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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03593 presentata da CAPARINI DAVIDE (LEGA NORD FEDERAZIONE PADANA) in data 14/10/2004

Interrogazione a risposta in Commissione Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-03593 presentata da DAVIDE CAPARINI giovedì 14 ottobre 2004 nella seduta n. 528 CAPARINI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che: risulta all'interrogante che Enel Distribuzione Spa, concessionaria governativa per la distribuzione dell'energia elettrica anche su gran parte del territorio provinciale di Udine, con atto unilaterale ha deciso di chiudere in tempi brevi i recapiti di Gemona del Friuli, Codroipo e Sacile per presunte ragioni «organizzative e funzionali»; come pubblicato dal Giornale di Brescia del 9 settembre 2004 a firma Gian Mario Martinazzoli la Cisl Valcamonica ha denunciato l'intenzione di Enel di chiudere la Zona di Breno e, conseguentemente, ridimensionare i gruppi operativi di Breno e di Iseo; il sindacato elettrici Cisl di Vallecamonica-Sebino in una lettera aperta segnala che «si profila una gestione a distanza della Zona di Breno o comunque sotto la tutela di Brescia, prospettiva che rifiutiamo nettamente in quanto le conseguenze sarebbero la progressiva riduzione di posti di lavoro qualificati e la perdita di autonomia anche nelle scelte di sostegno allo sviluppo della Valle» concludendo che è fuori luogo «il disimpegno dell'Enel dalla Vallecamonica con la riduzione sia di personale addetto che di investimenti»; nel territorio della Valle di Scalve, Valle Camonica e Sebino, in 33 bacini idroelettrici sono raccolti 110.257.000 metri cubi di acqua per una potenza di 1.693.690 kW che sono concausa del dissesto idrogeologico che sta assumendo aspetti allarmanti come segnalato dalle interrogazioni a prima firma Caparini n. 4-00963, n. 5-00642, n. 4-12975, n. 4-13033 e n. 4-13453 nella XIII legislatura. La produzione idroelettrica nell'area è ripartita tra Enel e aziende autoproduttrici (Edison e Veneta esercizi elettrici srl Darfo). Gli impianti Enel sono: 1) Cedegolo, anno di costruzione 1910, invasi 44.000 metri cubi, potenza 16.000 kW; 2) Niardo-Breno, 1911, fluente, 1.150; 3) Pisogne-Gratacasolo, 1952, 10.000 mc., 4.000 kW; 4) Cappellino Valsaviore, 1921, fluente, 8.600 kW; 5) Lanico-Malegno, 1950, 14.000 mc., 6.000 kW; 6) Lanico-Malegno (Colle Oca), 1920, 14.000 mc., 2.500 kW; 7) Forno Allione, 1922, 6.000 mc., 8.520 kW; 8) Paisco, 1924, 8.000 mc., 8.300 kW; 9) Mazzunno Angolo, 1926, fluente, 3.000 kW; 10) Salamo Valsaviore, 1937, 33.000.000 mc., 4.500 kW; 11) Lozio, 1953, fluente, 1.100 kW; 12) Povo, 58.000 mc., 4.000 kW; 13) Valbona, 1942, 25.000 mc., 3.000 kW; 14) Ceto, 1954, 22.000 mc., 7.000 kW; 15) Braone, 1947, fluente, 1.000 kW; 16) Pantano d'Avio, 1951, 14.860.000 mc., 13.000 kW; 17) S. Fiorano-Sellero, 1973, 37.000.000 mc., 568.000 kW; 18) Sellero, 1973, 600.000 mc., 4.000 kW; 19) Edolo, 1980, 24.600 mc., 1.000.000 kW. Gli impianti Edison sono: 1) Sonico-Edolo, 1928, 47.000 kW; 2) Cedegolo, 1951, 73.000 kW; 3) Cividate, 1942, 53.000 kW; per una potenza totale di 173.200 kW. Esistono inoltre numerosi impianti di produzione di proprietà dei comuni e di aziende private; lo sfruttamento massiccio delle risorse idriche in questa area è da far risalire al primo dopoguerra quando il basso costo della manodopera e le garanzie di alto profitto favorirono l'investimento di aziende e società private in questo settore. Oggi come allora, ci troviamo di fronte ad un complesso sistema di produzione e distribuzione che è stato solo parzialmente omogeneizzato dalla nazionalizzazione del settore elettrico e che mantiene grosse contraddizioni nell'utilizzo del territorio, nella sicurezza, nei vincoli ambientali, nella vivibilità e nello sfruttamento intensivo delle risorse. Le centrali idroelettriche non inquinano l'ambiente con rilasci nocivi, non producono alcun tipo di scorie e non sono causa d'inquinamento