Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01548 presentata da GRECO MARIO (FORZA ITALIA) in data 27/04/2004
Interrogazione a risposta orale3-01548 Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01548 presentata da MARIO GRECO martedì 27 aprile 2004 nella seduta n. 590 GRECO, CHIRILLI, MINARDO, RUVOLO, SODANO Calogero, D'AMBROSIO, FASOLINO, LAURO, MARANO, CARRARA, FIRRARELLO, MORRA, D'IPPOLITO. Al Ministro della giustizia. Premesso che: da molti anni si discute in sede giudiziaria, politica e amministrativa del grave problema dell'inadeguatezza dell'edilizia giudiziaria della città di Bari; l'Amministrazione comunale ha pensato di risolverlo affidando nel giugno 1988 ad alcuni professionisti locali la progettazione di un «secondo palazzo di Giustizia» in Corso della Carboneria; il progetto preliminare, dopo alcune modifiche proposte dall'Autorità giudiziaria, riceveva da questa stessa Autorità l'approvazione nel 1993; quello definitivo, consegnato nel 1997, era trasmesso dal governo locale alle competenti autorità statali in ritardo, come è stato costretto a replicare a mezzo stampa chi era stato dal Sindaco di Bari accusato a sproposito di non essersi interessato del problema («La Gazzetta del Mezzogiorno», 31.12. 1998, «Sindaco dalla memoria corta»); l'accumularsi di ulteriori ritardi e l'aggravarsi dei disagi dell'amministrazione della giustizia spingeva i parlamentari pugliesi a chiedere in più di un'occasione spiegazioni al Governo e, soprattutto, a sollecitarlo ad adottare le opportune misure, come è possibile riscontrare nei resoconti degli interventi nel corso dell'esame della legge finanziaria 1997, nelle sedute del 16 settembre e del 19 novembre 1998 durante la discussione della legge istitutiva dei tribunali «metropolitani», nella seduta n. 69 del 13.11.2001, nel corso del dibattito sulla legge finanziaria 2002, quando era presentato ed accolto l'ordine del giorno n. G.33.121, che impegnava il Governo «a destinare ulteriori risorse per la costruzione della nuova sede giudiziaria a Bari», oltre che in alcuni atti di sindacato ispettivo, come l'interrogazione 3-03019, del 28 luglio 1999; tra la fine della passata legislatura e l'inizio della corrente il primo firmatario della presente interrogazione, appreso del finanziamento di 36 miliardi di vecchie lire per la costruzione dell'aula bunker e di uno stanziamento di altri 50 miliardi per l'avvio del primo stralcio esecutivo del palazzo di Corso della Carboneria, constatata una preoccupante situazione di stallo, si attivava per conoscerne le cause ed apprendeva che dall'aprile 2001 il Comune non aveva dato alcuna notizia né richiesto l'utilizzo dei fondi resi disponibili dal Ministero (36+50 miliardi = 86) e che si era a conoscenza che la stessa Ditta che aveva realizzato a Bari la nuova caserma e/o la scuola della finanza aveva presentato alla Presidenza della Corte d'Appello un progetto inerente alla realizzazione di una Cittadella della Giustizia, e che conseguentemente la Commissione di manutenzione avrebbe dovuto, a breve, alla presenza del Sindaco del Comune di Bari, discutere la nuova proposta e decidere in merito, in particolare se avvisare il Ministero ad avviare una nuova procedura; queste notizie trovavano riscontro sulla stampa dell'estate e nelle riunioni indette su iniziativa del Presidente della Corte d'Appello di Bari a partire dall'autunno del 2001 presso il palazzo di giustizia, ove ai convenuti veniva illustrato il progetto dell'impresa Pizzarotti di Parma che, poi, a distanza di qualche anno, riceveva l'autorizzazione della Commissione di manutenzione, presieduta dallo stesso Presidente di Corte d'Appello e, tra i componenti, lo stesso segretario che lo aveva assistito nel corso di tali riunioni nell'illustrazione del progetto per la realizzazione della «Cittadella della Giustizia»; contestualmente si dava vita ad un «comitato ristretto», di cui erano chiamati a far parte anche sei parlamentari di Bari e provincia, cui il coordinatore, in data 2 novembre 2001, faceva recapitare un invito scritto a «procurare gli opportuni incontri con le Autorità governative competenti a realizzare la tanto auspicata Cittadella della Giustizia»; durante e dopo le predette riunioni, intanto, si assisteva ad un crescendo di sempre più circostanziate perplessità e critiche, soprattutto in ordine alla scarsa o nulla trasparenza che sin dall'inizio risultava emergere nel voler preferire la realizzazione di una megastruttura da 250 milioni di euro in zona agricola e su terreni che erano stati dall'impresa proponente soltanto opzionati, in alternativa al secondo palazzo di giustizia al quartiere Libertà; gli