Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00012 presentata da SCHIFANI RENATO GIUSEPPE (FORZA ITALIA) in data 18/05/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00012 presentata da RENATO GIUSEPPE SCHIFANI giovedì 18 maggio 2006 nella seduta n.004 SCHIFANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al
Ministro degli affari esteri. Premesso che: da
decenni il Sudan è dilaniato da una guerra sanguinosa tra il settentrione
arabo-musulmano e il meridione cristiano; migliaia
di cristiani sono stati massacrati dai musulmani per le loro convinzioni
religiose; sono
state danneggiate e distrutte numerose scuole e chiese; monsignor
Cesare Mazzolari, Vescovo di Rumbek, il 3 aprile 2006 ha chiesto alla comunità
internazionale di contrastare la politica di islamizzazione del Paese,
che rischia di distruggere la comunità cristiana locale, si chiede
di sapere: quali
siano gli intendimenti del Governo su questa delicata questione; se
non si ritenga opportuno predisporre, anche con altri Paesi europei, un
piano d'intervento più efficace e sollecitare le Nazioni Unite
a intensificare i loro sforzi. (4-00012)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 046 all'Interrogazione 4-00012
presentata da SCHIFANI Risposta.
- L'Italia riserva particolare attenzione al tema del rispetto
dei diritti religiosi in Sudan, consapevole dell'importanza di questa
variabile nei delicati equilibri definiti dall'Accordo di pace (Comprehensive
Peace Agreement) firmato a Nairobi il 9 gennaio 2005 tra forze governative
e milizie ribelli nel Sud del Paese. L'Accordo
di pace, attraverso una serie di adempimenti istituzionali, ha la finalità
di stabilire meccanismi per una ripartizione del potere equilibrata e un'equa
suddivisione della ricchezza tra il Nord, di cultura islamica e musulmano,
e le popolazioni africane delle regioni meridionali. Esso prevede
anche l'istituzione di strutture volte a monitorare il rispetto dei
diritti umani nel Paese. Tra queste spiccano una Commissione nazionale
per i diritti umani ed una Commissione per la protezione dei non musulmani
nella capitale. In particolare,
la missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS), sostenuta anche dai contributi
dell'Italia, sta collaborando con il Governo sudanese alla legge di
istituzione della Commissione nazionale dei diritti umani, mentre la composizione
della Commissione per la protezione dei non musulmani nella capitale è
stata definita con decreto presidenziale lo scorso febbraio. Tale atto
rappresenta un passaggio significativo nella prospettiva di una maggiore
tutela dei diritti religiosi in Sudan, registrato positivamente anche nell'ultimo
rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sudan. In Sudan,
su una popolazione di circa 42 milioni di abitanti, il 5% professa la religione
cristiana. Sin dal periodo
coloniale, l'opera coraggiosa e generosa dei Padri comboniani ha rappresentato
un fattore importante per il sostegno delle condizioni di vita delle popolazioni
del Sud del Paese e, nel corso della lunga guerra civile, i missionari
italiani hanno certamente svolto un ruolo attivo nella ricerca di un dialogo
tra la comunità cristiana e quella di fede musulmana. In questo
senso, la figura del vescovo di Rumbek, mons. Mazzolari, che vive in Sudan
dal 1981, è stata di grande rilevanza per l'attuazione di progetti
di assistenza alla popolazione della diocesi locale. Il vescovo italiano
ha dato utili indicazioni per poter individuare la realizzazione di un'opera
di particolare rilevanza per lo sviluppo delle regioni meridionali. È stata,
infatti, realizzata l'opera di costruzione del «Ponte Italia»
che assume particolare rilevanza in quanto si tratta di una struttura destinata
a collegare due centri nevralgici del Sudan meridionale e a valorizzarne
appieno le potenzialità di sviluppo. L'impegno
dell'Italia per il rispetto dei diritti umani nel Paese ha trovato
concreta attuazione attraverso il contributo nel Consiglio dei Diritti
Umani. La situazione
in Darfur è stata uno dei temi dominanti l'agenda delle ultime
sessioni del Consiglio dei Diritti Umani svoltasi a Ginevra. Nel corso
della quarta sessione (marzo 2007) l'Italia e l'UE hanno lavorato
a complessi negoziati con il gruppo africano, conclusisi con l'approvazione
per consenso di un testo di risoluzione sulla situazione in Darfur. La
risoluzione ha dato mandato ad un gruppo di esperti, composto dal Relatore
Speciale sul Sudan e da altri sei relatori speciali «tematici»,
di riferire sullo stato di attuazione delle raccomandazioni sul Darfur,
contenute nei numerosi documenti delle Nazioni Unite, nonché di
promuoverne l'attuazione. L'adozione di questa risoluzione ha
dimostrato che la Comunità internazionale mantiene alto il proprio
livello di attenzione su ciò che sta accadendo nella regione sudanese.
