Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00048 presentata da ZUCCHERINI STEFANO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 13/06/2006

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00048 presentata da STEFANO ZUCCHERINI martedì 13 giugno 2006 nella seduta n.008 ZUCCHERINI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che: da diversi anni, con l'approssimarsi della stagione balneare i numerosi turisti che affollano alcuni tratti della costa tirrenica calabrese sono obbligati a fare i conti con i rifiuti che arrivano sugli arenili a causa delle particolari correnti marine che interessano quei tratti di costa; per molte associazioni ambientaliste, tale fenomeno è da attribuire, tra l'altro, all'illegale consuetudine di numerose navi di scaricare in mare i rifiuti; non è un caso che questo fenomeno aumenti, in modo particolare, nella stagione estiva, interessata da un notevole aumento del traffico marittimo nel basso Tirreno; la diffusa presenza di rifiuti su alcuni arenili del Tirreno calabrese, in modo particolare lungo le coste del Golfo di Sant'Eufemia, rappresenta una minaccia concreta all'ambiente e all'economia di intere comunità; queste pratiche sono la conseguenza del mancato rispetto del decreto legislativo 182/2003 che recepisce la direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta di rifiuti prodotti dalle navi e che introduce, tra l'altro, l'obbligo per le navi di notificare alle autorità portuali la quantità di rifiuti a bordo prima dell'attracco: questa misura, associata ai controlli effettuati nei porti ed a sanzioni adeguate (previsti dal decreto), avrebbe dovuto migliorare notevolmente le possibilità di verificare il rispetto delle norme; a giudizio dell'interrogante, pare modesto, ad oggi, il numero di contravventori colti in flagrante, visto che sembra che gli scarichi vengano effettuati per lo più di notte, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti suddetti; quante siano state le infrazioni sanzionate nel corso del 2005 nel tratto di mare in questione, a carico di quei soggetti che non hanno rispettato il decreto citato; quanti e quali siano i porti del Tirreno meridionale che, in ottemperanza del decreto, si siano dotati di impianti di raccolta dei rifiuti prodotti sulle navi; quanti e quali porti si siano dotati di un piano di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico; se nei suddetti porti esistano modalità codificate di registrazione dell'uso effettivo degli impianti capaci di registrare, tra l'altro, le navi approdate (tipologia e stazza lorda), le navi che hanno conferito i rifiuti e le navi che non hanno conferito i rifiuti (per deroga o esenzione); se esistano modalità di registrazione dei quantitativi dei rifiuti e dei residui conferiti suddivisi per tipologia secondo i codici C.E.R., destinazione (recupero o smaltimento) e quantitativo in metri cubi e tonellate; quali azioni si intenda intraprendere per garantire che le autorità marittime provvedano ad effettuare le ispezioni previste dal decreto; se si intenda avviare un'indagine ministeriale al fine di verificare l'applicazione del decreto nel Tirreno meridionale; se i compiti demandati alle Regioni dal suddetto decreto siano stati rispettati dalla Regione Calabria o, nel caso specifico, dall'Ufficio del Commissario straordinario per l'emergenza ambientale di quella regione; quali misure si intendano adottare per migliorare la raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi, in modo da conseguire effettivamente i risultati auspicati dalla direttiva CE e dal decreto legislativo; quali iniziative si intendano intraprendere per sostenere ed incoraggiare l'attività turistica in una realtà economicamente debole come quella calabrese. (4-00048)

Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 044 all'Interrogazione 4-00048
presentata da ZUCCHERINI Risposta.
