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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/19397 presentata da PERROTTA ALDO (FORZA ITALIA) in data 10/01/2006

Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-19397 presentata da ALDO PERROTTA martedì 10 gennaio 2006 nella seduta n. 727 PERROTTA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: come si evince da un articolo a firma di Filippo Facci, pubblicato su Il Giornale, in data 11 dicembre 2005, sono molti i sacerdoti perseguitati in Cina ed alcuni sono, addirittura, ultraottantenni; Monsignor Giulio Jia Zhiguo, diocesi di Zhengding, Hebei, arrestato più volte, la Santa Sede ha fatto pubblici appelli per la sua liberazione; ogni mese subisce settimane di «indottrinamento forzato» sulla politica del Governo -: di quali informazioni disponga in merito al caso sopra segnalato; in particolare, quali siano i motivi per cui non sia stato garantito un vero diritto alla difesa e dove si trovi attualmente monsignor Giulio Jia Zhiguo, nell'ipotesi in cui lo stesso effettivamente non sia detenuto; quali iniziative ritenga di dover adottare presso il governo cinese affinché sia garantita la libertà di culto. (4-19397)

Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata mercoledì 8 marzo 2006 nell'allegato B della seduta n. 755 all'Interrogazione 4-19397 presentata da PERROTTA Risposta. - In merito a quanto rappresentato dall'Onorevole interrogante nei presenti atti parlamentari, si sottolinea che il tema del rispetto dei diritti umani, e della libertà religiosa in particolare, forma da tempo oggetto di costante attenzione da parte del Governo italiano e dell'Unione europea. Per quanto riguarda la Cina, non si dispone al momento di informazioni dettagliate circa i casi individuali segnalati dall'interrogante; essi saranno tuttavia monitorati nell'ambito dell'azione a tutela della libertà religiosa nel Paese, regolarmente sollevata nel quadro del dialogo strutturato Unione europea-Cina sui diritti umani, che a partire dal 1997, su richiesta cinese, si svolge a cadenza semestrale alternativamente a Pechino e nella capitale europea che detiene la Presidenza di turno dell'Unione europea. Tali consultazioni consentono, infatti, tra l'altro, all'Unione europea di segnalare all'attenzione delle Autorità cinesi casi individuali di violazione dei diritti umani, per i quali vengono sollecitati interventi di clemenza e/o riparazione. Il tema della libertà religiosa è stato pertanto sollevato anche nel corso dell'ultima sessione di tale dialogo, tenutasi a Pechino il 24-25 ottobre 2005. Il dialogo, per quanto riguarda il tema della libertà di religione e di culto, si è incentrato sulla distinzione tra attività religiose riconosciute e attività considerate «illegali», sul trattamento rivolto alle cinque religioni ufficiali rispetto agli altri culti, nonché sull'obbligo di registrazione cui sono sottoposti i gruppi religiosi. La controparte cinese ha cercato di rispondere alle suddette questioni sollevate dall'Unione europea, sostenendo come i propri regolamenti siano in linea con le convenzioni internazionali. Tuttavia, a detta della Troika europea, il controllo esercitato dal Governo cinese all'interno dell'ambito religioso contravviene alle norme internazionali in materia. Inoltre, per quanto la registrazione dei diversi gruppi religiosi sia giustificata con ragioni di ordine pubblico, la stessa registrazione alimenta la discriminazione nei confronti di tutti i culti che non sono riconosciuti. Lo scambio di opinioni sull'argomento ha pertanto confermato le preoccupazioni dei delegati europei circa le restrizioni cui la libertà religiosa sarebbe sottoposta in Cina. Analoga preoccupazione è stata espressa dai Capi Missione dell'Unione europea accreditati a Pechino, secondo i quali benché lo Stato cinese garantisca a livello costituzionale la libertà di religione, nella pratica, tuttavia, le libertà di pensiero, coscienza e religione risultano fortemente limitate. Le cinque religioni ufficiali riconosciute (il Buddismo, l'Islamismo, il Taoismo, il Cattolicesimo ed il Protestantesimo) sono sottoposte a dure restrizioni e