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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05974 presentata da IOVENE ANTONIO (DEMOCRATICI DI SINISTRA-L'ULIVO) in data 27/01/2004

Interrogazione a risposta scritta4-05974 Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-05974 presentata da ANTONIO IOVENE martedì 27 gennaio 2004 nella seduta n. 521 IOVENE. – Al Ministro dell'interno. Premesso: che nella notte tra il 23 e 24 gennaio 2004 ignoti hanno dato alle fiamme la sede della sezione dei Democratici di Sinistra di Acquaro, in provincia di Vibo Valentia; che gli attentatori hanno cosparso con liquido infiammabile il portone della sede e vi hanno dato fuoco; che nel giugno del 2003 toccò alla sede della Camera del lavoro di Acquaro subire un attentato incendiario; che nella prossima primavera si rinnoveranno sia il Consiglio provinciale di Vibo Valentia che quello Comunale di Acquaro; considerato: che le sedi di partito sono da sempre presidio democratico sul territorio, luoghi di incontro e di partecipazione. Colpendole si vuole colpire proprio quell'impegno e quella partecipazione; che, come già più volte denunciato, in tutta la provincia di Vibo Valentia negli ultimi mesi si sono susseguiti atti intimidatori nei confronti di Sindaci ed Amministratori pubblici, sindacalisti e sedi di partito, imprenditori e commercianti, determinando un clima di paura e di insicurezza; che è necessaria ed urgente la massima vigilanza di tutti gli organi dello Stato, ed in particolare delle Forze dell'ordine, nei confronti delle attività svolte dai partiti politici locali, al fine di evitare che questi diventino bersaglio di minacce che minano la vita democratica e la civile convivenza di tutta la comunità, si chiede di sapere se e quali iniziative si intenda assumere, sia sul terreno della prevenzione che su quello del controllo del territorio, al fine di dare maggiore sicurezza e di garantire ai rappresentanti politici un sereno svolgimento dei propri compiti ed alle loro sedi piena agibilità. (4-05974)

Risposta scritta Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 184 all'Interrogazione 4-05974 presentata da IOVENE Risposta. —- La questione calabrese è seguita con molta attenzione dal Ministero dell'interno ed è stata oggetto di numerosi incontri con parlamentari di tutte le parti politiche, con amministratori locali, con qualificati esponenti del mondo economico e del lavoro al fine di trovare ed attuare una strategia comune di intervento. Di fronte all'aggravarsi delle intimidazioni e degli attentati, nel luglio del 2005 è stato inviato in Calabria il Vice capo della Polizia e Direttore centrale della Polizia criminale, Prefetto Luigi De Sena, che, dopo un ampio giro di consultazioni, conclusosi a Catanzaro con una apposita Conferenza regionale, ha messo a punto un complesso piano di interventi per potenziare il sistema di sicurezza nella Regione. Tali interventi sono stati pianificati su tre livelli: rafforzamento del controllo del territorio, attività informativa e investigativa e coinvolgimento delle istituzioni locali nei progetti integrati territoriali. Il 27 ottobre 2005, inoltre, sono stati delegati al Prefetto di Reggio Calabria i poteri per l'accesso alla ASL di Locri. Il successivo 28 ottobre il Consiglio dei ministri ha affidato al Prefetto De Sena l'incarico di Prefetto di Reggio Calabria, anche al fine di coordinare tutte le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla criminalità organizzata a livello regionale. Il Consiglio dei ministri ha, altresì, approvato il piano di interventi straordinari per la Calabria, che si sviluppa su sei linee di intervento. Com'è noto la 'ndrangheta è oggi la più radicata, la più potente e la più aggressiva delle organizzazioni criminali italiane. Una delle principali caratteristiche è la sua grande capacità di adattarsi ai processi evolutivi della società globalizzata, mantenendo, nel contempo, il suo assetto arcaico e il ferreo controllo delle aree di origine, basato su intimidazioni, estorsioni e intromissioni nei più importanti settori economici e politico-amministrativi. Forti di questa consolidata presenza sul territorio di origine dove hanno accumulato il capitale iniziale, molte delle vecchie leadership hanno sviluppato le proprie attività criminali anche in altre aree italiane, europee e di oltre oceano, dedicandosi all'imprenditoria illegale o paralegale e utilizzando tecniche e procedure sofisticate dell'economia e della finanza globale. Tra le attività illecite la più praticata e redditizia è il traffico della droga: i clan più potenti della 'ndrangheta si sono ormai imposti nelle piazze internazionali fino a controllare grandi flussi di importazione della cocaina dal Sud America in Europa. Essa ha così assunto un ruolo strategico assunto negli affari illegali calabresi, nazionali e transnazionali, intrecciando progressivamente i suoi interessi con quelli di gruppi narcos sudamericani, spagnoli, olandesi, albanesi, eccetera. Gli utili vengono poi reinvestiti nel Nord o nel Centro Italia e, in maggior misura, all'estero, nelle più