- In ordine all'interrogazione indicata in oggetto concernente
l'illegale scarico in mare di rifiuti da parte delle navi, ed il mancato
rispetto del decreto legislativo 182/2003 di recepimento della Direttiva
2000/59/CE relativa alla raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi, si riferisce
che alla Direzione per la protezione della natura di questo Ministero,
non sono pervenute segnalazioni o richieste di interventi per fenomeni
di inquinamento marini interessanti alcuni tratti di costa tirrenica calabrese
cui si fa riferimento nell'atto ispettivo di cui è discorso. Si ritiene
comunque utile esprimere alcune considerazioni generali sull'argomento
e rendere nota l'attività antinquinamento marino. La predetta
Direzione gestisce la struttura di pronto intervento per la tutela dell'ambiente
marino e per la prevenzione degli effetti dannosi alle risorse del mare
da inquinamento derivanti da idrocarburi e altre sostanze nocive. La predisposizione
del sistema di risposta, a livello nazionale, in termini di strutture ed
equipaggiamenti, per gli interventi in caso di inquinamento, è prevista
dall'articolo 4 della legge 31 dicembre 1982, n. 979. Le unità
antinquinamento della Società Consortile Castalia Ecolmar, cui è
stato affidato il servizio, svolgono sostanzialmente due funzioni strategiche: a) la vigilanza e prevenzione antinquinamento lungo le rotte programmate (il
Comandante dell'unità ha l'obbligo di segnalare via radio
alla più vicina Capitaneria di Porto l'unità mercantile
o da diporto che stia illegittimamente scaricando in mare idrocarburi o
sostanze nocive); b) l'intervento in emergenza per la raccolta degli idrocarburi sversati
in mare mediante le speciali apparecchiature di bordo al fine di contenere
per quanto possibile gli effetti nocivi sull'ecosistema marino. La struttura
non ha come obiettivo anche il controllo della qualità ambientale
delle acque marine né è concepita per affrontare gli inquinamenti
di tipo organico-chimico di origine terrestre (così da poter garantire
un equilibrio ottimale, ecologico, ambientale, delle risorse naturali)
poiché gli stessi richiederebbero attività di continuo monitoraggio
dei litorali costieri in vista di successivi e ineludibili interventi a
terra. Bisogna considerare
che l'ambiente nella sua globalità, e nel caso specifico la
risorsa mare, risente sempre più delle crescenti attività
antropiche che agiscono sulla capacità di mantenere gli ecosistemi
esistenti e, quindi, di supportare comunità animali e vegetali ampie
e diversificate. La conoscenza
della capacità di ogni singola componente ambientale (corpi idrici
superficiali, sotterranei, aria, suolo) di interagire con le altre nel
determinare fenomeni di inquinamento è fondamentale per una efficace
tutela dell'ambiente marino e per l'equilibrio delle risorse. A tale necessità
si è cercato di dare risposta finanziando, coordinando e attuando,
in collaborazione con le Regioni costiere italiane, il controllo sugli
ambienti marini costieri (nel sistema introdotto dal decreto legislativo
11 maggio 1999, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 258/2000,
le acque marine costiere sono inserite tra i corpi idrici superficiali
in funzione degli obiettivi di qualità ambientale), attraverso dei
programmi di monitoraggio di durata triennale consistenti nell'organizzazione
di una locale rete di osservazione della qualità dell'ambiente
marino e di un centro nazionale di coordinamento generale e di raccolta
dati. Tali programmi
si pongono l'obiettivo di verificare l'impatto antropico sull'ambiente
marino (verifica sulla dinamica delle popolazioni animali e vegetali e
sui fattori che ne determinano le alterazioni) e costituiscono un importante
strumento conoscitivo per orientare gli enti territoriali verso una politica
rispettosa della natura. Deve tuttavia
rilevarsi che i dati in argomento sono dati con valenza ambientale e non
sanitaria e non sono quindi utilizzabili per valutazioni relative alla
idoneità di tali acque ad uso ricreativo quale quello della balneazione. Alle Regioni