regole che devono rispettare. In particolare, sempre secondo quanto riferiscono i Capi missione dell'Unione europea, il numero crescente di aderenti alle cosiddette «Chiese sotterranee» cristiane spingerebbe le autorità cinesi ad operare notevoli pressioni su di essi per farli aderire alle Chiese riconosciute ufficialmente. Un passo in avanti verso una maggiore protezione del diritto alla libertà religiosa è costituito dal nuovo regolamento sulla libertà di credo religioso introdotto in Cina il 1 o marzo 2005. La nuova normativa disciplina in un unico quadro organico nazionale la materia, ribadendo il diritto costituzionale per i cittadini di aderire, qualora vogliano, ad un credo religioso, purché questo sia «legittimo» (cioè riconosciuto). Tale risultato, ancorché parziale, può essere ascritto anche agli sforzi messi in atto dall'Unione europea. La necessità che Pechino faccia ulteriori progressi in materia di rispetto di diritti umani (e quindi anche nella sfera della libertà di religione) è altresì rappresentata in ogni possibile riunione bilaterale con esponenti del governo cinese. Il 18 marzo 2005 a Roma il Ministro degli esteri Fini ha nuovamente evocato, nel corso del suo incontro con il Ministro degli esteri della Repubblica popolare cinese Li Zhaoxing, la questione del rispetto dei diritti umani ribadendo la necessità che Pechino compia i passi necessari (come la ratifica del Patto dei diritti civili e politici delle Nazioni unite) per favorire un processo di normalizzazione con l'occidente. L'Italia è quindi ben consapevole delle difficoltà e degli ostacoli che si frappongono al libero apostolato della Chiesa cattolica in Cina, dove permane la dicotomia tra la «Associazione Cattolica Patriottica», legata al Partito comunista cinese, e la Chiesa cattolica non ufficiale fedele al Romano Pontefice. La problematica sollevata dall'interrogante va peraltro inserita nel complesso quadro dei contatti - che l'Italia facilita e guarda con favore - da tempo in corso tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese per il reciproco riconoscimento diplomatico. Essa attiene, altresì, a questioni relative alla sfera della sovranità cinese e alla missione universale della Chiesa cattolica esulando, pertanto dalla competenza dello Stato Italiano. Interventi dell'Italia volti a stigmatizzare i comportamenti di una delle parti, o addirittura l'adozione di misure di ritorsione finalizzate a far pressione su una delle parti, sarebbero inopportuni e potrebbero risultare controproducenti, anziché favorire lo sviluppo del dialogo. Per completezza di informazione, si ricorda infine che, in occasione dei lavori della 61 a sessione annuale della CDU (Commissione diritti umani) tenutasi a Ginevra dal 14 marzo al 22 aprile 2005, la Presidenza lussemburghese, nel discorso pronunciato il 23 marzo 2005 a nome dell'UE sulle violazioni dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nel mondo, ha posto un'enfasi particolare sul rispetto dei diritti umani in Cina. In tale circostanza, la Presidenza ha riaffermato il valore attribuito dall'Unione al dialogo strutturato con la Cina come prezioso mezzo di comunicazione, capace di contribuire a portare miglioramenti concreti e tangibili circa la situazione dei diritti dell'uomo in quel Paese, grazie alla possibilità di sollevare con le autorità di Pechino le questioni che più suscitano la preoccupazione dell'UE, tra le quali, appunto, la questione della libertà religiosa. Da parte del Governo italiano e dell'Unione europea si continuerà a seguire con estrema attenzione la situazione della libertà religiosa in Cina e non si mancherà di continuare a richiamare il Governo cinese al pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel Paese. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Margherita Boniver.



 
Cronologia
giovedì 29 dicembre
  • Politica, cultura e società
    L'economista Mario Draghi è nominato governatore della Banca d'Italia.

mercoledì 18 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Parlamento in seduta comune elegge, al terzo scrutinio, Mario Caldarera componente del Consiglio superiore della magistratura.