entusiasmi di chi nel corso di quelle riunioni procedeva all'illustrazione della proposta della ditta Pizzarotti venivano frenati da chi, seduta stante, faceva rilevare che una questione di così grande portata non poteva essere decisa attraverso riunioni che, se pur qualificate, non soddisfacevano le esigenze di una corretta amministrazione del territorio di una città e che comunque quella proposta non poteva essere realizzata se non attraverso una regolare gara a livello europeo, definita dall'art. 37 della legge sui lavori pubblici, e dopo un'idonea variante generale del Piano regolatore approvata dall'Amministrazione comunale. Si faceva, inoltre, rilevare che qualsiasi tentativo di pilotare una decisione verso una specifica direzione, e con un unico interlocutore, era contro il buon senso e contrastava con la legislazione europea in materia di opere pubbliche, anche in caso di project financing , con il rischio di dare corso ad un'enorme quantità di ricorsi, che avrebbero paralizzato l'intera iniziativa e fatto perdere i fondi (cosa che sembra ora, purtroppo, avvenuta); ancora più insinuanti furono gli interrogativi e dure le critiche apparse sulla stampa e provenienti da ogni settore della società civile e degli schieramenti politici: a) «vedo profilarsi un nuovo scontro oscuro alla cui ombra ancora una volta vedo speculazioni su suoli, grandi appalti e accaparramenti di finanziamenti pubblici (...). Non giudico se il progetto è buono o cattivo, chiedo solo che venga fatto tutto secondo trasparenza» (intervista all'On.le Tatarella, coordinatore regionale e capogruppo consiliare di AN al Comune di Bari, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 4.3.2002); b) «la (...) realizzazione della Cittadella non potrà sottrarsi alle procedure imposte dalla normativa comunitaria in tema di opere pubbliche che, come è noto, prevede in ogni caso il confronto concorrenziale ad evidenza pubblica. Né ritengo fattibile l'ipotesi che si tratti di un'opera privata da dare in locazione allo Stato, in quanto in tal caso non potrebbe giustificarsi la necessaria variante al PRG» (dichiarazioni di A. Pugliese, Presidente della Commissione consiliare urbanistica, « La Gazzetta del Mezzogiorno», 5.3.2002); c) «per il modo in cui è stato prospettato il tutto, la competenza a decidere in merito ad ubicazione e realizzazione è del consiglio comunale (...). Deve essere salvaguardata la concorrenzialità e quindi va fatta la gara ad evidenza pubblica per consentire anche al sistema delle imprese locali di cimentarsi sul piano della competitività e di rendersi protagonista nella realizzazione delle opere pubbliche della città» (dichiarazioni dell'avvocato Giannini, coordinatore delle opposizioni al Comune Bari, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 6.3.2002); d) «trovo strano questo entusiasmo per un progetto di un privato (la cittadella) calato dall'alto (...). E poi a chi si regala il valore dei suoli agricoli e fondiari dove è prevista la cittadella della giustizia? Alla Pizzarotti? Ma questa è speculazione edilizia» (dichiarazioni dell'architetto Beppe Fragasso, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 10.5.2002); forti e puntuali erano anche le critiche mosse alla «anomala» e «farsesca» «ricerca di mercato», cui seguiva il giudizio di gradimento per la «proposta Pizzarotti» del Comune e della Commissione di manutenzione, anche se non rispondente alle previsioni dell'avviso: e) «non si è mai visto che un progetto di modifica così rilevante del territorio, con un costo che si aggira intorno ai 300 miliardi di lire, venga aggiudicato all'esito di una ricerca di mercato. E il Comune che fa? Ha abdicato alle sue prerogative di massimo ente della pianificazione urbanistica? Come è possibile che a scegliere non sia il consesso amministrativo ma una commissione consultiva all'interno dell'organizzazione giudiziaria locale? E la legge? A noi pare che ci voglia una gara. Queste sono le regole» (dichiarazioni dell'architetto M. Cirillo, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 12.2.2004); f) «l'illusione di poter realizzare una piccola cittadella (...) ha orientato gli operatori di giustizia di Bari, attraverso la Commissione di manutenzione del Tribunale, a esercitare pressioni verso gli amministratori baresi perché accettassero un'inversione totale sul problema della pianificazione delle opere pubbliche nella e per la città. Timidamente, senza prendere sostanziali nuove decisioni, ma non volendo contraddire i continui solleciti, pressanti e orientati, provenienti dagli Uffici giudiziari, il Comune di Bari, cui per legge è demandata la scelta della localizzazione