è affidato, tra l'altro, il compito dell'analisi delle
cause che hanno determinato per le acque destinate alla balneazione un'eventuale
superamento dei limiti parimetrici previsti dal decreto del Presidente
della Repubblica 470/82 e successive modifiche ed integrazioni, e della
successiva ricerca dei rimedi adottabili per rientrare nei limiti richiesti
dalla norma. Per le acque
che risultano ancora non idonee alla balneazione, ai sensi del citato decreto
del Presidente della Repubblica 470/82, il decreto legislativo 3 aprile
2006 n. 152 (al riguardo il Consiglio dei Ministri in data 30 giugno
2006 ha approvato in prima lettura un decreto legislativo recante «Disposizioni
integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152»
il quale prevede che le Regioni, entro l'inizio della stagione balneare
successiva alla data di entrata in vigore della parte terza del decreto
stesso, e successivamente con periodicità annuale, comunicano al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
tutte le informazioni relative alle cause della non balneabilità
ed alle misure che intendono adottare. Le Regioni
sono quindi investite della programmazione degli interventi su tali acque;
hanno altresì l'obbligo di giustificare le cause del degrado
e le attività positive per invertire tale tendenza. Le Regioni,
ai sensi del citato decreto legislativo 152/2006, assicurano la più
ampia divulgazione delle informazioni sullo stato di qualità delle
acque e trasmettono all'APAT i dati conoscitivi e le informazioni
relative all'attuazione della parte terza del decreto stesso. L'APAT,
nell'ambito del Sistema informativo nazionale ambientale (SINA), elabora
a livello nazionale le informazioni relative allo stato di qualità
delle acque e le trasmette ai Ministeri interessati. L'ex
Servizio difesa del mare al fine di accrescere l'efficacia degli interventi
di prevenzione e lotta all'inquinamento realizzati sulla base dei
pattugliamenti programmati della flotta convenzionata aveva stipulato due
convenzioni con il Comando generale delle Capitanerie di porto aventi per
oggetto lo svolgimento di specifiche attività di vigilanza marittima
in zone del mare territoriale particolarmente a rischio di inquinamento
o comunque altamente «sensibili» come le aree marine protette
già istituite o in corso di istituzione. In forza delle
citate convenzioni il Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia costiera
- collabora attivamente con la Direzione per la protezione della natura
del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
nelle attività di prevenzione dell'inquinamento marino con
tutti i mezzi navali e aerei disponibili. È prevista
specifica attività di pattugliamento nel mare territoriale e nell'alto
mare adottando altresì, ove se ne ravvisi la necessità, specifici
provvedimenti sanzionatori, ai sensi delle vigenti norme nazionali e internazionali
in materia, al fine delle repressione delle azioni pregiudizievoli alle
risorse marine. Si è
successivamente adottato un unico strumento convenzionale, d'intesa
con il Comando generale delle Capitanerie di porto, finalizzato alla continuità
delle azioni di vigilanza preventiva in mare, all'accrescimento dell'efficacia
delle azioni di intervento antinquinamento nei casi di emergenza, e alla
prosecuzione e potenziamento delle attività di sorveglianza nelle
aree marine protette, tale strumento convenzionale prevede il pattugliamento
in alto mare e nel mare territoriale con ricorso per quel che attiene il
servizio aereo all'attività di scoperta con l'ausilio
di sistemi di telerilevamento. È altresì
prevista un'attività di sorveglianza a tutela e difesa dell'ambiente
marino e costiero ed il monitoraggio delle aree litoranee. Si aggiunge,
anche, che il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
del 13 ottobre 2003 n. 305, modificato con decreto 2 febbraio 2006
n. 113, ha adottato il Regolamento recante attuazione della direttiva
2001/1 06/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 dicembre 2001.
