Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00162 presentata da VENIER IACOPO (COMUNISTI ITALIANI) in data 31/05/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00162 presentata da IACOPO VENIER mercoledì 31 maggio 2006 nella seduta n.008 VENIER. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: il 25 aprile 2006 a Verona, senza alcuna autorizzazione o valutazione di opportunità da parte del comune, il questore autorizzava il Comitato «Pasque Veronesi», nota organizzazione legata agli ambienti della estrema destra veneta, a realizzare a pochi metri dalla piazza storica della Resistenza veronese un raduno, secondo l'interrogante, dal chiaro intento provocatorio; dopo la conclusione delle celebrazioni ufficiali della festa della Liberazione, molti dei democratici presenti decidevano di manifestare il proprio dissenso nei confronti della manifestazione organizzata dalla destra, che vedeva, tra l'altro, tra i partecipanti il Partito neofascista della Fiamma Tricolore, che, notoriamente, disconosce la ricorrenza nazionale del 25 aprile, e personaggi noti come animatori, negli anni settanta, dell'organizzazione eversiva «la Rosa dei Venti»; gli antifascisti e antirazzisti hanno organizzato un presidio assolutamente pacifico nella piazza in cui era prevista la manifestazione della destra estrema; invece di valutare l'opportunità di non consentire all'estrema destra di svolgere una manifestazione dai chiarissimi intenti provocatori, la Polizia di Stato ha deciso lo sgombero forzato del presidio antifascista; la Polizia, di fronte a manifestanti che seduti per terra opponevano resistenza passiva allo sgombero, non ha esitato a «caricare» utilizzando i manganelli, a sequestrare videocamere ed apparecchi fotografici, e successivamente, ad operare una serie di arresti ricorrendo a metodi a giudizio dell'interrogante brutali e gratuiti; tra coloro che sono stati assurdamente malmenati dalle forze dell'ordine, arrestati e caricati di peso nei cellulari per essere tradotti in questura c'era, tra l'altro, il segretario provinciale del Partito dei comunisti italiani, colpevole di ricercare una mediazione tra manifestanti e forze dell'ordine; il 27 maggio 2006, sempre a Verona, il questore ha concesso nuovamente alle organizzazioni dell'estremismo neo-fascista di svolgere una parata razzista, provocando la giusta reazione di indignazione da parte della comunità cittadina anche attraverso nuovi episodi di tensione -: se non ritenga necessario aprire una inchiesta interna sui fatti del 25 aprile 2006 al fine di valutare l'operato assolutamente censurabile, a parere dell'interrogante, delle forze di polizia ed individuare precisamente le responsabilità delle violenze anche al fine di impedire che episodi di questo tipo abbiano a ripetersi; se non ritenga di dover intraprendere azioni disciplinari nei confronti del questore di Verona che, secondo l'interrogante, ha dimostrato più di una volta di sottovalutare il pericolo rappresentato dall'attività di gruppi estremisti e razzisti dell'estrema destra; quali iniziative di indirizzo il Governo intende prendere per impedire che forze neofasciste e dell'estrema destra che si collochino fuori dall'alveo democratico e costituzionale, e possano continuare a realizzare provocazioni più o meno gravi, soprattutto in occasione delle principali ricorrenze nel corso delle quali la Repubblica ricorda la lotta e la vittoria contro la dittatura fascista. (4-00162)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 27 novembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 077 All'Interrogazione 4-00162
presentata da VENIER Risposta. - L'attuale disciplina normativa delle pubbliche riunioni ruota tuttora, com'è noto, attorno all'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che prevede che di ogni manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico sia dato preavviso almeno tre giorni prima al questore, che per motivi di ordine pubblico potrà impedire la riunione o impartire prescrizioni di tempo e di luogo per il suo svolgimento. Tale norma, riletta alla luce del principio di libertà di riunione sancito dall'articolo 17 della Costituzione, implica che le pubbliche riunioni non soggiacciono ad alcuna specifica autorizzazione ed il loro eventuale divieto per motivi di ordine pubblico deve fondarsi su gravi e concreti elementi di pericolo che giustifichino una così penetrante limitazione di un diritto costituzionalmente garantito. Nel caso richiamato nell'interrogazione, le manifestazioni svoltesi il 25 aprile nell'area di piazza dei Signori a Verona sono state due: la celebrazione di una messa in lingua latina e rito romano antico promossa dal «Comitato delle Pasque Veronesi» ed una contromanifestazione di disturbo organizzata da elementi di area antagonista e dei centri sociali. La messa, indetta da un organismo cui aderiscono anche esponenti della Lega Nord e del Movimento Fiamma Tricolore, era stata regolarmente preavvisata alla locale Questura il 5 aprile precedente. La data del 25 aprile risultava essere stata scelta dagli organizzatori per la concomitanza del 209 o anniversario della conclusione della rivolta veronese del 1797 con la festività di San Marco e non vi era pertanto motivo per ritenere che l'iniziativa potesse avere un esplicito intento di negazione o contestazione dei valori della Liberazione, tale da poter determinare possibili turbative dell'ordine pubblico. Il questore di Verona non ha, pertanto, rilevato cause ostative allo svolgimento della messa, anche in considerazione del fatto che l'iniziativa aveva avuto luogo negli anni precedenti con le medesime modalità. Inoltre, l'orario della cerimonia religiosa non avrebbe interferito con il normale svolgimento delle concomitanti manifestazioni previste per la «Festa della liberazione» che, comunque, non interessavano piazza dei Signori. Delle iniziative in questione era stato informato anche il sindaco di Verona, che nulla aveva rilevato al riguardo. La contromanifestazione dei centri sociali, non preavvisata, si è invece concretizzata in alcuni atti di disturbo da parte di circa 40 dimostranti, alcuni dei quali, oltre a smontare un piccolo palco mobile destinato alla messa, hanno diffuso musica da un impianto di amplificazione, scandito slogan, affisso cartelli di protesta e striscioni, distribuito volantini alla cittadinanza e tracciato scritte con bombolette di vernice spray nella piazza. Per prevenire possibili occasioni di contrapposizione o scontro, le forze dell'ordine hanno ripetutamente tentato di indurre i manifestanti a desistere da azioni che potevano apparire provocatorie, ma gli stessi hanno opposto resistenza, sedendosi e stringendosi con le braccia in concomitanza con l'orario di inizio della messa. Per consentire il sereno svolgimento della manifestazione programmata e tutelare il diritto di riunione ed espressione di entrambi i gruppi, evitando le occasioni di contatto, le Forze di Polizia hanno quindi tentato di allontanare i dimostranti dalla zona delle messa uno per volta, ma alcuni di essi si sono opposti scalciando e colpendo gli agenti, uno dei quali, in questo frangente, ha riportato la frattura composta articolare della scapola destra, giudicata guaribile in 25 giorni. Davanti a questi atti di ostilità, le forze di polizia si sono quindi viste costrette a fare uso dei propri equipaggiamenti di ordine pubblico per il tempo strettamente necessario per contrastare la violenza opposta. La vicenda è comunque all'esame dell'Autorità giudiziaria, alla quale è stata inoltrata comunicazione di reato nei confronti di 27 manifestanti denunciati in stato di libertà per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, lesioni personali aggravate, manifestazione senza preavviso e di altri 6 segnalati per il solo reato di manifestazione senza preavviso. Nel corso dell'azione di polizia giudiziaria non risultano essere state sequestrate né videocamere, né apparecchi fotografici di altro tipo. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.