Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00036 presentata da BULGARELLI MAURO (INSIEME CON L'UNIONE VERDI - COMUNISTI ITALIANI) in data 31/05/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00036 presentata da MAURO BULGARELLI mercoledì 31 maggio 2006 nella seduta n.007 BULGARELLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che: sul fondale tra le isole di Tavolara e Molara giace a 70 metri di profondità il relitto della nave cargo Klearchos, affondata nel luglio 1979 in seguito a un incendio sviluppatosi nella stiva; la nave trasportava sostanze altamente pericolose e precisamente: 16 tonnellate di bromuro di metile, 5 tonnellate di triossido di arsenico, 4 tonnellate di idrosolfito di sodio, 3,5 tonnellate di insetticida, 54 tonnellate di acido formico più una quantità non nota di tetracloroetilene e acido solforico, la cui esatta consistenza fu impossibile accertare anche per le reticenze del comandante e dell'armatore che, come riportano le cronache dell'epoca, si rifiutarono di dichiarare tutto il carico effettivamente trasportato; numerosi cittadini di Olbia hanno segnalato da tempo che dal relitto continuerebbe a fuoriuscire gasolio e che nella stiva vi sarebbe ancora parte del carico, in proporzione non nota; d'altra parte, le cronache dell'epoca riportano l'annuncio del "totale recupero della nafta e del gasolio" ma anche, qualche tempo dopo, di una missione effettuata da alcuni subacquei per conto della Capitaneria di porto per "intercettare una perdita di gasolio", affermazioni in evidente contraddizione tra loro; anche alcune associazioni ambientaliste sostengono che in realtà nel relitto sarebbe presente buona parte del carico altamente nocivo e la stampa locale ha dato ampio risalto alla notizia, rafforzando le preoccupazioni della cittadinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre con urgenza un'operazione di monitoraggio delle effettive condizioni in cui versa il relitto, in modo da appurare se al suo interno siano ancora presenti sostanze tossiche e, in tal caso, avviare un'immediata bonifica dello scafo. (4-00036)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 012 all'Interrogazione 4-00036
presentata da BULGARELLI Risposta.
Il mercantile di cui trattasi, battente bandiera greca, proveniente
da Marsiglia e diretta al Pireo, con un carico di 955 tonnellate di merci
varie, tra cui 300 di merci pericolose, a causa di un incendio divampato
nella stiva il 14 luglio 1979, è affondato il 20 luglio successivo,
nel canale che separa le isole di Tavolara e Molara, mentre erano in corso
le operazioni di spegnimento e di rimorchio della nave verso il largo,
con il suo carico di merci pericolose, costituite da una quantità
di prodotti chimici (bromuro di metile, triossido di arsenico, soda caustica,
acido formico, tetracloroetilene, petrolio lampante, ecc.). Nel 1981,
giusta convenzione con soggetto privato dotato delle necessarie tecnologie,
attraverso una complessa attività durata tre mesi, venne operato
il recupero del carico nella misura resa possibile dall'incendio,
che aveva in alcuni casi distrutto o fuso i colli contenenti alcune sostanze. Inoltre, si
rese necessario recuperare il gasolio, usato quale carburante, ancora nei
serbatoi, atteso che una certa quantità (circa 15 tonnellate) si
era riversata direttamente in mare o era stata attinta dall'incendio. L'inchiesta
si concluse con la convinzione del totale recupero delle merci pericolose
imbarcate, almeno di quelle che non erano state distrutte dall'incendio;
per il combustibile residuo, invece, si ipotizzò che lo stesso potesse
venire gradualmente rilasciato nel tempo senza creare problemi ambientali. In effetti
alcuni anni dopo, nel 1999, a seguito di segnalazioni di alcuni subacquei
sullo spargimento in acqua di sostanze oleose provenienti dal relitto,
fu operato un controllo da parte di una ditta specializzata, all'esito
del quale venne sì confermata la presenza di una leggera dispersione
di idrocarburi verso la superficie, ma anche che si trattava di limitati
quantitativi residui. Il Consorzio
di Gestione dell'Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda
Cavallo e la Capitaneria di Porto di Olbia si sono dichiarati disponibili
a supportare le operazioni di ricognizione del relitto, con campionamenti
dei sedimenti marini intorno alla nave, di materiale biologico e di eventuali
porzioni del carico, da analizzare in laboratorio per accertare l'eventuale
presenza di materiale inquinante, proponendo a tale scopo l'impiego
delle strutture specialistiche del Corpo delle Capitanerie di Porto e,
in particolare, del Nucleo Operatori Subacquei. Il Nucleo
di Napoli, sentito per le vie brevi dalla Capitaneria di Porto di Olbia,
ha dichiarato di poter condurre il suddetto monitoraggio mediante il Remote
Operated Vehicle in dotazione. Il Reparto
Ambientale Marino ha espresso parere favorevole allo svolgimento dell'iniziativa,
proponendo che l'ispezione sia eseguita congiuntamente dal Nucleo
Operatori Subacquei della Guardia Costiera con tecnici dell'ICRAM. La Direzione
competente di questo Ministero ha già comunicato il proprio nulla
osta agli accertamenti richiesti, da eseguirsi unitamente al personale
tecnico dell'ICRAM, ed è in attesa delle comunicazioni sugli
esiti. Sarà
cura di questa Amministrazione tenere informato l'interrogante sugli
esiti della vicenda. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare Pecoraro Scanio