Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVE DI DIBATTITO 8/00059 presentata da CALZOLAIO VALERIO (DEMOCRATICI DI SINISTRA-L'ULIVO) in data 22/10/2003
Risoluzione in Commissione Atto Camera Risoluzione in Commissione 8-00059 presentata da VALERIO CALZOLAIO mercoledì 22 ottobre 2003 pubblicata nel bollettino n. 393 La III Commissione, premesso che: le mine antipersona sono a tutti gli effetti delle armi di distruzione di massa ad azione ritardata; a quasi cinque anni dalla firma ad Ottawa del Trattato per la messa al bando delle mine, sono almeno 82 i Paesi afflitti da questi ordigni, che perpetuano per decenni l'incubo della guerra, ostacolano la ricostruzione, impediscono lo sviluppo ed innescano un circolo vizioso di terrore, povertà ed emarginazione destinato a prolungarsi nell'arco di intere generazioni; nel solo 2002 le mine hanno ucciso o ferito circa 20.000 persone, l'85 per cento delle quali civili, in 65 Paesi. Tra i Paesi in cui si è registrato il maggior numero di vittime si contano la Cecenia (5.695) e l'Afghanistan (1.286), seguiti da Cambogia (834), Colombia (530), India (523), Iraq (457). Questi dati sottolineano il continuo uso di mine in conflitti spesso dimenticati dalla comunità internazionale e l'alta incidenza di vittime anche ben oltre la fine delle guerre; fino al 1993 l'Italia è stata, insieme a Cina e Russia, uno dei principali produttori mondiali di mine; nell'arco degli ultimi 10 anni le istituzioni italiane, sulla spinta di una forte mobilitazione della società civile, hanno guidato un cambiamento radicale, che ha portato il Paese a proibire la produzione, l'uso, lo stoccaggio ed il commercio di mine e a sostenere azioni volte a minimizzare i devastanti effetti di questo sistema d'arma intrinsecamente indiscriminato; la legge n. 374 del 1997 che sancisce la messa al bando delle mine sul territorio nazionale contiene all'articolo 2 una definizione di mina antipersona (dispositivo o ordigno dislocabile sopra, sotto, all'interno o accanto ad una qualsiasi superficie e congegnato o adattabile mediante specifiche predisposizioni in modo tale da esplodere, causare un'esplosione o rilasciare sostanze incapacitanti come conseguenza della presenza, della prossimità o del contatto di una persona) innovativa e all'avanguardia rispetto anche a quella contenuta nello stesso Trattato di Ottawa; l'adesione dell'Italia al Trattato di Ottawa, la creazione - sotto l'egida del ministero per gli affari esteri - di un tavolo di consultazione tra rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni non governative impegnate sul fronte della battaglia antimine, l'istituzione con legge n. 58 del 2001 di un fondo dedicato allo sminamento umanitario, e la distruzione, realizzata in anticipo rispetto alla scadenza prefissata, dell'arsenale italiano di più di 7 milioni di mine, sono tutte testimonianze di un forte impegno che può e deve continuare negli anni a venire; attraverso il Fondo per lo sminamento umanitario negli ultimi tre anni l'Italia ha contribuito a realizzare importanti interventi in Paesi che vivono vere e proprie emergenze umanitarie a causa delle mine (Afghanistan, Angola, Bosnia, Etiopia, Laos, Mozambico, Sri Lanka, Sudan, solo per citarne alcuni), posizionandosi nel 2002 al decimo posto tra i Paesi impegnati nell'azione contro le mine; gli attuali livelli di finanziamento non sono adeguati ad assicurare che i Paesi colpiti dalle mine possano liberarsi da questa ipoteca sul futuro in tempi ragionevoli (per gli Stati Parte della Convenzione di Ottawa l'obiettivo è riuscirci nell'arco di 10 anni dall'adesione), come evidenzia lo studio di un'agenzia di internazionale di sminamento secondo il quale agli attuali livelli di finanziamento ci potrebbero volere 200 anni per bonificare il territorio della Bosnia-Erzegovina; il continuo utilizzo di bombe a grappolo, come ad esempio nei più recenti interventi armati internazionali in Afghanistan e Iraq, pone sempre più urgentemente all'ordine del giorno l'esigenza della bonifica territoriale postbellica; i finanziamenti destinati a livello globale a realizzare programmi adeguati di assistenza e riabilitazione delle vittime delle mine, indispensabili per consentire loro una vita dignitosa e garantire l'inserimento nel tessuto economico e sociale, sono insufficienti e tali programmi risultano carenti in uno più aspetti in almeno 48 Paesi; impegna il Governo: a continuare e rafforzare il proprio impegno sul fronte diplomatico al fine di promuovere l'universalizzazione del Trattato di Ottawa, quindi la definitiva messa al bando di questi ordigni, atteso che il nostro Paese è nella posizione negoziale per mettere a punto una credibile azione diplomatica presso gli Stati, alcuni dei quali alleati, amici o partner commerciali, storici o di più recente acquisizione, che ancora si riservano di fare uso di mine e in particolare, a: a) condannare l'uso di mine, effettuato sia da Paesi sia da entità non statali, con particolare urgenza nella situazione in Cecenia; b) fare opera di persuasione con Paesi come gli Stati Uniti, Cina, India, Russia, che ancora non hanno aderito al Trattato di Ottawa; c) incoraggiare l'adesione dei membri presenti e futuri dell'Unione europea che ancora rimangono al di fiori del sistema di Ottawa (Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia) entro il quinto anniversario della sua entrata in vigore (1o marzo 2004); b) a confermare l'impegno concreto per liberare decine di milioni di persone dalla minaccia delle mine, ed in particolare, ad assicurare al Fondo per lo sminamento umanitario una dotazione finanziaria per il prossimo triennio adeguata alle pressanti necessità dei Paesi colpiti, dotazione che non dovrebbe in ogni caso essere inferiore alla cifra ipotizzata dal Governo (nell'ordine di 36 milioni di euro per il periodo 2003-2005) in occasione della presentazione del rapporto annuale Landmine Monitor Report . (8-00059) «Calzolaio, Michelini, Mattarella, Mantovani, Landi Di Chiavenna, Cima, Rizzi».