Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/03207 presentata da REALACCI ERMETE (MARGHERITA, DL-L'ULIVO) in data 23/03/2004
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-03207 presentata da ERMETE REALACCI martedì 23 marzo 2004 nella seduta n. 443 REALACCI, BANTI, IANNUZZI, REDUZZI, VILLARI, BIMBI, BINDI, FIORONI, FISTAROL, FRIGATO, GENTILONI SILVERI, GIACHETTI e MARCORA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che: l'articolo 32 del decreto legge n. 269 del 2003 contiene norme «per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali»; tale terminologia nasconde, secondo gli interroganti, un vasto e devastante condono degli abusi edilizi nel nostro Paese: vasto perché per la prima volta consente anche la sanatoria degli abusi compiuti sulle aree demaniali, devastante perché impedisce il governo del territorio, ne legalizza lo spreco, minaccia l'equilibrio idrogeologico, impoverisce il paesaggio, seppellisce sotto il cemento le residue aspettative di legalità e mortifica l'impegno di magistrati e forze dell'ordine; dai dati forniti dal Cresme ed elaborati dall'annuale «Rapporto ecomafia» di Legambiente emerge che nei due bienni relativi ai due precedenti condoni, 1985-86 e 1994-95, si sono raggiunti i massimi picchi di manufatti abusivi; per il 2003, sempre dai dati forniti dal Cresme ed elaborati da Legambiente, sono stimati, per difetto, la realizzazione di circa 40.000 nuovi manufatti abusivi, rispetto ai 28.276 del 2001, con un incremento pari a poco meno del 43 per cento, ed è fuori discussione, secondo gli interroganti, un incremento altrettanto deciso e importante anche per l'anno 2004; a supporto di questa tesi basti ricordare che nel 2002, quando si era ventilata l'ipotesi di un condono, il solo «effetto annuncio» ha provocato la realizzazione di ben 30.821 abusi, rispetto ai 28.276 realizzati nel 2001, pari ad un aumento del 9 per cento, con una concentrazione del 55 per cento del nuovo abusivismo nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa: in queste aree del Paese ormai una casa su quattro è abusiva; l'azione di contrasto dell'illegalità edilizia e urbanistica portata avanti con impegno da molte procure e da molti amministratori locali, che hanno ottenuto rilevanti risultati anche sotto il profilo ambientale proprio nelle aree a maggior concentrazione di illeciti, ha dovuto nuovamente segnare il passo appena si è diffusa la notizia di nuovo condono edilizio, con un effetto moltiplicatore dei reati; questa realtà è dimostrata da recenti inchieste giornalistiche e denunciata, ripetutamente, da amministratori locali e magistrati. È di questi giorni un esempio emblematico su tutti: mentre il comune di Roma abbatteva l'ennesimo manufatto abusivo, venivano realizzate nello stesso momento e nella stessa zona due ville abusive; nessuno dubita, ormai, che la criminalità organizzata abbia stabilmente inserito il ciclo del cemento illegale tra le sue attività. Com'è dimostrato, indirettamente, dal fatto che nel Mezzogiorno è praticamente impossibile trovare imprese disposte a prendere in appalto i lavori di demolizione delle costruzioni abusive. Agli interroganti non sembra, quindi, eccessivo definire la sanatoria edilizia come un involontario aiuto di Stato agli «ecomafiosi», appartenenti ai 135 clan del cemento; ##molti organi di stampa nazionali, come ad esempio le edizioni di la Repubblica , Il Corriere della Sera di domenica 25 gennaio 2004 e Il Sole 24 ore del 2 e 6 febbraio 2004, hanno evidenziato come il condono nazionale, dopo aver già innescato questa spirale di nuovi abusi, si stia rivelando un fallimento, non solo dal punto di vista del governo del territorio, ma anche per il ridottissimo numero di domande di sanatoria; a supporto di questa tesi e solo come esempio, si riportano alcuni dei dati riportati dalla Adnkronos in data 22 marzo 2004. Le domande di condono presentate risultano: 1) 350 al comune di Milano; 2) 280 al comune di Napoli; 3) 100 al comune di Bologna; 4) 200 al comune di Torino; 5) in Sicilia, a seguito della riapertura dei termini dei condoni edilizi del 1985 e del 1994, disposta con la legge finanziaria regionale per il 2003, sono state presentate poco più di un migliaio di domande di sanatoria, in particolare nel comune di Palermo sono state 412 le domande di sanatoria presentate; in conseguenza dell'esiguo numero di domande di sanatoria presentate, l'assessore ai beni culturali della Sicilia ha proposto di non applicare sull'isola il recente condono nazionale e di accantonare la legge sul riordino delle coste, che sanerebbe, con effetti devastanti, gli abusi compiuti lungo i litorali; a fine febbraio 2004 le regioni Campania, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata e Lazio hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il condono edilizio; a fronte di questa situazione, il Governo sembra intenzionato a riaprire i termini per aderire al condono edilizio, in modo di avere anche il tempo per acquisire la sentenza della Corte Costituzionale; questo ennesimo condono edilizio (il terzo in 20 anni), come risulta da stime fornite dall'Anci, comporta, per i comuni italiani, spese superiori ai ricavi: a fronte dell'introito previsto fra 1,8 e 2,2 miliardi di euro, gli stessi dovranno, infatti, spendere una cifra compresa fra 6 e 8 miliardi di euro per le opere di urbanizzazione e per portare i servizi essenziali. Per non parlare del danno incalcolabile al territorio italiano; ove tali notizie di stampa trovassero riscontro nella realtà, si tratterebbe, quindi, di un autentico fallimento della politica del Governo in materia di finanze, di legalità e di governo del territorio -: se sia in grado di quantificare l'introito finanziario finora raggiunto, a fronte delle entrate previste per le casse dello Stato pari a 3,8 miliardi di euro, e se il Governo, visti il basso numero di adesioni e il consequenziale mancato raggiungimento dell'introito finanziario previsto dal condono edilizio, non ritenga necessario un ripensamento complessivo della vicenda, in modo da evitare ulteriori danni al territorio. (3-03207)