Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00128 presentata da PEZZELLA ANTONIO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 30/05/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00128 presentata da ANTONIO PEZZELLA martedì 30 maggio 2006 nella seduta n.007 PEZZELLA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: il giorno 22 maggio 2006 un raid criminale, compiuto da sei sicari cinesi, all'interno nel ristorante dell'hotel Villa Paradiso a San Giuseppe Vesuviano ha provocato un impressionante bagno di sangue: un morto e tre feriti, di cui uno grave; neanche un colpo di pistola è stato esploso durante l'agguato all'interno del ristorante, gestito da due asiatici figli di un pregiudicato cinese. Quando i carabinieri sono giunti sul posto, secondo quanto riportato dalle cronache del quotidiano Il Mattino , si sono trovati di fronte una scena agghiacciante: persone orribilmente mutilate, sangue dappertutto. Non era un film splatter ma la scena di un delitto a colpi di mannaia; il regolamento di conti porterebbe la firma della Triade, la mafia cinese. Racket e prostituzione sono le piste principali seguite dagli investigatori, ma l'impenetrabilità della comunità cinese rende le indagini particolarmente difficili. L'omertà tipica delle caste cinesi è praticamente invincibile ed è difficile per gli investigatori accertare quali sia il movente della spedizione punitiva. Il raid era diretto contro un gruppo di cinesi in trasferta da Prato: questo elemento porta gli inquirenti su due piste; secondo una prima ipotesi l'assalto, compiuto con modalità e stile made in Cina , potrebbe essere un avvertimento da parte delle fazioni cinesi locali per ribadire il proprio potere criminale sul territorio. In questo caso probabilmente i mafiosi di San Giuseppe Vesuviano temevano un'ingerenza esterna nella gestione del racket alle ditte tessili della zona; già una decina di giorni fa un cinese proveniente da Roma fu assassinato sulla strada statale 286 nei pressi di Terzino; un'altra ipotesi è invece che l'ordine di eliminare Zhang Shidong di 29 anni, e gli altri tre suoi connazionali sarebbe arrivata proprio da Prato. La cittadina toscana è infatti la succursale italiana della «città dei salici» (il tempio dove secondo la tradizione si riuniscono i vertici della mafia cinese), e da qui partono molte delle direttive dei traffici illegali interni alla comunità; in particolare la distribuzione delle attività di riciclaggio di denaro sporco viene fatto a Prato, come anche il traffico di documenti falsi; a Prato secondo rapporti della Dia sarebbe attivo un centro specializzato nell'utilizzo di passaporti e documenti di persone decedute, per rendere legittima la posizione di loro connazionali vivi e vegeti. In questo modo la Triade gestisce il flusso dei clandestini, che pagano dai sei ai venti milioni a persona per giungere nel nostro territorio, dove, per anni, sono spesso costretti ad una esistenza miserabile, con i documenti e la loro stessa vita nelle mani della mafia. Si spiega così il grosso potere esercitato dalla mafia cinese con base a Prato. Lavoro nero, gioco d'azzardo, estorsioni, sequestro di persona e ultima frontiera del business illegale: la prostituzione effettuata da cinesi per i cinesi; sull'asse toscano-napoletano sono insediate le più numerose comunità cinesi del nostro Paese, e di conseguenza anche gli interessi della mafia cinese; nella sola provincia di Napoli sono circa diecimila i cinesi. Le comunità maggiori a Terzigno e a San Giuseppe Vesuviano, con presenze in aumento negli ultimi anni. La maggior parte degli immigrati è impegnata nel settore dell'abbigliamento, dove i cinesi hanno rilevato quasi tutti i negozi all'ingrosso della zona -: quali urgenti iniziative si intendano assumere per fermare l' escalation di violenze nella comunità cinese dell'area vesuviana e affinché le autorità competenti adottino le necessarie iniziative volte alla repressione di tutte le attività criminali gestite dalla mafia cinese nel nostro Paese. (4-00128)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 19 dicembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 088 All'Interrogazione 4-00128
