Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00009 presentata da GALANTE SEVERINO (COMUNISTI ITALIANI) in data 18/05/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00009 presentata da SEVERINO GALANTE giovedì 18 maggio 2006 nella seduta n.004 GALANTE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: il 25 aprile 2006 si è svolta Verona una messa con rito tradizionale celebrata dal Comitato Pasque Veronesi, noto raduno dell'estrema destra veneta che, svolgendosi in quella data ed a pochi metri dalla piazza storica della resistenza veronese rappresentava, a parere dell'interrogante, una chiara provocazione; per impedire lo svolgimento della suddetta manifestazione, militanti antifascisti e antirazzisti hanno organizzato un presidio pacifico nella piazza in cui era prevista la celebrazione; tale presidio è stato sgomberato con la forza dalla polizia che, di fronte a manifestanti seduti per terra, non ha esitato ad utilizzare i manganelli; i manifestanti sono stati caricati di peso nei cellulari e portati in Questura. Tra essi, tra l'altro, è stato fermato anche il Segretario Provinciale del Partito dei Comunisti Italiani, colpevole di ricercare una mediazione tra manifestanti e forze dell'ordine; a seguito degli accertamenti svolti dagli Assessori comunali Guerini e Zerbato, presso l'Amministrazione comunale non risulta alcuna autorizzazione per la manifestazione promossa, su suolo pubblico, dal Comitato Pasque Veronesi. L'autorizzazione, dunque, è stata concessa soltanto dal Questore -: per quali ragioni sia stata concessa l'autorizzazione a svolgere una manifestazione provocatoria, che ha visto la partecipazione della Fiamma Tricolore (che non riconosce la ricorrenza nazionale del 25 aprile) e di Amos Spiazzi, fautore della Rosa dei Venti degli anni '70; per quali ragioni, nonostante il carattere pacifico del presidio dei militanti antifascisti, le forze dell'ordine non hanno esitato ad utilizzare i manganelli ed hanno sequestrato videocamere e apparecchi fotografici.(4-00009)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 27 novembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 077 All'Interrogazione 4-00009
presentata da GALANTE Risposta. - L'attuale disciplina normativa delle pubbliche riunioni ruota tuttora, com'è noto, attorno all'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che prevede che di ogni manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico sia dato preavviso almeno tre giorni prima al Questore, che per motivi di ordine pubblico potrà impedire la riunione o impartire prescrizioni di tempo e di luogo per il suo svolgimento. Tale norma, riletta alla luce del principio di libertà di riunione sancito dall'articolo 17 della Costituzione, implica che le pubbliche riunioni non soggiacciono ad alcuna specifica autorizzazione ed il loro eventuale divieto per motivi di ordine pubblico deve fondarsi su gravi e concreti elementi di pericolo che giustifichino una così penetrante limitazione di un diritto costituzionalmente garantito. Nel caso richiamato nell'interrogazione, le manifestazioni svoltesi il 25 aprile nell'area di piazza dei Signori a Verona sono state due: la celebrazione di una messa in lingua latina e rito romano antico promossa dal «Comitato delle Pasque Veronesi» ed una contromanifestazione di disturbo organizzata da elementi di area antagonista e dei centri sociali. La messa, indetta da un organismo cui aderiscono anche esponenti della Lega Nord e del Movimento fiamma tricolore, era stata regolarmente preavvisata alla locale Questura il 5 aprile precedente. La data del 25 aprile risultava essere stata scelta dagli organizzatori per la concomitanza del 209 o anniversario della conclusione della rivolta veronese del 1797 con la festività di San Marco e non vi era pertanto motivo per ritenere che l'iniziativa potesse avere un esplicito intento di negazione o contestazione dei valori della Liberazione, tale da poter determinare possibili turbative dell'ordine pubblico. Il questore di Verona non ha, pertanto, rilevato cause ostative allo svolgimento della messa, anche in considerazione del fatto che l'iniziativa aveva avuto luogo negli anni precedenti con le medesime modalità. Inoltre, l'orario della cerimonia religiosa non avrebbe interferito con il normale svolgimento delle concomitanti manifestazioni previste per la «Festa della liberazione» che, comunque, non interessavano piazza dei Signori. Delle iniziative in questione era stato informato anche il sindaco di Verona, che nulla aveva rilevato al riguardo. La contromanifestazione dei centri sociali, non preavvisata, si è invece concretizzata in alcuni atti di disturbo da parte di circa 40 dimostranti, alcuni dei quali, oltre a smontare un piccolo palco mobile destinato alla messa, hanno diffuso musica da un impianto di amplificazione, scandito slogan, affisso cartelli di protesta e striscioni, distribuito volantini alla cittadinanza e tracciato scritte con bombolette di vernice spray nella piazza. Per prevenire possibili occasioni di contrapposizione o scontro, le forze dell'ordine hanno ripetutamente tentato di indurre i manifestanti a desistere da azioni che potevano apparire provocatorie, ma gli stessi hanno opposto resistenza, sedendosi e stringendosi con le braccia in concomitanza con l'orario di inizio della messa. Per consentire il sereno svolgimento della manifestazione programmata e tutelare il diritto di riunione ed espressione di entrambi i gruppi, evitando le occasioni di contatto, le Forze di Polizia hanno quindi tentato di allontanare i dimostranti dalla zona delle messa uno per volta, ma alcuni di essi si sono opposti scalciando e colpendo gli agenti, uno dei quali, in questo frangente, ha riportato la frattura composta articolare della scapola destra, giudicata guaribile in 25 giorni. Davanti a questi atti di ostilità, le forze di polizia si sono quindi viste costrette a fare uso dei propri equipaggiamenti di ordine pubblico per il tempo strettamente necessario per contrastare la violenza opposta. La vicenda è comunque all'esame dell'Autorità Giudiziaria, alla quale è stata inoltrata comunicazione di reato nei confronti di 27 manifestanti denunciati in stato di libertà per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, lesioni personali aggravate, manifestazione senza preavviso e di altri 6 segnalati per il solo reato di manifestazione senza preavviso. Nel corso dell'azione di polizia giudiziaria non risultano essere state sequestrate né videocamere, né apparecchi fotografici di altro tipo. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.