Tale decreto prevede il fermo della nave nel caso in cui vengano riscontrate
da parte del personale ispettivo carenze nella nave che rappresentano un
pericolo per la sicurezza, la salute o l'ambiente; menziona poi il
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 196, entrato in vigore l'8
ottobre 2005, con il quale è stata data attuazione alla Direttiva
2002/59/CE del 27 giugno 2002, relativa all'istituzione di un sistema
comunitario di monitoraggio del traffico navale e d'informazione al
fine «di un ausilio per migliorare la prevenzione e l'individuazione
dell'inquinamento causato da navi»; prevede l'obbligo di
comunicazione preventiva dell'ingresso nei porti italiani delle navi
che trasportano merci pericolose o inquinanti; prevede anche che le navi
nazionali e le navi di bandiera straniera individuate nell'allegato
II, punto I, della legge stessa, che fanno scalo in un porto nazionale,
siano dotate di un sistema di identificazione automatica (Automatic Identification
System - AIS); prevede che le nazionali e straniere, individuate nell'allegato
II, parte II, che fanno scalo in un porto nazionale, siano dotate del registratore
dei dati di viaggio (Voyage Data Recorder - VDR). L'applicazione
della citata direttiva 2000/59/CE, unitamente alla Direttiva 2005/35/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005, relativa «all'inquinamento
provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni»
costituisce «uno strumento chiave nell'ambito della serie di
misure destinate a prevenire l'inquinamento provocato dalle navi»
(punto 13 del considerando di quest'ultima direttiva). L'articolo
4 della direttiva 2005/35/CE prevede che gli Stati membri provvedono affinché
gli scarichi di sostanze inquinanti effettuate dalle navi in una delle
aree di cui all'articolo 3, paragrafo l (acque interne, acque territoriali,
zona economica esclusiva, alto mare), siano considerati violazioni se effettuati
intenzionalmente, temerariamente o per negligenza grave. «Tali violazioni
sono considerate reati dalla decisione quadro 2005/667 GAI, in presenza
delle circostanze previste da tale decisione». Comunque la
problematica degli impianti portuali raccolta rifiuti attiene alle specifiche
competenze del Ministero dei trasporti. In tale ambito,
infatti, il decreto legislativo 182 del 24 giugno 2003, di attuazione della
direttiva CE n. 59/2000, relativa agli impianti portuali di raccolta
per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui del carico, assegna un ruolo
fondamentale alle Capitanerie di porto - Guardia costiera nell'attività
di prevenzione, vigilanza e controllo sull'osservanza degli articoli
7 e 10 della legge stessa. Le Capitanerie
di porto, ai sensi dell'art. 11 del decreto in esame, hanno il compito
di verificare l'osservanza delle disposizioni relative alla fase del
conferimento, dando attuazione al decreto ministeriale n. 305/93 relativo
all'attività di controllo dello stato di approdo. Spetta all'Autorità
portuale o, laddove non istituita, all'Autorità marittima,
il controllo e l'autorizzazione all'espletamento delle operazioni
di carico e scarico, trasporto, deposito e maneggio di rifiuti in ambito
portuale ai sensi del combinato disposto della legge n. 84/94 e decreto
legislativo n. 22/97. Per quanto
riguarda questa Amministrazione in materia di impianti portuali di raccolta
dei rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico si rileva che l'Ufficio
legislativo di questo Ministero è intervenuto più volte sull'applicazione
del decreto n. 182/2003. Così,
ad esempio, con circolare del 2 settembre 2003 n. 6610 ha specificato
che «nelle more dell'adozione dei piani di raccolta di cui all'articolo
5, della realizzazione/adeguamento, anche autorizzativo, degli impianti
e dell'affidamento del servizio al gestore, ove nel porto di giurisdizione
esistano gli impianti come definiti dall'articolo 2, lettera e) ,
questi debbono comunque continuare ad operare, come finora praticato, per
l'accettazione dei rifiuti prodotti dalla nave e dei residui del carico,
soddisfacendo così le finalità rappresentate nell'articolo
1 del decreto legislativo, ed evitando l'abbandono in mare di prodotti
che la nuova legge, derivata da disposizioni comunitarie, considera rifiuti». Con nota UC/2004/661
del 13 settembre 2004 ha chiarito che il decreto legislativo 24 giugno
2003 n. 182 si applica anche alle unità da diporto. In data 29