e le procedure di realizzazione del nuovo Palazzo di giustizia, ha bandito in pieno ferragosto una non meglio precisata «ricerca di mercato» per una nuova cittadella della Giustizia» (dichiarazioni di A. Pugliese, consigliere comunale UDC e presidente della Commissione urbanistica, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 16.2.2004); g) «nel momento in cui al Ministero non è stato più chiaro l'interesse della città alla realizzazione (del progetto di Corso della Carboneria), il Ministero ha dirottato altrove i finanziamenti. Per questo risultato si devono ringraziare i piccoli gruppi di potere che hanno sponsorizzato la «cittadella della giustizia». Tali gruppi di potere, inoltre, forse non sanno che per la costruzione di un'opera pubblica di tali dimensioni (di ben oltre un milione di metri cubi, quantità tre volte superiore a quella necessaria) è necessario bandire una gara d'appalto a livello europeo, ai sensi della legge n. 109/94, e che invece con la loro proposta si aggira tale procedura. E' pensabile che il Ministero della giustizia «aggiri» una legge dello Stato Italiano?» (dichiarazioni dell'ingegner Franz Tamma, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 23.2.2004); h) «la città apprende stupita che il sindaco di Bari si sta attivando per recuperare i 25 milioni di euro necessari per dare corso alla fantasmagorica Cittadella della giustizia, quella da collocarsi (...) in suolo agricolo e con vincolo della Soprintendenza (...). Per fortuna ingegneri, urbanisti, architetti baresi hanno unanimemente denunziato il disegno meramente speculativo (...). In questa battaglia debbo constatare la mancata presenza degli ambientalisti, dei verdi, dei consumatori, dei girotondini, dei cittadini singolari e plurali» (dichiarazioni dell'avvocato G. Castellaneta, «La Repubblica», 3.3.2004); i) «incomprensibile (...) è l'avere affidato ad un organo giudiziario, quale la Corte d'Appello, priva di qualsiasi competenza urbanistica, il risultato di questa ricerca carente di specifiche indicazioni sia sulla qualità e sulle caratteristiche del prodotto sia sulle metodologie di selezione e di affidamento dei lavori (...). Né l'urgenza della soluzione da molti invocata a giustificazione di una procedura e di decisioni sicuramente non canoniche può essere addotta a sostegno di scelte che non sono aderenti alle norme che regolano in Italia e in Europa il settore delle opere pubbliche» (dichiarazioni dell'ingegner Bellomo, Presidente della sezione edili dell'Assindustria di Bari, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 9.3.2004); l) interrogativi allarmanti si è posto anche il vice presidente della stessa sezione edile dell'Assindustria sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» dell'11.3.2004, riguardo soprattutto alle cifre del «progetto Pizzarotti» (adattate alle continue mutate possibili situazioni di disponibilità finanziaria del Ministero), prima di 500 miliardi di lire, poi di 44 milioni di euro, poi di 25 e, infine, pur di «rientrare» in quello che «passa il convento», di soli 18-19 milioni di euro; il generale sconcerto venutosi a creare con il susseguirsi di queste notizie e prese di posizione ha raggiunto il massimo livello con l'«eccezionale» pubblicazione, in due parti, di «un documento anonimo ma interessante» sul quotidiano «Puglia» del 31 marzo e 1º aprile 2004, dal titolo «La cronologia dei fatti sul Secondo Palazzo e Cittadella della Giustizia a Bari, da smentire o da integrare»; m) una pubblicazione nella quale si portano i lettori a conoscenza di presunti incontri segreti che sarebbero avvenuti a partire dal novembre 2001 (in contemporanea, quindi, con gli incontri aperti presso il palazzo di giustizia di Bari) tra il progettista della «Cittadella», imprenditori locali e loro consulenti legali, nonché il Presidente e il segretario, dott. Di Cecco, di quella Commissione di manutenzione che, poi, a distanza di circa due anni, si sarebbe espressa a favore del progetto Pizzarotti; incontri finalizzati alla definizione delle «modalità operative per realizzare in project financing la cittadella progettata dall'ing. Cutolo, sulla base anche delle informazioni sulle specifiche necessità di spazi ed attrezzature fornite direttamente dal dott. Di Cecco, che a più riprese aveva collaborato presso lo studio dell'ing. Cutolo nell'individuazione delle esigenze funzionali dei vari uffici (...). L'operazione gestita dall'ing. Cutolo prevede il futuro acquisto dell'area agricola (esclusa la masseria esistente) per un importo di circa 5.000.000.000 di lire, più una parcella professionale per la progettazione e direzione dei lavori all'ing. Cutolo, con