presentata da PEZZELLA Risposta. - La notte del 22 maggio 2006, alcuni cittadini cinesi hanno fatto irruzione armati all'interno di un ristorante di San Giuseppe Vesuviano (NA) gestito dai figli di un latitante, anch'egli di nazionalità cinese, aggredendo quattro loro connazionali. Uno di essi è successivamente deceduto in ospedale, mentre gli altri sono rimasti feriti. Le indagini della polizia di Stato hanno consentito di individuare i presunti responsabili - le cui posizioni sono al vaglio dell'Autorità giudiziaria - e di inquadrare l'episodio nel contesto di contrasti insorti all'interno di gruppi criminali cinesi, che operano nelle province di Napoli e di Prato, per il controllo di attività illecite. Relativamente all'altro episodio di sangue menzionato dall'interrogante, è presumibile che lo stesso sia riconducibile all'omicidio di un cittadino cinese, vittima di un tentativo di rapina avvenuto il 29 novembre 2002 nei pressi di Terzigno (NA). In via generale, si rileva che le comunità cinesi, diffuse in tutta Italia, hanno presenze criminali significative in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Puglia. Trattasi di gruppi che, nel mantenere immutate le proprie tradizioni, non favoriscono il loro processo di integrazione. La tipologia dei crimini e le modalità adottate hanno spesso messo in rilievo la configurazione del delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso anche se, alla luce delle attuali risultanze investigative, non sono stati sinora comprovati collegamenti con le «Triadi» della madrepatria. Tra le attività delittuose più significative risultano numerosi reati contro la persona ed il patrimonio, in prevalente pregiudizio di connazionali, lo sfruttamento della prostituzione, con una crescita esponenziale di «case di appuntamento», il gioco d'azzardo, le attività di contraffazione e di abusivismo commerciale ed il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di connazionali finalizzata allo sfruttamento della loro manodopera. Con riferimento a tale ultimo fenomeno, le molteplici indagini, condotte dagli inquirenti sull'intero territorio nazionale, hanno evidenziato la sviluppata capacità della criminalità cinese di saper abilmente gestire detti flussi mediante sperimentate procedure. In dettaglio, i cittadini cinesi fanno ingresso in Italia muniti di passaporto con visto turistico conseguito nel loro Paese presso le sedi diplomatiche di Stati membri dell'Unione europea; subito dopo lo sbarco, consegnano a membri dell'associazione criminale i propri passaporti, che vengono riportati in Cina per fare apporre sugli stessi il timbro di reingresso, creando, in tal modo, la falsa rappresentazione che il «turista» sia effettivamente rientrato nel Paese di origine. A conferma di ciò, si segnala che, nel maggio 2004, venne fermato presso lo scalo aereo internazionale di Fiumicino (RM) un corriere che, pronto ad imbarcarsi per la Cina, occultava nel proprio bagaglio un cospicuo numero di passaporti e di permessi di soggiorno falsificati. Ulteriore metodo è costituito dal riutilizzo dei documenti di identità di coloro che sono morti in Italia e del cui decesso non viene fatta denunzia. In ragione della pericolosità delle consorterie criminali cinesi, le forze di polizia conducono accurate indagini che, nonostante le difficoltà derivanti dalla diffusa omertà dei gruppi in parola, hanno consentito di raggiungere significativi risultati sull'intero territorio nazionale. Al riguardo, si segnalano le più recenti: 7 marzo 2005: Palermo, Rossano Calabro (CS), Firenze. L'operazione denominata «XIONG DI» ha consentito di sgominare un'associazione criminale di tipo mafioso, itinerante tra le città di Napoli, Catania, Roma, Prato e Firenze, dedita ad attività estorsiva in danno di operatori commerciali cinesi, allo sfruttamento della prostituzione, alla consumazione di delitti contro la persona e contro il patrimonio. Nel corso dell'operazione sono stati complessivamente assicurati alla giustizia sedici cittadini cinesi e sono state, inoltre, sequestrate armi di vario genere, nonché stupefacenti; 4 aprile 2005: Palermo. Sono stati tratti in arresto, presso il locale scalo aereo, due cinopopolari entrambi destinatari di provvedimenti restrittivi emessi dall'Autorità giudiziaria per delitti di associazione per delinquere finalizzata all'estorsione, sequestro di persona, rapina, lesioni personali ed altro; 8 aprile 2005: Brescia. Sono stati tratti in arresto, in flagranza di reato, due cittadini cinesi per sfruttamento della manodopera clandestina; 13 aprile 2005: Vercelli. Nell'ambito dell'operazione «Sindrome cinese», sono stati tratti in arresto, in esecuzione di provvedimento restrittivo emesso dalla competente autorità giudiziaria, un cittadino cinopopolare, un imprenditore italiano ed un agente della Polizia municipale di quel Comune, in concorso tra di loro per aver illegalmente favorito il rinnovo di permessi