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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/02772 presentata da CIMA LAURA (MISTO-VERDI-L'ULIVO) in data 21/01/2004

Interrogazione a risposta in Commissione Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-02772 presentata da LAURA CIMA mercoledì 21 gennaio 2004 nella seduta n. 410 CIMA, ZANELLA, MAURA COSSUTTA, DEIANA e PISA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che: il 22 dicembre 2000 il Ministro della Difesa insediava una Commissione (relatore Mandelli) per indagare sui casi di malformazioni genetiche riguardanti militari che in missioni all'estero potevano essere stati a contatto con proiettili o altri materiali militari contenenti Uranio impoverito; la Commissione Mandelli nell'arco di pochi mesi presentava due successive relazioni (marzo e maggio 2001) nelle quali concludeva che, a seguito dell'indagine svolta su 39.491 militari italiani impegnati fra il 1995 e il 2000 nell'area dei Balcani, si rilevavano 35 casi (con 9 decessi) riguardanti linfoma di Hodgkin LH (11 casi), linfoma non Hodgkin LNH (5 casi), leucemia linfatica acuta (2 casi), tumori solidi (17 casi); il confronto con i registri dei tumori disponibili in alcune località italiane (specie nel Nord) indicava una significativa anomalia per i casi LH (circa tre volte i valori attesi) e valori normali o inferiori per le altre forme; considerati anche alcuni rilevamenti di radioisotopi in zone di guerra (non nell'area di Sarajevo dove ha operato la gran parte delle forze italiane e dove avevano operato la gran parte dei 35 ammalati) e la irrilevante presenza di Uranio in varie analisi di controllo su gruppi di militari, la commissione concludeva auspicando ulteriori indagini ma affermando che, allo stato dei fatti, non emergevano rilevanze fra materiali ad Uranio impoverito e i casi di malformazione considerati; numerose obiezioni venivano fatte anche da vari organismi e tecnici indipendenti sulla attendibilità dello studio effettuato, in particolare dall'Osservatorio Militare (maresciallo Domenico Ruggero), dall'ANA-VAFAF, dall'associazione di difesa delle vittime militari (Falco Accame), da membri del Politecnico di Torino (radioprotezionista prof. Massimo Zucchetti), dall'ex membro in pensione dell'Istituto Superiore di Sanità Giorgio Cortellessa, da altri scienziati collegati al Tribunale Clark che indaga su tali problemi a livello internazionale; fra le principali obiezioni che portavano ad invalidare le relazioni Mandelli vi erano: 1) il numero di militari ammalati all'epoca dell'indagine risultavano meno della metà dei casi di cui vari organismi erano a conoscenza; 2) alcune delle località prese in considerazione che non risultavano essere mai state coinvolte dall'uso di proiettili o materiali ad Uranio impoverito pur contribuendo al numero dei 39.491 conteggiato, non considerando invece le missioni in Somalia coinvolte da queste armi; 3) il metodo di indagine che non prendeva in considerazione gli effetti sulle popolazioni civili sia all'estero sia nei pressi dei vari poligoni militari italiani, né le nascite di bambini ammalati o morti prenascita, figli di militari coinvolti in missioni; la relazione, resa pubblica (prof. Nedan Luijc dell'ospedale di Belgrado) sulla popolazione di Hadzici e Han Pijesak (località presso Sarajevo) dove si rilevava negli ultimi anni un alto numero di tumori (150 all'anno su un gruppo di 5000 residenti); tali località erano sede di una fabbrica per la manutenzione di armi controllata dai Serbi durante l'assedio di Sarajevo durato tre anni (1992-1995) e di una caserma serbo-bosniaca, entrambe bombardate da aerei A10 nell'agosto 1995 e nel dicembre 2000 per le quali la Nato aveva ufficialmente riconosciuto l'uso di almeno 3400 proiettili contenenti Uranio impoverito (11.000 nell'intera area dei Balcani); nelle predette località successivamente avevano operato numerosi gruppi di militari italiani fra i quali molti di quelli ammalati; più recentemente le organizzazioni