svariate attività, ivi comprese quelle di intermediazione finanziaria sull'Est europeo. La gestione delle attività minori sul territorio calabrese è delegata ai nuclei gregari, che si contendono le posizioni di preminenza e cercano di entrare nei circuiti più potenti. L'impatto sulla convivenza civile è devastante, il condizionamento delle attività economiche è opprimente. Questa forma di criminalità organizzata non è più, dunque, un problema solamente calabrese. La dimensione dei suoi insediamenti e la sua proiezione internazionale ne fanno un grave problema per la sicurezza di tutto il Paese. Forte del suo «familismo amorale» che, da un lato, la rende particolarmente coesa e, dall'altro, la contrappone alla società civile e allo stato di diritto, la 'ndrangheta è insieme, per sua stessa natura, fenomeno criminale e forza eversiva. Di fronte a questo quadro, il rilancio delle attività di prevenzione e contrasto, ha prodotto risultati oggettivi che dimostrano che in Calabria lo Stato c'è e continuerà a impegnarsi attraverso la costante presenza delle forze dell'ordine, che, con professionalità e senso del dovere, hanno realizzato importanti risultati. La questione però non è solo un fatto limitato alla sicurezza ma coinvolge anche l'aspetto socio-culturale della Calabria. Al riguardo l'amministrazione dell'interno ha cercato di farsi carico anche di questi aspetti pur rimanendo, come è naturale, nell'ambito delle proprie missioni istituzionali. Si segnala, in particolare, il Piano operativo nazionale per la sicurezza del Mezzogiorno, le cui attività direttamente sono funzionali allo sviluppo e all'occupazione e rappresentano, a tutt'oggi, un esempio unico di utilizzazione di fondi europei a favore del comparto sicurezza. Tanto è vero che se ne profila la ripetizione in altri Paesi europei. La realizzazione di questi progetti interessa massicciamente la Calabria, così come, su un altro piano, la interessano gli ingenti stanziamenti decisi dal CIPE un anno fa, quando furono destinati alle Regioni dell'«Obiettivo 1» 288 milioni di euro per interventi multidisciplinari sulla sicurezza e si accelerò il programma di infrastrutture strategiche che destina una frazione rilevante delle risorse disponibili al monitoraggio degli appalti e dei cantieri. La sicurezza è così finalmente entrata nell'ambito degli interventi straordinari per il Mezzogiorno. Ritornando alle linee di intervento, si segnalano, in estrema sintesi, i punti salienti: la prima linea riguarda la intensificazione dei dispositivi di sorveglianza e di controllo del territorio calabrese. A questo scopo sono state già inviate in Calabria aliquote importanti di personale altamente specializzato della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza. In particolare l'Arma dei Carabinieri ha già inviato, come del resto la Polizia, un numero cospicuo di uomini della CIO (la Compagnia Interventi Operativi) tutti provenienti dall'esterno e uomini che fanno capo al Reparto Cacciatori, anche questi dotati di particolare mobilità. A sua volta, la Guardia di finanza sta realizzando una serie di interventi con l'impiego di specialisti ATPI (cioè Antiterrorismo e Pronto Intervento) e di uomini del gruppo specializzato SCICO. A questi ultimi sono affidati compiti particolari per il controllo dei patrimoni, degli appalti, delle operazioni sospette e degli arricchimenti sospetti. In tutti questi casi viene impiegato personale in grandissima parte proveniente dall'esterno, non soggetto ad alcun condizionamento di carattere locale; la seconda linea di intervento è rivolta a rafforzare tutte le attività informative e investigative con specifico riferimento all'applicazione di misure di prevenzione personale e patrimoniale, con l'obiettivo di aggredire le ricchezze illecitamente costituite. A questo fine è stata anche inviata in Calabria una squadra di investigatori della DIA che potrà operare con speciali poteri di accesso e di accertamento presso banche ed altri istituti di intermediazione finanziaria. Recentemente si è insediato a Reggio Calabria il nuovo Procuratore antimafia che ha già preso contatti con il Direttore della DIA e i massimi responsabili del ROS (Carabinieri), dello SCO (Polizia), dello SCICO (Guardia di finanza). L'attività di questa task force si rivolgerà anche al controllo degli appalti pubblici e dei cantieri. Molta importanza viene attribuita alla confisca dei beni che potrà sempre essere disposta in caso di condanna per reati di tipo mafioso in base all'articolo 12 della legge n. 501 del 1994; la terza linea di intervento è rivolta a sorvegliare tutte le operazioni antidroga che in Calabria, in Italia o in altre parti del mondo, vedono coinvolti esponenti o complici della 'ndrangheta. A questo fine sono state anche adottate decisioni per potenziare i collegamenti con le polizie straniere e specialmente con le Agenzie investigative antidroga degli Stati Uniti; la quarta linea riguarda le misure rivolte a promuovere il massimo di sinergie tra le Procure e gli altri uffici giudiziari; con la quinta linea di intervento si è deciso di potenziare e orientare