di soggiorno e di ricongiungimento familiare; 26 luglio 2005: Milano, Teramo, Macerata e Cagliari. È stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di cinque cinopopolari, indagati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; 26 luglio 2005: Milano. Nel corso dell'operazione denominata «Testa di serpente», è stato eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di quattordici cittadini cinesi, responsabili di associazione a delinquere finalizzata a procurare l'ingresso illegale di numerosi concittadini; 13 settembre 2005: Trieste, Gorizia e Perugia. Sono state eseguite tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti cittadini cinesi, ritenuti responsabili di concorso nello sfruttamento della prostituzione. Dalle indagini è emerso, altresì, che uno degli indagati aveva la gestione, in Trieste, una bisca clandestina per il gioco d'azzardo; 25 ottobre 2005: Roma. È stata sottoposta a fermo di indiziato di delitto una cittadina cinese a carico della quale sono emersi gravi elementi di colpevolezza per il concorso nel reato di rapina aggravata, consumata a Prato nella notte compresa tra il 30 ed il 31 maggio dello stesso anno, durante la quale venne ucciso un connazionale; 29 gennaio 2006: Milano. Sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti cinopopolari, in quanto ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed allo sfruttamento della prostituzione; 16 febbraio 2006: Pescara. Sono stati eseguiti ventinove provvedimenti restrittivi nei confronti di altrettanti indagati, tra i quali sedici cinesi, ritenuti responsabili, a diverso titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, concussione, corruzione, falso ed abuso d'ufficio; 4 maggio 2006: Novara. Sono stati tratti in arresto i componenti di un'associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e, nel medesimo contesto, sono state rintracciate ventidue cittadine cinesi dedite al meretricio; 5 maggio 2006: Pescara. È stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei cinopopolari, in quanto ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e della permanenza illegale di concittadine sul territorio italiano, nonché di induzione e sfruttamento della prostituzione; 19 maggio 2006: Piacenza. Sono stati deferiti all'Autorità giudiziaria sette cittadini cinesi per esercizio abusivo della professione medica. Per quanto in particolare riguarda la provincia di Napoli, l'area maggiormente interessata dalla presenza della comunità cinese è quella compresa nei comuni di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, dove è principalmente impiegata nei lavori svolti presso laboratori tessili. Trattasi di piccole imprese lecitamente acquistate da cittadini cinesi, i quali vi impiegano un numero variabile (da un minimo di quindici ad un massimo di trentacinque) di connazionali, la maggior parte dei quali in possesso di regolare permesso di soggiorno. Da numerosi controlli effettuati, tra l'altro anche nelle ore serali, presso le diverse ditte distribuite sul territorio in parola emerge che, dietro un'apparente rispetto della normativa in materia di lavoro, si nasconde spesso una condizione di sfruttamento dei lavoratori cinesi, sia a causa delle carenti condizioni igienico sanitarie, sia a causa delle vessazioni e delle intimidazioni subite dai medesimi. Proprio nelle ore serali è stata, inoltre, riscontrata la presenza di lavoratori cinesi clandestini. Degli illeciti rilevati viene prontamente informata la competente Autorità giudiziaria per l'adozione dei relativi provvedimenti. Relativamente al contrasto delle illegalità poste in essere dalla locale comunità cinese, le autorità provinciali di pubblica sicurezza di Napoli, oltre ai menzionati controlli sulle attività produttive, svolgono anch'esse, del pari di quelle nazionali, intense attività investigative. Nel corso del 2002, sono state denunciate, in stato di libertà, ottantacinque persone, di cui in maggioranza cittadini cinesi, ritenuti responsabili di associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, falso, truffa ed avviamento al lavoro di extracomunitari non in regola. L'azione di contrasto è proseguita nel corso del 2005 con la denuncia di tredici cinopopolari ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata ai reati contro la persona e contro il patrimonio. Nel corso di quest'ultima indagine, sono stati tratti in arresto, in Roma, in flagranza di reato, dieci cinesi per possesso, al fine di spaccio, di sostanze stupefacenti. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.