Documenti ed Atti
XIV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/03818 presentata da CE' ALESSANDRO (LEGA NORD FEDERAZIONE PADANA) in data 12/10/2004
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-03818 presentata da ALESSANDRO CE' martedì 12 ottobre 2004 nella seduta n. 526 CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che: la Rai svolge l'attività di riscossione del canone in base ad un accordo con l'agenzia delle entrate, che scadrà, unicamente alla convenzione per lo svolgimento del servizio pubblico radiotelevisivo, della quale il canone costituisce corrispettivo, nell'anno 2014; secondo quanto chiarito dalla Corte di cassazione fin dal 1992, e poi autorevolmente sancito dalla Corte costituzionale nel 2002, il canone ha natura tributaria, qualificandosi come imposta di scopo sul possesso degli apparecchi televisivi; al 31 dicembre del 2003 gli abbonamenti in Italia ammontavano a 16 milioni 122 mila circa: un numero enorme e di difficile gestione; per quanto riguarda l'evasione, va in primo luogo osservato che tale fenomeno in Italia è di gran lunga più diffuso che nel resto d'Europa e, secondo le stime dell'Istat, riguarda circa cinque milioni di famiglie, vale a dire il 23 per cento del totale; il tentativo di far emergere fenomeni d'evasione segue diverse procedure: in primo luogo, vi è la segnalazione epistolare ai soggetti che si suppongono possibili evasori. Tale invio di corrispondenza presso le abitazioni di coloro che non risultano sottoscrittori è svolto con forme intimidatorie, richiamando il rischio di un intervento della guardia di finanza, ed è spesso ripetuto in materia molesta più volte nel corso dell'anno, avendo spesso per destinatari cittadini che non posseggono l'apparecchio televisivo o che sono conviventi, essendo magari titolari della casa o intestatari dell'utenza telefonica, con il soggetto titolare dell'abbonamento; in secondo luogo, vi sono le visite di agenti, che impropriamente si autodefiniscono «ispettori». Si tratta di circa 140 soggetti legati alla Rai da rapporto di agenzia. Costoro, come testimoniato da numerose denunce, si presentano con atteggiamento intimidatorio presso le case di cittadini che non risultano abbonati, facendo sottoscrivere impropri impegni a pagare e, in alcuni casi, spaventano le persone da cui si recano - magari cittadini anziani, di modesta istruzione e che non hanno mai avuto a che fare con autorità di polizia o della finanza - fino al punto da indurle a sottoscrivere abbonamenti per apparecchi inesistenti; la Rai è poi reticente, e ciò in contrasto con la legge, sulle modalità per la disdetta dell'abbonamento e sembra, anzi, spesso porre in essere comportamenti ostruzionistici nei confronti dei soggetti che inviano una disdetta, come dimostra la comunicazione che la Sat invia loro, dichiarando che la dismissione non è valida se non viene restituito entro quindici giorni un questionario, non previsto dalla legge, nel quale dichiarino di aver ceduto o rottamato gli apparecchi televisivi in proprio possesso e di non possederne più alcuno; ancora più grave è la formulazione della dichiarazione integrativa della richiesta di suggellamento, nella quale si chiede l'autorizzazione all'accesso in casa della guardia di finanza, e ciò in contrasto con il principio costituzionale della necessità di un provvedimento giudiziario motivato per poter accedere all'abitazione di un privato cittadino, nonché una dichiarazione su tutte le residenze o dimore proprie o di un componente di un nucleo familiare, dichiarazione anche questa fortemente lesiva della privacy ; in base alla legge n. 112 del 2004, la prima tranche di privatizzazione della Rai è in agenda per il 2005 ed è in corso la fusione tra Rai s.p.a. e Rai Holding ; in base al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, il riferimento agli apparecchi «adattabili» alla ricezione da sempre è stato interpretato nelle sentenze della Corte costituzionale come conferma del fatto che il canone fosse tassa, in relazione al presupposto del «dominio dell'etere» della Tv di Stato. Il comma 2 dell'articolo 1 sancisce che è sufficiente la presenza di un impianto aereo per fare supporre l'utenza di un apparecchio radioricevente, mentre la presenza di più soggetti privati dovrebbe indurre a far sì che il canone si possa attivare dietro esplicita richiesta dell'utente, ovviamente lasciando in vigore il pagamento della tassa sulla concessione governativa -: se il Ministro interrogato non intenda proporre la modifica del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, che istituisce il canone di abbonamento, al fine di cancellare quello che impropriamente è definito canone Rai. (3-03818)