le forze dei servizi di informazione sul territorio calabrese; la sesta linea di intervento mira da un lato alla tutela degli amministratori calabresi che sono oggetto di intimidazioni violente e sistematiche, dall'altro a mettere sotto controllo le amministrazioni sospette, invece, di collusioni con la mafia o di inquinamento mafioso. Ciò consentirà di adottare le misure necessarie, prima tra tutte lo scioglimento straordinario delle amministrazioni che risultino inquinate. Ad oggi risultano sciolti 12 comuni per infiltrazione mafiosa. Per cinque di essi è ancora in corso la gestione commissariale, mentre sono stati annullati in sede giurisdizionale 3 provvedimenti di scioglimento. Sono stati altresì adottati 6 provvedimenti di proroga della gestione commissariale. Si sottolinea che le linee di azione del piano convergono tutte verso un solo obiettivo: l'affrancamento delle comunità locali e dei singoli cittadini dalla presenza criminale. Per raggiungerlo, serve la reazione di tutti a partire dai pubblici poteri: politica, magistratura e amministrazione. Il Ministero dell'interno e le forze dell'ordine lo stanno già facendo e continueranno a farlo con crescente impegno di uomini e mezzi. A conferma della particolare e continua attenzione dello Stato alla Regione Calabria si è tenuta il 9 dicembre 2005 a Reggio Calabria la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, presieduta dal Ministro dell'interno, Pisanu, e dedicata, in particolare, agli aspetti attuativi del piano di interventi straordinari in corso. Durante la conferenza sono stati anche analizzati e approfonditi i risultati del già citato «Programma Calabria», avviato nel luglio 2004, e poi implementato nel corso del 2005. Tali interventi hanno già permesso di raggiungere risultati significativi. In particolare, dal 1º agosto 2004 al 31 ottobre 2005 sono state identificate 432.106 persone e controllati 248.078 veicoli; arrestate 4.785 persone e denunciate 36.979. Tra questi, sono stati tratti in arresto 37 latitanti di notevole spessore criminale, di cui quattro inseriti nel «Programma speciale di ricerca dei 30 latitanti più pericolosi» (l'ultimo dei quali, Vincenzo Iamonte, catturato il 30 luglio 2005), 5 inseriti nell'«Opuscolo dei 500» e 28 altri pericolosi latitanti. Sono state disarticolate: 23 associazioni di tipo mafioso, con la denuncia di 363 persone; 99 associazioni per delinquere, con la denuncia di 1.271 persone; 15 associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, con la denuncia di 414 persone. Inoltre, in tutte le Province, si sono svolti incontri con i rappresentanti istituzionali e del tessuto produttivo in tema di estorsioni e di atti intimidatori nei confronti di pubblici amministratori ed imprenditori. In tale settore, l'attività di contrasto svolta dalle forze di Polizia ha consentito di individuare i responsabili di 250 episodi estorsivi sui 392 denunciati, con la segnalazione all'autorità giudiziaria di 528 persone. Sono stati, altresì, irrogati 718 avvisi orali ed è stata proposta l'applicazione di 377 misure di prevenzione personali (dati aggiornati al 30 settembre 2005) e 19 patrimoniali (dato aggiornato al 6 dicembre 2005). A testimonianza dell'impegno che il Governo, le forze dell'ordine e la magistratura stanno profondendo incessantemente nella lotta alla 'ndrangheta, si segnalano alcune importanti operazioni: quella brillantemente conclusa il 10 gennaio 2006 dall'Arma dei Carabinieri ai danni della cosca Iamonte in provincia di Reggio Calabria e quella che ha portato nei giorni scorsi alla cattura del pericoloso latitante Roberto Morano, uno dei responsabili della strage di Soriano Calabro. Si sottolinea, infine, la positiva conclusione della complessa operazione antimafia denominata «operazione Harem», eseguita dall'Arma dei Carabinieri e dalle Polizie di diversi Paesi stranieri, coordinata dalla Procura nazionale antimafia e dalla Procura distrettuale di Catanzaro, in collaborazione con la magistratura albanese. L'attività investigativa ha inferto un duro colpo ad un'organizzazione italo-albanese dedita alla tratta degli esseri umani ed al traffico internazionale di stupefacenti e armi, facendo registrare 80 arresti ed il sequestro di notevoli quantitativi di droga operati in Calabria e in altre regioni italiane, nonché in Albania, Kosovo, Ucraina e Germania. Il Sottosegretario di Stato per l'interno Saponara



 
Cronologia
martedì 13 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Corte costituzionale dichiara costituzionalmente illegittima la sospensione dei processi nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato, prevista dall'articolo 1, comma 2, della legge 140/03 (c.d. "lodo Schifani"), definendo la sospensione prevista come "generale, automatica e di durata non determinata" ed in contrasto con il principio di eguaglianza e il principio del diritto di difesa previsto dagli art. 2 e 24 della Costituzione (sentenza n. 24 depositata il 20 gennaio 2004).

mercoledì 28 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Gustavo Zagrebelsky è eletto Presidente della Corte costituzionale