio se invece di una guerra per il petrolio Stati Uniti e Irak firmassero finalmente un accordo commerciale? Se venissero tolte le sanzioni porterebbero a casa l'oro nero che vogliono; ad evidente conferma di queste opzioni Il Sole 24 Ore pubblica inoltre la seguente deliberazione del ministero degli esteri iracheno Naji Sabri: «In realtà americani e inglesi vogliono conquistare l'Irak per impadronirsi del suo petrolio, ma anche quello del resto del Golfo e del mondo arabo. Attenti anche a voi europei: con questo conflitto gli Stati Uniti colpiscono gli interessi dell'Europa»; pare potersi affermare che, in questo quadro, le ragioni ufficiali che dovrebbero giustificare la guerra contro l'Irak rischiano di affondare in un mare di petrolio -: se nell'ambito delle organizzazioni Poste alla base della posizione del governo sulla questione irachena, abbiamo trovato adeguata mediazione e valutazione gli incontestabili interessi degli Stati Uniti d'America sul controllo del petrolio nell'intera area del Golfo.(3-01864)