Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01159 presentata da RIZZO MARCO (MISTO-COMUNISTI ITALIANI) in data 07/04/2004
Interpellanza Atto Camera Interpellanza 2-01159 presentata da MARCO RIZZO mercoledì 7 aprile 2004 nella seduta n. 451 Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle attività produttive, per sapere - premesso che: il territorio iracheno vanta riserve petrolifere certe e probabili per 130 miliardi di barili, che lo pongono al terzo posto al mondo per importanza dopo quelle di Arabia Saudita e Russia, ricchezza dalla quale sono, per ora, escluse le grandi compagnie angloamericane; prima dell'inizio del conflitto in Iraq molte compagnie petrolifere straniere avevano stipulato contratti per lo sfruttamento dell'olio nero o stavano intrattenendo negoziati per l'estrazione del greggio. Tra le principali società figuravano quelle francesi, russe, e l'italiana Eni, solo una società americana e nessuna britannica; la fine del conflitto - con la vittoria delle truppe angloamericane - potrebbe cambiare gli equilibri esistenti sullo sfruttamento delle risorse petrolifere. In pratica, alcuni dei contratti esistenti potrebbero diventare carta straccia e comunque l'incertezza legata all'amministrazione politica del dopo-Iraq potrebbe portare vantaggio alle società originarie delle nazioni che hanno preso parte al conflitto; secondo la mappatura del petrolio iracheno contenuta in uno studio del Royal Institute of International Affairs , nel solo 2002 l'Iraq ha estratto 2,5 milioni di barili di petrolio, il 2 per cento della produzione mondiale, quota che potrebbe raddoppiare ed arrivare in 5-10 anni fino al 6-7 per cento; per quanto riguarda l'Italia lo stesso studio cita il giacimento di Nassiriya per il quale l'Eni ha avviato un negoziato. Tale negoziato risulterebbe particolarmente vantaggioso per due ragioni: i costi di estrazione che la società di bandiera avrebbe dovuto affrontare sarebbero stati scontati con la produzione del petrolio estratto; una volta ammortizzati i costi, la produzione seguente, sarebbe stata divisa a metà tra ENI e governo iracheno. L'operazione era pertanto importante a tal punto che uno dei più autorevoli giornali americani, commentandola, aveva scritto che se fosse andata in porto, l'ENI sarebbe diventata la più grande compagnia petrolifera del mondo; da tempo dunque l'azienda petrolifera italiana (Eni) ha gli occhi puntati sui campi petroliferi di Nassiriya, un giacimento da 300 mila barili al giorno e con riserve intorno ai 2,6 miliardi di barili; risulterebbe che subito dopo la prima fase del conflitto, e cioè dopo la fine dei bombardamenti anglo-americani, l'azienda italiana ha riaperto il negoziato con Paul Bremer, governatore americano a Baghdad, e con il ministero del petrolio irakeno. Infatti lo scorso mese di giugno, come riferito al Sole 24 Ore da una fonte americana, una delegazione dell'Eni si è recata a Baghdad a bordo di un aereo militare italiano per discutere nei dettagli l'affare; l'8 febbraio 2003 il Sole 24 Ore così argomentava un suo articolo: «Il pieno sostegno del Governo Berlusconi alle posizioni degli USA e della Gran Bretagna sul conflitto iracheno... potrebbe generare importanti ricadute economiche a favore dell'ENI (di cui il Ministero del Tesoro decide ancora dirigenti e politiche, essendo proprietario del 30 per cento delle azioni)... se la guerra si dovesse fare - prosegue l'autore dell'articolo - si porrebbero le condizioni per l'ingresso del cane a sei zampe in territorio iracheno. L'eventuale caduta di Saddam aprirebbe la strada ad una collaborazione delle grandi compagnie, secondo uno schema già collaudato in altri Paesi produttori. In questo quadro troverebbe spazio anche l'Eni...»; l'Eni in quell'area è presente in tutti i Paesi che affacciano sul Mar Caspio: è presente in Iran, con un progetto da 2 