luglio 2005 è stata emanata la direttiva ministeriaIe GAB/2005/6759/B01
che ha fornito chiarimenti circa l'applicazione del decreto agli scarichi
delle unità destinate alla nautica da diporto. Altri fenomeni,
spesso ricorrenti, percepiti come inquinamento dai bagnanti, dagli operatori,
sono da ricondurre invece a fenomeni naturali e non risultano invece tossici
o inquinanti (esempio mucillagini). Del resto
la stessa Regione Calabria riconosce nella presentazione del progetto «Puliamo
la Calabria» che «non è facile né agevole intraprendere
un'azione politica e amministrativa di risanamento territoriale, in
un contesto di degrado così diffuso e a volte così profondo
da indurci a ritenere che probabilmente ambiente ed emergenza, sono destinati
ad essere binomio indissolubili». La Regione
Calabria inoltre ha attivato altri progetti di tutela ambientale, illustrati
nel proprio sito, quali una commissione di studio (composto da professori
universitari, esperti nel settore dell'ecologia, e della gestione
ambientale) per la gestione integrata delle coste della Calabria con l'obiettivo
dell'uso armonico e sostenibile del litorale calabrese; una campagna
di informazione denominata «occhio alla coste» diretta a monitorare
il patrimonio costiero e marino con osservatorio sulle illegalità
a danno del patrimonio calabrese, arginare l'inquinamento, avviare
una migliore attività di pulizia urbana e delle spiagge, bonificare
i siti inquinati, tutelare il patrimonio marino, paesaggistico e ambientale. Tali interventi
a livello locale unitamente agli interventi disposti a livello nazionale
dovrebbero comportare una maggiore tutela dell'ambiente locale. A livello
degli organi centrali si menzionano: il
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1º giugno 2006
con cui è stato prorogato sino al 31 dicembre 2007 lo stato d'emergenza
ambientale in atto nella regione Calabria in materia di bonifica e risanamento
ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, di tutela
delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione; l'ordinanza
del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 giugno 2006 con la quale
si è disposto che per il superamento dell'emergenza ambientale
summenzionata la Regione Calabria è autorizzata a contrarre mutui
o ad effettuare altre operazioni finanziarie con la Cassa Depositi e Prestiti
ed altri istituti di credito, allo scopo utilizzando, ai fini del relativo
ammortamento la somma di euro 430.000,00 in limiti d'impegno quindicinali
a valere sulle risorse assegnate al Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare dall'articolo 4, comma 176, della
legge 24 dicembre 2005, n. 350. In conclusione,
le sinergie tra i diversi organi preposti alla tutela dell'ambiente
principalmente le Capitanerie di Porto con l'azione integrata delle
Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, dirette al controllo
delle possibili fonti di inquinamento della acque costiere, con repressione
dei comportamenti pregiudizievoli, dovrebbero comportare una maggiore tutela
del patrimonio naturale marino. Per quanto
riguarda lo stato di attuazione del Piano di raccolta e di gestione dei
rifiuti, di cui al decreto legislativo 182/2003, il Reparto ambientale
marino del Corpo delle Capitanerie di porto presso il Ministero dell'ambiente
ha trasmesso una documentazione da cui si evincono a livello nazionale,
gli elementi utili, e conoscitivi della situazione cui l'onorevole
interrogante ha fatto riferimento nella sua interrogazione. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare Pecoraro Scanio



 
Cronologia
lunedì 5 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    A Nassirya, in Iraq, un soldato italiano, impegnato nella missione militare “Antica Babilonia”, perde la vita in un attentato e altri quattro restano feriti.

martedì 13 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Il Senato respinge le tre mozioni presentate dall'opposizione contro la decisione del Ministro dell'Università e della ricerca Mussi di ritirare l'adesione italiana alla dichiarazione etica europea contro la ricerca sulle cellule staminali.

domenica 25 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    26 milioni di elettori (52 % degli aventi diritto) si recano alle urne per esprimere il proprio voto sul referendum costituzionale per la modifica della parte seconda della Costituzione. Il 61,29% degli elettori respinge la modifica.