Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01496 presentata da ROTONDO ANTONIO (DEMOCRATICI DI SINISTRA-L'ULIVO) in data 18/03/2004
Interrogazione a risposta orale3-01496 Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01496 presentata da ANTONIO ROTONDO giovedì 18 marzo 2004 nella seduta n. 568 ROTONDO, MONTALBANO, GARRAFFA, BATTAGLIA Giovanni, GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE. Ai Ministri dell'ambiente e per la tutela del territorio e dell'interno . Premesso: che con ordinanza di Protezione civile n. 2983/1999 il Presidente della Regione Sicilia è stato nominato Commissario delegato per l'emergenza rifiuti in Sicilia; che con decreto n. 150/2000 il Presidente / Commissario ha approvato il PIER, documento delle Priorità per l'Emergenza Rifiuti, il quale prevede la realizzazione di una quota di raccolta differenziata pari ad almeno il 50% dei rifiuti prodotti in Sicilia e che il restante 50% venga destinato alla produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR) da utilizzare nelle centrali termoelettriche o nelle cementerie già esistenti ovvero in apposito impianto da realizzarsi lontano dai centi abitati a cui inviare il CDR a mezzo carri ferroviari e l'avvio della sola parte residuata da tali operazioni verso la termovalorizzazione; che con ordinanza n. 1166/2002 il Presidente / Commissario ha adottato il piano di gestione dei rifiuti, il quale stravolge totalmente le previsioni del PIER stabilendo che l'intera produzione dei rifiuti (circa 2.400.000 t/anno), dedotta l'attuale quota minima di raccolta differenziata (2%), venga destinata all'incenerimento presso 4 impianti, la cui localizzazione è stata lasciata agli operatori industriali selezionati tramite avviso pubblico, ed il cui costo è stato mediamente definito in 80 euro per tonnellata; che con ordinanza n. 333/2003 il Presidente / Commissario ha individuato le Associazioni Temporanee d'Impresa (ATI) con cui stipulare le convenzioni, dalla durata di 20 anni, a cui affidare lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti in Sicilia al netto della raccolta differenziata; che le ATI sottoscrivono un generico impegno a detrarre dai rifiuti loro conferiti una quota incerta (forse pari al 30-35%) di frazione umida da destinare alla biostabilizzazione e successiva produzione di compost, quando è noto che non è tecnicamente possibile pervenire ad un compost di accettabile qualità se non a partire dalla separazione secco/umido effettuata direttamente a casa dal produttore del rifiuto; che i suddetti inceneritori verranno alimentati da rifiuti indifferenziati e non da CDR e sono quindi di tutta evidenza le conseguenze che ne potranno derivare per la salute delle popolazioni e dell'ambiente; che gli impianti sono stati localizzati dalle imprese industriali a Bellolampo (Palermo), Casteltermini (Agrigento), Paternò (Catania) e Augusta (Siracusa) anziché in posizione baricentrica rispetto alle aree metropolitane e che i rifiuti saranno portati dalle stazioni di trasferenza agli inceneritori con decine di migliaia di camion; che a Paternò l'impianto è stato localizzato in un'area ricadente in sito di interesse comunitario e ad Augusta (area ad elevato rischio di crisi ambientale) ai confini con l'importante area archeologica della città greca di Megara Iblea, in cui sono previsti interventi nel vigente piano di risanamento ambientale; che tale localizzazione non risponde a nessun criterio di economicità e razionalità dovendosi, per esempio, conferire i rifiuti della provincia di Messina a Paternò (Catania) e quelli di Catania, Siracusa, Ragusa e Enna ad Augusta (Siracusa); che secondo l'art. 19, comma 1, lettera a) , del decreto n. 22/97 l'approvazione del Piano regionale compete all'organismo legislativo della Regione e non al Presidente / Commissario, a cui spetta soltanto l'elaborazione; che le convenzioni stipulate con le ATI appaiono fortemente sbilanciate a favore delle imprese e a danno degli utenti, sia per quanto riguarda i costi che le le modalità di recesso e, inoltre, stabilendosi che su tutto vigilerà un organismo nominato dal Commissario delegato ma pagato dall'operatore industriale; che nessun meccanismo atto ad impedire infiltrazioni dell'ecomafia è stato posto in essere, mentre sembra che un'impresa del settore sia inquisita dalla magistratura messinese per mafia; che da quanto sopra emergono senza alcun dubbio gravissime violazioni delle norme comunitarie e nazionali che regolano il settore; che in tutta la regione Sicilia sono sorti spontaneamente comitati cittadini che hanno dato vita a civili e forti proteste contro i provvedimenti del Presidente / Commissario con marce, petizioni, manifestazioni ed altri strumenti democratici; che a tali manifestazioni di protesta, senza alcuna distinzione di parte, partecipano in prima fila i Sindaci, i sindacati, le associazioni ambientaliste ed i partiti politici, si chiede di sapere: se il Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio non ritenga opportuno disporre le ispezioni del caso per verificare la rispondenza degli atti del Presidente / Commissario con le norme in vigore e se le conseguenze di tali atti siano compatibili con la tutela della salute delle popolazioni e dell'ambiente; se il Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio non consideri tali atti incoerenti con il Piano di Risanamento Ambientale concernente l'area di Augusta / Priolo / Melilli; se il Ministro dell'interno non reputi urgente appurare se gli atti del Presidente / Commissario abbiano dato luogo ad un sostanziale indebolimento delle tutele antimafia e già determinato infiltrazioni eco-mafiose; se il Ministro dell'interno non ravvisi nella violazione dell'art. 19, comma 1, lettera a) , del decreto n. 22/97 anche un abuso nell'applicazione delle ordinanze di Protezione civile con le quali si dichiarava lo stato di emergenza e si nominava Commissario il Presidente della Regione Sicilia. (3-01496)