Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08453 presentata da LUCCHESE FRANCESCO PAOLO (UDC (UNIONE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI E DEI DEMOCRATICI DI CENTRO)) in data 13/01/2004
Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08453 presentata da FRANCESCO PAOLO LUCCHESE martedì 13 gennaio 2004 nella seduta n. 405 LUCCHESE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: nelle maggiori città d'Italia migliaia di clandestini circolano indisturbati e fanno ciò che vogliono; tale fenomeno sarebbe dovuto venire meno a seguito dell'approvazione della legge Bossi-Fini -: quali siano i dati sull'applicazione di tale legge e quali siano le motivazioni per cui la stessa non ha realizzato le sue finalità.(4-08453)
Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 3 agosto 2004 nell'allegato B della seduta n. 504 all'Interrogazione 4-08453 presentata da LUCCHESE Risposta. - Le potenzialità della legge Bossi-Fini, come strumento per il governo dell'immigrazione, sono testimoniate dal primo risultato ottenuto: la regolarizzazione e l'emersione dal lavoro nero di circa 700 mila lavoratori stranieri, conclusasi entro la fine del 2003, perfettamente in linea con le previsioni e le assicurazioni più volte formulate dal Governo. Si è trattato di un'operazione che non ha precedenti in Europa, per dimensione, complessità degli adempimenti e tempi di realizzazione. Va sottolineato che la regolarizzazione è la premessa indispensabile all'inserimento di quanti vengono in Italia per lavorare pacificamente nel rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori, ed è anche un'efficace forma di prevenzione nei confronti di quel fanatismo religioso, che alligna soprattutto nell'emarginazione sociale e nell'isolamento culturale. Per quanto concerne, in particolare, gli aspetti del fenomeno dell'immigrazione clandestina, sottolineati dall'interrogante, e i risultati conseguiti dopo l'entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia, si precisa che nel 2003 sono sbarcati clandestinamente sulle coste del nostro Paese 14.331 stranieri, con una diminuzione di circa il 40 per cento rispetto all'anno precedente. Accanto al sostanziale azzeramento dei flussi migratori verso la Puglia e la Calabria (rispettivamente, il 95,9 per cento ed il 91,6 per cento di sbarchi in meno rispetto al 2002), si registra una diminuzione significativa anche per le coste siciliane (meno 23 per cento dove, nel periodo indicato, sono sbarcati 14.017 immigrati (erano stati 18.225). Tale dato, benché ancora rilevante per la Sicilia, segna una positiva inversione di tendenza rispetto al forte incremento che si era verificato nel 2002, quando sbarcarono, nell'isola, 18.225 clandestini (erano stati 5.504 nel 2001). È diminuito anche il numero degli stranieri rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale, passando dai 150.746 del 2002 ai 105.957 del 2003, a riprova di un più efficace controllo delle frontiere esterne; inoltre i provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale adottati lo scorso anno sono stati 65.153, pari al 61,49 per cento del totale degli stranieri irregolari rintracciati, a fronte degli 88.501 del 2002, pari al 58,7 per cento del totale dei rintracciati di quell'anno. Per rendere tempestivi e reali i riaccompagnamenti nei Paesi d'origine si è fatto un uso intenso di voli charter, che nel corso del 2003 sono stati 33 per il rimpatrio di 2.334 stranieri (nel 2004, al 15 marzo, i voli effettuati sono stati già 9, per il rimpatrio di 583 stranieri). La tendenza alla diminuzione degli sbarchi e, più in generale, degli ingressi clandestini nel nostro Paese costituisce, obiettivamente, il risultato delle iniziative di contrasto messe in atto dal Governo non solo sul piano interno, ma anche, come richiede la complessità del fenomeno migratorio, su quello internazionale, in sedi europee ed extra-europee. Sul piano normativo, uno dei punti di maggiore novità introdotto dalla legge n. 189 del 2002, è costituito dalle misure per il contrasto dell'immigrazione clandestina via mare, che prevedono il concorso delle navi della marina militare per il fermo, l'ispezione ed il sequestro delle imbarcazioni di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto illecito di migranti, oltre che per il soccorso e la salvaguardia della vita umana in mare. A tal proposito si aggiunge che con decreto interministeriale del 14 luglio 2003 sono state definite le modalità di intervento e di raccordo tra le navi della Marina militare e quelle