l'aggiunta di altri 20.000.000.000 di lire per non ben definiti costi generali dell'operazione, da corrispondere sempre all'ing. Cutolo superando tutti i vari ostacoli procedurali» (Puglia, 31.3.2004). Nel secondo articolo si dice che «nell'agosto 2003, dopo un ennesimo sollecito in questo senso della Presidenza della Corte d'Appello, il Comune, non convinto della soluzione urbanistica proposta, in forte imbarazzo per le pressioni ricevute, avvia un discutibile iter per una «ricerca di mercato» (e non per una formale gara in project financing ) senza impegnarsi al proseguimento della stessa pur di consentire una parvenza di pubblicità concorsuale nei confronti di un progetto di Cittadella già presentato dalla Pizzarotti e ritenuto ottimale dalla Corte d'Appello («Puglia», 1º.4.2004); si tratta di una «cronologia» di fatti inquietanti resa pubblica che non si esclude possa essere oggetto anche di un'indagine dell'Autorità giudiziaria inquirente, soprattutto se si considera che non risulta essere stata accolta la provocazione del giornalista di una sua «smentita» e che, invece, si é arricchita da ultimo delle «voci di chi si oppone ad una speculazione sui suoli a destinazione agricola», apparse in un articolo della «Gazzetta del Mezzogiorno» del 21 aprile 2004, che ha avviato un dibattito sul perché la città dovrebbe appassionarsi alla questione del luogo dove costruire palazzi per ospitare tribunali e che contiene le prime risposte, tra cui: n) «perché qualcuno si dovrebbe preoccupare dell'aggressione al territorio consumata ai danni di una delle ultime zone di paesaggio agricolo della città, peraltro sottoposta a vincolo. La cittadella non è solo una speculazione, ma è un progetto generale, del quale nessuno parla, che destina solo 300.000 dei complessivi un milione e 200.000 metri cubi previsti a edilizia giudiziaria, riservando ad altro tutto il resto (900.000 metri cubi). Si dice che tutti gli operatori della giustizia siano entusiasti di questa concentrazione di uffici, ma qualcuno ha mai chiesto ai presidenti di TAR o Corte dei Conti cosa ne pensano di trasferirsi in campagna?» (Avv. Giuseppe Castellaneta); o) «perché la Cittadella è una speculazione in senso tecnico, giacché chi la propone ha come obiettivo esplicito l'acquisizione di terreni a destinazione agricola al fine di lucrare sulla rendita fondiaria. Il terreno agricolo costa poche lire, ma con la variante al piano regolatore decuplica il suo valore. Quello di pianificare per varianti è un modo eccezionale di gestire l'urbanistica. A Bari, però, quello che è eccezionale è divenuto la norma (...). La battaglia contro le cittadelle deve essere una battaglia di tutta la città per tornare a procedure di pianificazione trasparenti e concertate » (arch. Arturo Cucciola); p) perché la Cittadella «dal punto di vista urbanistico sconvolge le previsioni del Piano regolatore vigente con un insediamento che coinvolge 33 ettari di terreno a destinazione agricola e con vincoli monumentali e ambientali (...). Il progetto viola i più elementari principi democratici e partecipativi con la sottrazione alle istituzioni di ogni potere decisionale. Si conviene di porre in essere tutte le iniziative a tutti i livelli, locali e governativi, perché sia bloccata un'operazione di pura speculazione che danneggia la città e, in particolare, il quartiere Libertà» (dal testo del documento unitario redatto dal neonato «Coordinamento permanente per la vigilanza sull'edilizia giudiziaria», cui hanno dato il loro contribuito anche i Consiglieri circoscrizionali dei diversi schieramenti politici), si chiede di sapere: se ci siano stati ritardi, e per quali motivi, nella richiesta e/o nell'erogazione dei fondi concessi per l'edilizia giudiziaria di Bari negli ultimi anni; se tali eventuali ritardi abbiano determinato una diversa, totale o parziale, destinazione di tali fondi; se e quali impegni il Governo intenda assumere per risolvere la grave situazione in cui versa l'edilizia giudiziaria di Bari, anche per onorare l'impegno di cui all'ordine del giorno G. 33.121, accolto in sede di discussione della legge finanziaria 2002; se e quali provvedimenti, nell'ambito della propria competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare sulla circostanziata vicenda del «secondo Palazzo di giustizia Cittadella della giustizia» come sopra riportata, a salvaguardia soprattutto della trasparenza nell'affidamento di lavori di opere destinate a servizi pubblici e finanziate comunque con fondi pubblici, oltre che a salvaguardia della regolarità e conformità alle normative nazionali e comunitarie delle procedure di affidamento di tali lavori. (3-01548)