termico, ma è fondamentale osservare come l'utilizzo di tale risorsa energetica rinnovabile diventi nociva se sfruttata indiscriminatamente senza prestare la necessaria attenzione al contesto antropologico e nel rispetto dell'ambiente. Una conseguenza dell'impegno italiano nel nucleare fu quella di costruire impianti idroelettrici con elevate potenze, come quelli di Edolo e San Fiorano, aventi la funzione di assorbire l'elevata e costante produzione di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari. Energia necessaria per il pompaggio di questi mega impianti che oggi viene acquistata all'estero. Questo complesso sistema viene ora gestito da strutture sempre più accentrate e, conseguentemente alla politica energetica intrapresa, lo sfruttamento integrale delle acque per produrre elettricità configura sempre di più, ad avviso dell'interrogante, un sistema antitetico alle esigenze del territorio e della collettività; il trattamento artificiale di una così rilevante massa d'acqua necessaria per la produzione di energia idroelettrica costituisce, di fatto, un potenziale rischio per l'incolumità della popolazione di tale area. L'indiscriminato sfruttamento delle risorse idriche e la massiccia presenza delle linee per la distribuzione di alta e media tensione, sono concausa del dissesto idrogeologico dell'area segnalato con le interrogazioni a prima firma Caparini n. 4-06049 e n. 4-09152 della XIII legislatura rivolte al Ministro dell'interno come con incarico per il coordinamento della protezione civile e al Ministro dell'ambiente. L'installazione di apparecchiature automatiche per il monitoraggio delle dighe, con la conseguente soppressione del personale di guardiania ma che va a sommarsi allo smantellamento delle squadre idrocivili di manutenzione per le dighe, canali e prese, creano grossi problemi di garanzia della sicurezza. L'area in oggetto è flagellata da fenomeni climatici di grave entità che imporrebbero una maggiore attenzione al controllo del flusso idrico, sia per prevenire le alluvioni prodotte da grandi precipitazioni, sia per regolare il rilascio delle acque nei periodi di siccità, sia per motivi di sicurezza. Argomentazioni che in passato non hanno trovato il necessario recepimento e sono state causa di disastri come quelli avvenuti in Valtellina o in Valle Camonica; l'energia prodotta in Valcamonica ha consentito di far ripartire la distribuzione in rete sul territorio nazionale dopo il blackout di un anno fa grazie alle centrali idroelettriche di produzione e pompaggio di Edolo e di San Fiorano così come è facile richiamare l'ulteriore sforzo richiesto al territorio che sopporta il passaggio del nuovo megaelettrodotto San Fiorano-Robbia in fase di realizzazione; la Zona di Breno serve 130 mila utenti, 95 mila a carico del gruppo operativo di Breno e 35 mila di competenza del gruppo operativo di Iseo. Pur mettendo in conto l'esigenza di razionalizzare i servizi, il confronto col passato è eloquente: se oggi per il numero di utenti richiamato sono impiegati 100 addetti, negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso per soli 72 mila utenti il numero dei dipendenti era di 250; l'attuazione di questo progetto comporterebbe conseguenze pesanti sui livelli occupazionali, non solo per i lavoratori Enel ma anche per quelli dell'indotto, in un'area pesantemente penalizzata dalla crisi economica; i presidi del territorio costituiscono una garanzia di sorveglianza degli impianti, di rapidità di intervento in caso di guasti, di qualità del servizio all'utente, della sicurezza e dell'efficienza della rete di distribuzione; Enel si è impegnata con le organizzazioni sindacali a mantenere i livelli occupazionali, anche in considerazione della specificità e la peculiarità delle aree considerate -: quali iniziative il Ministro intenda predisporre al fine di tutelare i livelli occupazionali, la qualità dei servizi e la sicurezza dei cittadini. (5-03593)

 
Cronologia
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