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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08457 presentata da SERENA ANTONIO (MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO) in data 13/01/2004

Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08457 presentata da ANTONIO SERENA martedì 13 gennaio 2004 nella seduta n. 405 SERENA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: il 26 settembre 1944 un gruppo di persone (tre ufficiali e 42 legionari del Battaglione «Venezia Giulia», ed un numero imprecisato, pare 11, di civili), mentre si apprestavano ad attraversare il Lago Maggiore a bordo del battello «Milano» vennero mitragliati ed affondati da aerei angloamericani; il battello colpito andò ad arenarsi davanti a Villa Eremitaggio, sulla punta della Castagnola, tra Intra e Pallanza, dove, incendiandosi, andò a fondo col suo carico umano; i corpi di alcuni caduti vennero identificati e tumulati individualmente, mentre quelli trovati carbonizzati ed irriconoscibili, vennero sepolti come ignoti nel cimitero di Intra; i corpi di molte vittime giacciono ancora sul fondo del Lago Maggiore, nella bara di lamiera formata dallo scafo del battello -: se non si ritenga, ad ormai sessant'anni da quella tragedia, di dover provvedere a portare a termine i rilevamenti per localizzare il relitto ed accertare la presenza di salme, opera già a suo tempo avviata dal Comando regionale vigili del fuoco e dai sub di Verbania. (4-08457)

Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 27 settembre 2004 nell'allegato B della seduta n. 515 all'Interrogazione 4-08457 presentata da SERENA Risposta. - Preliminarmente corre l'obbligo di precisare che per tradizione immemore, la Marina militare considera i relitti delle proprie unità affondate come sepolcri inviolabili delle spoglie dei militari che ne formavano gli equipaggi. Per questo motivo non sono state avviate, a tutt'oggi, iniziative tese al recupero delle spoglie dei propri caduti in mare, fatta eccezione per l'intervento operato nel 1984 sul sommergibile «Scirè», con conseguente recupero dei resti di 42 dei 60 membri d'equipaggio, a seguito di accertati atti di sciacallaggio perpetrati al suo interno. Ciò detto, con riferimento all'auspicata operazione di recupero del battello «Milano» - peraltro non appartenente al naviglio della Marina Militare - e delle spoglie di quanti rimasero imprigionati all'interno dello scafo, si deve sottolineare che i compiti istituzionali dei reparti subacquei della Marina Militare si sostanziano nel soccorso a sommergibili sinistrati ed allo sminamento o neutralizzazione di ordigni situati in mare, nella zona compresa tra la linea di battigia ed il limite delle acque territoriali, ovvero, oltre detto limite, solo in caso di pericolo per la pubblica incolumità, circostanza questa che non risulta sussistere per la vicenda in esame. In tale quadro, duole dover comunicare che, pur comprendendo il senso dei nobili intenti che muove l'interrogante, gli interventi auspicati non risultano attuabili da parte della Marina militare che, tra l'altro, non è dotata di mezzi tecnici idonei ad operare il recupero in sicurezza di relitti o per eseguire interventi all'interno degli stessi. Ciò anche in presenza dell'apprezzabile collaborazione da parte del Comando regionale Vigili del fuoco e dell'Associazione «Sub Verbania». In ultimo, per completezza di informazione, si rappresenta che qualsiasi operazione finalizzata alla ricognizione e/o all'eventuale recupero delle salme o del relitto, dovrà essere preventivamente concordata con la regione e con l'ente locale competenti per territorio, a cui è stata conferita, ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112, la gestione del demanio idrico. Il Ministro della difesa: Antonio Martino.



 
Cronologia
sabato 27 dicembre
  • Politica, cultura e società
    Il Presidente della Parmalat Calisto Tanzi è arrestato a Milano per bancarotta fraudolenta.

martedì 13 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Corte costituzionale dichiara costituzionalmente illegittima la sospensione dei processi nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato, prevista dall'articolo 1, comma 2, della legge 140/03 (c.d. "lodo Schifani"), definendo la sospensione prevista come "generale, automatica e di durata non determinata" ed in contrasto con il principio di eguaglianza e il principio del diritto di difesa previsto dagli art. 2 e 24 della Costituzione (sentenza n. 24 depositata il 20 gennaio 2004).

mercoledì 28 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Gustavo Zagrebelsky è eletto Presidente della Corte costituzionale