Questo importante risultato è stato raggiunto anche grazie al ruolo
svolto dall'Italia, che ha ricercato sin dall'inizio, insieme
ai partner europei, la strada del dialogo con tutti i gruppi regionali,
nella convinzione che vi fossero margini negoziali per l'adozione
di una posizione forte e comune nel Consiglio sulla questione. Inoltre, nella
sua quinta sessione il Consiglio dei Diritti Umani (giugno 2007) ha approvato
per consenso il primo rapporto del gruppo di esperti sullo stato di attuazione
delle raccomandazioni sul Darfur. Dal documento emerge un quadro fortemente
critico della situazione in quella regione, sotto i profili della protezione
dei diritti umani, dell'accesso all'assistenza umanitaria e del
funzionamento del sistema giudiziario; d'altro canto, viene registrata
positivamente la disponibilità dimostrata da Khartoum nel collaborare
con il gruppo di esperti - a differenza dell'ostruzionismo opposto
in passato - al fine di concordare un pacchetto di raccomandazioni
per migliorare lo stato dei diritti umani in Darfur. Il livello di attuazione
di queste raccomandazioni verrà riesaminato nell'arco di tre
mesi e sottoposto di nuovo all'attenzione del Consiglio dei Diritti
Umani, alla settima sessione dell'organismo onusiano. L'impegno
dell'Italia in favore della crisi in Darfur e della conseguente, gravissima
violazione dei diritti umani, si è sviluppato anche all'interno
della cornice comunitaria. L'UE è infatti intervenuta sulla
crisi del Sudan con alcune decisioni a carattere operativo, prese nel corso
delle sessioni del Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (CAGRE).
Da ultimo, con la decisione del CAGRE del 18 giugno 2007, 40 milioni dei
euro verranno garantiti alla missione dell'Unione Africana in Darfur
(AMIS) tramite l'«African Peace Facility», strumento finanziario
volto a sostenere le operazioni di mantenimento della pace in Africa. In linea con
quanto richiesto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite n. 1593 del 31 marzo 2005, la Corte Penale Internazionale ha
avviato un'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Darfur.
Gli esiti dell'indagine - durata circa 20 mesi - sono stati
presentati dal pubblico ministero Ocampo a fine febbraio 2007 ed individuano
alcune personalità (due ex membri del Governo e delle Forze armate
sudanesi) responsabili di crimini contro l'umanità e di crimini
di guerra, di cui viene richiesta l'estradizione. In proposito, si
ricorda che i Ministri degli Esteri dell'UE hanno ribadito, nelle
conclusioni dell'ultimo CAGRE del 18 giugno 2007, il sostegno europeo
agli sforzi della Corte Penale Internazionale per porre fine al clima di
impunità in Darfur, richiamando Khartoum a conformarsi alle richieste
di estrazione degli indagati sudanesi da parte del Tribunale dell'Aja. Nelle ultime
dichiarazioni sulla situazione politica in Darfur e la missione di pace
UA-ONU, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai mancato
di sollevare la questione dei diritti umani. Da ultimo, la dichiarazione
presidenziale del 25 maggio 2007, sostenuta anche dall'Italia, ha
richiesto a tutte le parti del conflitto di arrestare le violenze e di
facilitare il lavoro degli operatori umanitari. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri Vernetti