miliardi di dollari per lo Sviluppo di un giacimento di gas e condensati, in Azerbaijan, nel Governatorato dell'Astrakhan (Russia Meridionale), in Kazakhstan, dove coopera allo sviluppo del giacimento supergigante di Karachaganak o nelle acque poco profonde dell'offshore kazako, dove è in fase avanzata di perforazione il promettente giacimento di Kashagan dove l'ENI è operatore unico (1,2 milioni di barili al giorno nel 2005, secondo l'Eni stessa), in Turkmenistan, dove partecipa ad un blocco esplorativo ereditato dalla Lasmo (società inglese acquisita dall'Eni nel dicembre 2000). Un'eventuale presenza dell'Eni a Baghdad insieme alle supermajor (Exxon Mobil, Chevron Texano, Bp Amoco, Shell, TotalFinaElf), completerebbe dunque la mappa delle relazioni tessute dal gruppo in questa parte del mondo; nel libro La guerra del petrolio (Editori Riuniti), l'autore, Benito Li Vigni, entrato all'ENI con Mattei e rimasto nel gruppo fino al 1996, ricoprendovi posizioni di grande responsabilità, a proposito di Nassiriya scrive: «La presenza italiana in Iraq, al di là dei presupposti ufficialmente dichiarati, è motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi campi petroliferi. Non a caso il nostro contingente si è attestato nella zona di Nassiriya dove agli italiani dell'ENI il governo iracheno, pensando alla fine dell'embargo, aveva concesso - fra il 1995 e il 2000 - lo sfruttamento di un giacimento petrolifero, con 2,5-3 miliardi di barili di riserve: quinto per importanza tra i nuovi giacimenti che l'Iraq di Saddam voleva avviare a produzione»; il 15 aprile 2003 nell'aula di Montecitorio, in occasione del voto per la missione italiana in Iraq, nel corso delle comunicazioni del Governo il Ministro degli Esteri Franco Frattini aveva precisato che il piano operativo di emergenza in Iraq messo a punto dalla task force interministeriale, coordinata dalla Farnesina con il primario appoggio del Ministero della difesa e di altre amministrazioni dello Stato, intendeva rispondere con prontezza, unitarietà e coerenza alle esigenze ed ai bisogni della popolazione civile irachena, con particolare attenzione alle fasce più deboli e dunque più esposte alle violenze ed ai pericoli (bambini, donne, anziani), ed arginare l'emergenza sanitaria anche contribuendo in maniera fattiva alla ricostruzione dell'ospedale pediatrico di Baghdad; secondo quanto riportato dalla stampa il 10 dicembre 2003, gli Stati Uniti hanno deciso di escludere dalla ricostruzione dell'Iraq quei paesi che si sono opposti alla guerra. Il Pentagono ha invitato soltanto gli alleati come l'Italia a competere all'accaparramento delle commesse per la ricostruzione delle infrastrutture irachene per un importo 18,6 milioni di dollari, e ha penalizzato Francia, Germania, Russia e Canada; l'USAID (l'Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale) ha bandito alcune gare d'appalto, in parte già aggiudicate e di esclusivo appannaggio di aziende americane, esistono comunque buone opportunità di business per le aziende italiane nell'ambito del sub-appalto -: se siano a conoscenza di quali e quanti siano, secondo i dati in loro possesso, i progetti affidati alle imprese italiane ed in quali settori della ricostruzione postbellica; se fossero a conoscenza del negoziato tra il governo di Saddam e l'ENI per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya; quali siano le ragioni che hanno comportato la scelta di dislocare le truppe militari italiane a Nassiriya, e non a Baghdad come affermato dallo Stesso Ministro degli affari esteri in parlamento in sede di approvazione della risoluzione sulla missione umanitaria italiana in Iraq; se non ritengano urgente chiarire in parlamento le strane coincidenze che legano la presenza militare italiana a Nassiriya agli enormi interessi economici che l'Eni vanta sulla stessa zona. (2-01159) «Rizzo».