in servizio di polizia. Va ricordato, inoltre, che sul piano internazionale, una delle principali linee guida dell'azione del Governo è quella di sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri, cercando di elevarne le condizioni economiche e di ridurre, così, «a monte» la spinta migratoria. Una seconda linea di azione è quella di estendere e consolidare i rapporti di collaborazione con i paesi di origine e di transito dei maggiori flussi migratori, anche attraverso forme di assistenza tecnica e finanziaria; a questo riguardo, la Presidenza italiana dell'Unione europea ha lavorato ad un programma, da adottare in co-decisione col Parlamento europeo, volto a mettere a disposizione 250 milioni di euro per il finanziamento di progetti mirati. Quanto agli accordi di riammissione, l'Italia ne ha sinora sottoscritti 27 mentre sono in corso negoziati per la stipula di altri 14; con altri 5 Paesi (Cina, Pakistan, Russia, Turchia e Ucraina) le trattative sono state sospese, essendo stato conferito un apposito mandato negoziale all'Unione Europea. Va segnalato che la commissione dell'Unione europea ha ricevuto il mandato per la stipula di accordi comunitari di riammissione con ulteriori 6 Paesi (Albania, Algeria, Marocco, Sri Lanka, Hong Kong e Macao); con Hong Kong si è arrivati alla sottoscrizione dell'accordo, con Macao e Sri Lanka si è alla fase della firma. Con alcuni Paesi, tra i quali il Pakistan, il Bangladesh, il Ghana e l'Egitto, pur in mancanza di accordi di tal genere, è stato possibile realizzare accordi bilaterali di cooperazione e di polizia, che rendono egualmente possibili le operazioni di rimpatrio. Vi sono altresì proficue intese ed una crescente cooperazione con i maggiori Paesi del Nord-Africa e dell'area mediterranea, con specifico riguardo alla Tunisia, alla Libia, al Libano e alla Siria. La collaborazione con la Tunisia e la Libia, in particolare, ha oggi rilievo strategico, dal momento che la parte di gran lunga preponderante degli stranieri giunti illegalmente in Italia durante l'ultimo anno è transitata o proveniva da quei Paesi. Per tale ragione è stata data attuazione prioritaria agli accordi di assistenza nei confronti di questi due Stati, attraverso la concessione di mezzi di supporto tecnico, la formazione professionale del personale di polizia, eccetera. Un ulteriore obiettivo del Governo, è quello di pervenire ad una gestione integrata, a livello, comunitario, delle frontiere terrestri, marittime ed aeree dell'Unione europea allargata; su questo obiettivo si è registrata una crescita del consenso sulle proposte italiane, come testimoniano le conclusioni del vertice europeo di Salonicco e del Consiglio europeo di Siviglia. L'Italia ha presentato, nell'ambito dell'Unione europea, il progetto «Nettuno», finalizzato al contrasto dell'immigrazione clandestina via mare attraverso operazioni di pattugliamento congiunto nel Mediterraneo. Approvato nel luglio 2003, il progetto è stato realizzato in due fasi: la prima, nel settembre 2003, nel Mediterraneo centrale (canale di Sicilia), la seconda, dal 3 al 15 maggio 2004, nel Mediterraneo orientale (acque territoriali e relativo spazio aereo della Repubblica di Cipro e adiacenti acque internazionali). Va segnalata, inoltre, la forte accelerazione impressa nel semestre italiano di Presidenza dell'Unione ai lavori per la istituzione di una agenzia europea per il coordinamento dei controlli alle frontiere esterne, il cui progetto operativo è stato approvato dalla Commissione nello scorso mese di novembre. Tornando sul piano interno e, in particolare, allo stato di attuazione e ai risultati conseguiti dalla legge Bossi-Fini, le informazioni e i dati appena forniti dimostrano che la nuova disciplina si impone come una grande legge di riforma, che dispiegherà compiutamente i suoi effetti al termine del complesso iter dei quattro regolamenti di attuazione. In particolare, quello relativo alle modalità di coordinamento fra il comitato dei ministri e il gruppo tecnico di lavoro istituito presso il Ministero dell'Interno - decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 2004, n. 100 - è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2004. Degli altri tre, quelli sull'asilo e sull'interconnessione informatica sono stati definitivamente approvati dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 9 luglio 2004, mentre quello generale sull'immigrazione è prossimo alla definitiva approvazione da parte del Consiglio dei Ministri. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.