sindacali militari hanno indicato in 263 i casi di ammalati ex Bosnia di cui 23 almeno deceduti, inoltre associazioni indipendenti rendevano nota una ricerca indicante 12 casi di bambini nati malformati da militari coinvolti in missioni e 11 casi di bambini nati da civili operanti o abitanti a ridosso di Poligoni militari italiani, parte dei quali deceduti; pur non riconoscendo ufficialmente significativi indizi di rapporto fra armi all'Uranio e patologie, in momenti diversi venivano emanate dalle autorità militari norme comportamentali e di sicurezza riguardanti l'esposizione a sostanze pericolose in zona di guerra (ad esempio le norme di protezione emanate il 22 novembre 1999 dal Comando Brigata Multinazionale West in Kosovo e le norme riguardanti i reparti della Folgore dell'8 maggio 2000), norme di cui è difficile valutare l'adeguatezza, l'estensione e la reale conoscenza e applicazione in campo, e veniva comunque respinta qualunque ipotesi di rapporto fra anomalie genetiche e specifico uso di proiettili all'Uranio sia a livello italiano e tanto meno in ambito di comportamenti NATO; a distanza di almeno due anni dai fatti indicati, è stata resa nota in questi giorni una ricerca condotta dall'Università di Modena nell'ambito di un programma di ricerca europeo riguardante alcuni militari ammalati coinvolti in missioni all'estero nel cui organismo sono state riscontrate tracce significative di nano-particelle di metalli pesanti (Piombo, Zirconio, Rame, Ferro, eccetera) e la cui presenza viene giustificata soltanto in presenza di reazioni ad altissime temperature (almeno 3000 gradi) quali sono quelle raggiunte dai proiettili anticorazza ad Uranio impoverito; da tali riscontri viene suggerita una nuova teoria di contaminazione prevalente di tipo chimico dovuta a radioisotopi, in particolare è stato indicato fra gli altri il caso del generale Fernando Termentini, attualmente ammalato, che pur avendo operato durante lo sminamento nei Balcani ed in altre aree non era stato sentito dalla commissione Mandelli (intervistato di recente da Rainews24); è recente la notizia che organismi indipendenti hanno affermato che la zona di Nassirya in Iraq, dove operano un migliaio di carabinieri e militari italiani, è stata oggetto nel corso della recente guerra USA-Iraq di pesanti bombardamenti con l'uso di migliaia di proiettili contenenti Uranio impoverito (come riportato dal quotidiano L'Unione Sarda del 4 dicembre 2003) -: se il Governo sia a conoscenza, a quasi 3 anni di distanza, di ulteriori verifiche eseguite riguardanti i militari presi in considerazione dalla commissione Mandelli e se esistano norme di comportamento per la sicurezza da inquinanti chimici o da residui con radioisotopi assegnate ai reparti italiani operanti nelle diverse zone coinvolte da episodi di guerra, e se nel caso siano stati modificati i criteri di calcolo statistico; se corrispondesse a verità la notizia dell'uso di proiettili contenenti Uranio impoverito nelle zone dell'Iraq dove attualmente operano forze italiane, quali norme siano state applicate a difesa della salute dei militari e carabinieri coinvolti e della popolazione locale, e considerate le recenti nuove ipotesi di contaminazione di tipo chimico, come il Governo intenda approfondire ulteriormente le problematiche illustrate. (5-02772)





 
Cronologia
martedì 13 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Corte costituzionale dichiara costituzionalmente illegittima la sospensione dei processi nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato, prevista dall'articolo 1, comma 2, della legge 140/03 (c.d. "lodo Schifani"), definendo la sospensione prevista come "generale, automatica e di durata non determinata" ed in contrasto con il principio di eguaglianza e il principio del diritto di difesa previsto dagli art. 2 e 24 della Costituzione (sentenza n. 24 depositata il 20 gennaio 2004).

mercoledì 28 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Gustavo Zagrebelsky è eletto Presidente della Corte costituzionale